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«Pronti a prestare, ma i piani industriali dovranno essere più che convincenti»
di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 15 settembre 2014

«Ci sono prenotazioni cospicue di banche italiane per i finanziamenti Tltro della Bce. Ma perché ciò si traduca in effettivi prestiti occorrerà anche qualcos'altro: buone domande, ovvero domande con buoni piani industriali da parte delle imprese». Messi i paletti sui limiti intrinseci della nuova forma di finanziamento del mondo produttivo da parte della Banca Centrale Europea, il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, è però ottimista sulla possibilità che ha l'Italia di riagganciare la ripresa: «Il 2015 si presenta con tutte le premesse per essere una buona annata per l'economia italiana».
Dottor Patuelli, la domanda è d'obbligo: il cavallo (cioè le imprese) berrà l'acqua che la Bce metterà a disposizione? E le banche italiane si impegneranno a fornire quest'acqua? Gli ultimi dati dicono purtroppo che a luglio i prestiti alle imprese sono diminuiti di 11 miliardi rispetto al 2013.
«Sull'impegno degli istituti italiani non ho alcun dubbio. So che hanno fatto cospicue prenotazioni sulla Tltro. Ma è opportuno precisare che il cavallo deve anche mostrare di voler fare investimenti e di avere le qualità per chiedere l'acqua. È opportuno evitare equivoci: se ci sono imprese in gravi situazioni di sofferenza segnalate alla Centrale rischi della Banca d'Italia, non avendo più il merito creditizio non l'acquisirebbero certo in termini miracolosi con la Tltro. Il problema è quindi se si ha o non si ha il merito creditizio. Inutile che io ricordi qui che in Italia è in vigore una norma penale che impedisce alle banche – secondo una sentenza della Cassazione a sezioni riunite – di erogare credito a chi non è in grado di restituirlo».
Quindi almeno sull'impegno delle aziende creditizie si può star sicuri?
«Assolutamente sì. Guardi, io so che gli istituti di credito stanno di nuovo rincorrendo i clienti, come prima della crisi. Alcuni hanno persino fatto delle pre-offerte di credito ai loro clienti e so che si stanno facendo concorrenza fra di loro. È un fatto nuovo dopo anni di crisi. Ma ci sono anche altri segnali di svolta».
Quali?
«Nel 2014 sono aumentati i mutui erogati alle famiglie. Ciò testimonia che, quando ci sono "buone" domande di credito, i mutui crescono. Le banche oggi hanno più capienza sia di liquidità che di patrimonio. Purtroppo, però, la Tltro non riguarda i prestiti ipotecari, che sono rimasti esclusi per la paura della Bce che alimentassero nuove bolle immobiliari».
Però, in qualche modo, un effetto indiretto sulla capacità di erogare mutui potrebbe esserci, no? Se la banche, con la Tltro, avranno più liquidità da erogare alle imprese, si libereranno risorse anche per i prestiti casa.
«Sì, è così. Si libererà liquidità per i mutui, in termini indiretti. Ma vorrei anche aggiungere qualcosa sulle banche, che in questi anni si sono rafforzate facendo grossi sacrifici e oggi si presentano all'appuntamento della Tltro con le carte in regola».
E cioè?
«In questi anni sono state introdotte delle normative internazionali che penalizzano le banche per i prestiti che si deteriorano, costringendole ad accantonare nuovi fondi. Negli ultimi sei anni, a partire dalla crisi, le banche in Italia hanno fatto aumenti di capitale per oltre 40 miliardi, di cui ben 10 nel solo 2014. Si tratta di cifre imponenti, corrispondenti a più di una manovra finanziaria dello Stato. Questi aumenti sono stati sottoscritti soltanto da privati e hanno comportato e comporteranno rilevanti mutamenti degli assetti azionari. La rivoluzione bancaria è in atto: nelle prossime assemblee di rinnovo degli organi di governo degli istituti di credito si registreranno le ultime modificazioni nelle composizioni azionarie».
Torniamo alla Tltro. Visto il costo quasi zero di questi prestiti dati dalla Bce alle banche (perché li riversino sul mondo produttivo), finalmente le imprese vedranno tassi più bassi anche in Italia?
«Vorrei essere chiaro. In Italia ci sono sostanzialmente due "spread". Uno riguarda il differenziale tra raccolta e impieghi che oggi è di circa due punti percentuali e va a remunerare principalmente il costo del rischio e della struttura. Ma bisogna anche tener conto del secondo "spread", il differenziale tra Italia e Germania, che adesso è intorno ai 140 punti. Mettendo assieme questi due "spread" e tendo conto dell'euribor oggi a 0,20 ne risulta che il costo del credito non dovrebbe essere inferiore al 3,60 per cento. E invece, oggi, si trovano anche mutui a tasso inferiore (variabile). Perché le banche operanti in Italia si accollano una parte dello "spread" Italia-Germania. Comunque, in ogni caso, va ricordato che la disponibilità di fondi Tltro non è illimitata ma riguarda al massimo il 7 per cento degli impieghi effettivi di ciascuna banca al 30 aprile 2014».
Parliamo delle imprese. È così difficile trovare quelle che vogliano e che abbiano la capacità – i "buoni piani industriali" come dice lei - di fare investimenti?
«Partiamo da un dato di fatto più generale. Oggi in Italia abbiamo una carenza di sana domanda per investimenti. Confidiamo nel fatto che lo Sblocca Italia da una parte metta in moto opere pubbliche e dall'altra induca le imprese private a fare nuovi investimenti. Ma io penso che ora possiamo essere alla vigilia di una nuova fase».
Più positiva?
«Sì. E le spiego perché. Ci sarà un rilancio delle opere pubbliche che a loro volta metteranno in moto una serie di meccanismi virtuosi. I consumi dovrebbero ripartire: gli 80 euro sono stati criticati ma c'è bisogno di tempo perché la gente si senta tranquilla e ricominci a spendere. Inoltre, non avremo sempre la sfortuna di una stagione turistica estiva balorda come quella appena trascorsa: non crede che se le condizioni meteorologiche non fossero state avverse forse quel meno 0,2 per cento delle presenze turistiche in agosto non ci sarebbe stato? Facciamo ancora un passo avanti e cosa vediamo nel 2015? L'Expo di Milano, che attirerà grande attenzione verso l'Italia, com'è dimostrato dai dati di altri paesi che hanno avuto questa manifestazione. In più l'Italia offre adesso, con l'Alta Velocità ferroviaria da Torino a Salerno, un'infrastruttura di mobilità efficiente che indurrà molti a spostarsi da una città all'altra».
Possiamo essere ottimisti, dunque, sulla ripresa?
«Io sono ottimista. E il mio non è un ottimismo di facciata, ma un ottimismo della volontà e anche del realismo perché vedo che le opportunità ci possono essere. Gli italiani devono imparare a uscire da questa profonda crisi di sfiducia generale, indotta da troppi anni di crisi».

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