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  :: Rassegna stampa - Documento

Prestiti, tempi sempre lunghi le aziende individuali frenano
di Sibilla Di Palma
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 25 aprile 2016

Le imprese italiane sono sempre più propense a chiedere prestiti per finanziare la crescita, anche se si trovano a fare i conti con una posizione dell'offerta che resta prudente. Secondo l'ultimo Barometro Crif, nel primo trimestre di quest'anno, il numero delle richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentato dalle aziende alle banche rispetto allo stesso periodo del 2015 ha visto un aumento del 5,2%. A registrare la migliore performance sono state le società di capitale (+6,8%), mentre si è mostrata più contenuta la domanda da parte delle imprese individuali (+2,9%). «Le prime - sottolinea Simone Capecchi, executive director di Crif - stanno infatti ripartendo con maggior vigore e hanno ripreso fiducia verso il futuro perché sentono di potersi impegnare nei confronti degli istituti di credito senza grossi problemi nel ripagare i finanziamenti». Mentre le ditte individuali, aggiunge, «sono più legate all'andamento dell'economia locale e ai consumi da parte delle famiglie, che ancora scontano comportamenti improntati a una certa prudenza. Motivo per cui mostrano più cautela e preferiscono posticipare a momenti più favorevoli gli investimenti». Un trend che emerge anche dai dati sull'importo medio richiesto, con le società di capitale che mostrano valori più simili a quelli del 2008, quindi alla fase pre-crisi. Nei primi tre mesi del 2016, infatti, l'importo medio si è attestato a 107.207 euro a fronte degli 86.659 euro del primo trimestre del 2009 e dei 124.318 euro del 2008. Resta invece sostanzialmente invariato rispetto al 2009 quello richiesto dalle ditte individuali (attorno ai 32mila euro, contro i circa 42mila euro del 2008). Per Giovanni Di Corrado, componente del centro studi della Confimprenditori, occorre comunque sottolineare che oggi «le piccole e medie imprese trovano più facile accedere al credito grazie al meccanismo dei Confidi (consorzi e cooperative che offrono garanzie a favore delle imprese, ndr) e questo ha portato a un aumento delle richieste». Domanda che resta però ancora frenata da un sistema farraginoso: «Nel momento in cui le aziende fanno una richiesta di affidamento per ottenere un riscontro, sia in positivo che in negativo, trascorrono in media tra i tre e i quattro mesi. Un lasso di tempo troppo lungo (che a volte può arrivare anche ai sei mesi) se si devono fare degli investimenti». Se, infatti, negli anni di crisi la domanda nasceva da necessità di sostentamento, oggi, aggiunge Capecchi, «è spinta invece dall'esigenza di finanziare la crescita». Tornando all'indagine, a livello regionale, la Lombardia ha visto l'aumento più robusto (+11,8%), seguita dal Piemonte (+8%) e dal Trentino Alto Adige (+7,4%). Mentre le imprese hanno mostrato un atteggiamento più prudente in Valle d'Aosta, dove le richieste hanno visto una contrazione del 9,8%, e in Friuli Venezia Giulia (-7,3%). Sul fronte dell'importo medio richiesto, il primato spetta al Trentino Alto Adige (con 197.754 euro), seguito dal Lazio (110.284 euro). A chiudere la classifica come fanalino di coda è la Valle d'Aosta, con soli 36.924 euro. Se questa è la situazione della domanda, più incerto è il quadro dell'offerta. Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi dall'Abi, i prestiti alle imprese e alle famiglie sono rimasti sostanzialmente invariati a marzo (+0,06% su base annua, dopo il +0,13% di febbraio). Secondo Capecchi, lo scenario per i prossimi mesi dovrebbe comunque migliorare, sulla scia di un clima più fiducioso e del Quantitative easing (ossia, l'acquisto di titoli di Stato e di altre attività finanziarie dagli istituti di credito da parte della Bce per incentivare i prestiti bancari verso le imprese e far crescere l'inflazione). A favore dovrebbe infine giocare il calo delle sofferenze nette in pancia alle banche (secondo dati Abi, a quota 83,1 miliardi di euro a febbraio, in discesa di 500 milioni rispetto agli 83,6 miliardi di gennaio) «che dovrebbe meglio predisporle alla concessione dei finanziamenti», conclude.

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