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  :: Rassegna stampa - Documento

Proteggere il risparmio dovere della democrazia
di Giuseppe Maria Berruti (*)
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 6 marzo 2017

Politica ed economia sono in una condizione particolare. La divisione della politica in tutti i suoi storici agglomerati, scatena il libera tutti. E carica di responsabilità appunto politiche, decisioni che dovrebbero esaurirsi nelle specifiche sedi della amministrazione. Cosi le strategie collettive che debbono riguardare la sostituzione degli schemi novecenteschi, percepiti come inutili, con progetti che affrontino le sofferenze della democrazia, si intrecciano con indagini o con operazioni di mercato che nascono dalla libertà di iniziativa economica, ponendo conflitti innaturali, irrisolvibili. Sta emergendo con forza in questi giorni con la sparizione del modello partito. Il melting che ne deriva è la incomprensibilità. E il bisogno di capire di chiunque non abbia tempo di mettere in fila i particolari, si rifugia nelle semplificazione. Vediamo alcuni punti. Il risparmio è energia da capitalizzare, e spendere poi, per produrre economia. La proposizione suppone che le banche lo custodiscano o ed impieghino al fine di conservarlo ed aumentarlo. Perché il danaro produce naturalmente i suoi frutti, dicono le nostre leggi, mentre i tassi diventano negativi. Dunque i frutti del danaro sono la conseguenza dell'essere esso una ricchezza produttiva di altra ricchezza. Le banche hanno garantito per molto tempo questa funzione imposta dall'art 97 della Costituzione. In un'economia lenta, che procedeva secondo le tecniche e secondo i tempi della negoziazione classica di diritto privato, lo schema ha funzionato.
Poi la tecnologia delle comunicazioni ha eliminato il tempo necessario a superare lo spazio. Ha messo gli uomini tutti insieme intorno ad uno stesso computer. Le contrattazioni non hanno più dovuto attendere che l'accettazione della proposta giungesse, superando una distanza geografica, a conoscenza del proponente per perfezionare il contratto. Il tempo della riflessione, della vigilanza, della valutazione, è stato sostituito dalla ritenuta convenienza a concludere subito, e da quella a moltiplicare con la velocità il numero di contrattazioni. La velocità ha sostenuto forme contrattuali nuove. Come i derivati. Schemi nei quali l'esito di un contratto antecedente è esso stesso prodotto finanziario in quanto oggetto di scommessa. Chi acquista un titolo si cautela dal rischio della perdita acquistando un derivato che scommette su quella perdita. Para il danno possibile con poca spesa, e guadagna poco meno di quanto sarebbe stato senza la spesa del derivato se vince la scommessa principale. Perde il risparmiatore ignaro. La velocità, da sola, è l'opposto della stabilità. Di cui le democrazie hanno bisogno. Senza stabilità, che rende possibile una ragionevole prevedibilità di ciò che accade, nessun detentore di ricchezza pensa al futuro. Ma attua comportamenti difensivi ed egoistici. Le democrazie di mercato rischiano di rimanere vittime delle leggi del mercato. Che leggi non sono. Diventando incapaci di fornire agli associati una ragionevole certezza della loro vita. Le istituzioni finanziarie e quelle di regolazione e controllo dei mercati assumono in questo quadro un rilievo democratico nuovo. Soprattutto le istituzioni indipendenti, create perche il modello ministeriale è apparso nel tempo privo della autonomia necessaria a difendere valori costituzionali storicamente contesi. Il bene risparmio, tra questi, riveste una delicatezza assoluta. Per la diffusione del risparmio, e per la necessità che esso dia vita a forme di previdenza al sicuro dalle scorrerie della speculazione. L'accudimento del risparmiatore è essenziale se posto in essere da istituzioni in grado di operare in modo cogente sulle negoziazioni. La centralità delle grandi istituzioni di questa natura - Banca d Italia e Consob - richiede la capacità e la forza di normare caso per caso. Lo Stato delle programmazioni amministrative ha dato luogo in tutti i Paesi a democrazia di mercato allo Stato del mercato. Consapevole di una realtà complessa nella quale la P.A. è componente dello stesso mercato dentro il quale si creano relazioni di forza che si riconducono a quelle immediatamente politiche. Il diritto alla tutela del risparmio è un diritto di sicurezza, a non aver paura del futuro. È percezione dell'efficacia della democrazia. La insufficienza della protezione del risparmio è ricorrente. Segue ad ogni novità economica o tecnologica. L'aggressione viene prima della difesa. La adeguabilità delle regole al mutare dei rischi è l'antidoto. L'Italia come altri Paesi, deve ancora comprendere del tutto, a mio avviso, la lezione delle cose. Occorre, con assoluta umiltà di fronte alla grandezza del problema, cambiare molto.

(*) = L'autore è commissario Consob ma esprime in quest'articolo posizioni personali.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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