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Popolari e casse non quotate arriva il nuovo borsino per evitare altri casi Vicenza
di Franco Vanni
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 15 maggio 2017

Forse in ritardo e con grande prudenza, una decina di banche popolari e casse di risparmio si preparano alla prova del mercato. I soci che hanno in mano pacchetti di azioni, e che non riescono a vendere nei borsini interni, sperano di potere portare a casa almeno parte dei soldi che negli hanno investito in titoli divenuti illiquidi dopo il panico seguito alla risoluzione di Etruria, Marche, Ferrara e Chieti nel novembre 2015. Due gli istituti che da oggi alle 9 rinunceranno a definire il prezzo delle proprie azioni: la Cassa di risparmio di Ravenna e la controllata Banca di Imola. I titoli non saranno scambiati in Borsa, ma sulla piattaforma Hi-Mtf. Un borsino digitale controllato, in cui il prezzo di scambio è contenuto entro bande di oscillazione fisse, per arginare il crollo di valore che si ha quando troppi vendono e pochi sono disposti a comprare. Una strada già tentata, fra le altre, dalla Banca di Valsabbina e da Banca Sella, che partecipa alla proprietà di Hi-Mtf Sim, la società che possiede la piattaforma. Una strada che, introducendo trasparenza nei prezzi, impedirà in futuro l'emersione di altri casi Popolare Vicenza, i cui azionisti alla fine scoprirono che i loro titoli, tenuti artatamente alti e non negoziabili, non valevano più nulla. Tornando alla piattaforma Hi-Mtf, per Ravenna e Imola i prezzi di partenza (probabilmente ottimistici, visto che già nelle prossime settimane potrebbero accumularsi gli ordini dei venditori) sono stati definiti venerdì scorso. Per quanto riguarda Ravenna – banca ben gestita e che fa utili ma inchiodata da un rapporto prezzo / valore di libro superiore a 1 – gli ordini di vendita riguardano 7mila azioni. Una corsa bilanciata, si fa per dire, da un unico ordine in acquisto di 20mila titoli, inserito poco prima dell'apertura, e che ha consentito di mantenere il prezzo iniziale di 18 euro. Poca liquidità ha senz'altro l'azione della controllata Imola, dove chi vende lo fa a 12,80 euro. Sul piatto ci sono 3mila azioni, per un valore di oltre 30mila euro. Ma dalla parte del compratore, le richieste di acquisto languono. Secondo il meccanismo di Hi-Mtf, nei prossimi due mesi i prezzi, in carenza di compratori, potranno essere rivisti al ribasso dell'8 percento, avvicinandosi a valori in grado di sollecitare la domanda. Tecnicamente, comprare è facile. Sono pochi gli istituti (il caso più vistoso è Unicredit) che non mettono a disposizione la piattaforma di acquisto. Ma non è escluso che se la corsa delle banche del territorio a quotarsi su Hi-Mtf dovesse crescere, anche in piazza Gae Aulenti possano farci un pensiero. Finora lo strumento è servito per lo più a scambiare obbligazioni. Ma nei prossimi mesi molte decine di istituti potrebbero approdare, anche in considerazione del fatto che le stesse banche possono acquistare azioni proprie, nel tentativo di mantenere il titolo liquido. L'impulso ad aprirsi al mercato viene da Consob, che nello scorso ottobre ha formalizzato l'invito a lasciare che siano domanda e offerta a determinare il prezzo delle azioni. Un modo per riattivare gli scambi, certo, ma in prospettiva anche una diga al rischio che azionisti e obbligazionisti siano chiamati a sostenere il peso del salvataggio di istituti decotti. C'è poi la necessità di arrivare preparati all'entrata in vigore della Mifid 2, che fra l'altro equiparerà il collocamento in filiale di prodotti finanziari al pubblico retail alla prestazione di un servizio di consulenza di base. Dopo Ravenna e Imola, nei prossimi mesi sbarcheranno su Hi-Mtf i titoli di un'altra decina di istituti. Le più dimensionate sono Volksbank – per cui la quotazione è attesa entro l'estate - e Popolare di Bari, che sconta un rapporto prezzo / valore di libro di 1,1. Le azioni, al momento illiquide, non hanno ancora un prezzo definito. Il recesso stabilito nello scorso dicembre potrebbe subire ribassi anche significativi. In una situazione simile è un'altra popolare del sud, Puglia e Basilicata, per la quale secondo Andrea Cattapan, dell'ufficio Studi e ricerche di Consultique, «come per Bari, non vi è solo un problema di valutazione, con il rapporto prezzo/valore di libro che raggiunge l'unità, ma anche di un alto livello di crediti deteriorati rispetto al patrimonio netto». Gli azionisti delle banche che si preparano ad aprirsi al mercato studiano i casi di chi su Hi-Mtf c'è già. Come l'emiliana Cassa di Risparmio di Cento. O la bresciana banca di Valsabbina. Quotata dallo scorso luglio, dopo una serie di dolorosi (per chi vende) aggiustamenti, la banca bresciana ha visto stabilizzarsi il prezzo poco sotto i 6 euro, metà degli 11,2 a cui l'azione veniva proposta inizialmente. Ma la prospettiva della vigilia sembrava forse peggiore. Nel 2016 il valore delle azioni della Valsabbina, incedibili nel borsino interno, erano arrivate a perdere il 60 percento del valore. Oggi il volume di scambi si è assestato a 150mila euro a settimana, e l'azione quota a circa metà del proprio patrimonio netto. Nel caso di Banca Sella, sul borsino Mtf da febbraio 2016, si è avuta una fase di recupero negli scambi fino a metà anno (in linea con gli andamenti dei titoli bancari in Borsa), poi la mole delle transazioni si è ridotta. Oggi i prezzi sono ai livelli minimi. La pressione in vendita aumenta, mentre gli ordini di acquisto latitano. Da rimarcare, secondo Cattapan, il fatto che «i multipli di molte banche non quotate rimangono decisamente sopra la media di sistema. Non è solo un problema di patrimonio, che in molti casi mostra valori in rafforzamento. A pesare è soprattutto una redditività che stenta a ripartire e rimane su livelli sacrificati, a causa di elementi contingenti. A partire dai tassi ancora bassi. Ma anche delle svalutazioni che annualmente gli istituti sono costretti a fare in bilancio». Alcune banche devono la paralisi dei borsini interni alla valanga di crediti in sofferenza che pesa sui conti. È il caso delle casse di risparmio di Rimini e San Miniato. Per entrambe il rapporto fra sofferenze e patrimonio netto supera il doppio. Uno stallo senza uscita, al punto che – più che un'improbabile quotazione – lo sbocco sembra essere un'imminente acquisizione. In prima fila, fra chi sarebbe pronto a incorporare le due banche, c'è Cariparma/Credit Agricole. I casi di borsini interni che, al riparo del mercato, continuano a funzionare, ci sono. Gli azionisti della Banca di Piacenza continuano a scambiare titoli. E per quanto riguarda la Cassa di risparmio di Asti, con un incoraggiante valore p/bv di 0,86, passano di mano azioni per 100mila euro a settimana. Un risultato ottenuto lasciando che il prezzo sia definito dal rapporto fra venditori e compratori, senza impuntature su valori irreali. Gli azionisti in uscita hanno accettato di rinunciare al 60 percento del valore nominale dei titoli dalle quotazioni massime, pur di liberarsene. Seguendo l'esempio, altre banche hanno deciso di adeguarsi alle indicazioni della Consob puntando sul borsino interno, senza quindi appoggiarsi a operatori terzi, come Banca Etica e le popolari del Frusinate e di Cortona, oltre alla Banca Agricola di Ragusa.

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