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Pochi soldi, finanza al bilancino: l'azienda nelle mani del tesoriere
di Sibilla Di Palma
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 15 dicembre 2014

La sfida più grande è riuscire a fare di necessità virtù. Con il credit crunch che non abbandona la scena, le imprese italiane sono chiamate a massimizzare le risorse finanziarie che hanno in casa, migliorando la propria visibilità agli occhi degli istituti bancari con i quali intrattengono rapporti di lungo periodo. Uno scenario che pone in primo piano l'importanza della tesoreria aziendale, chiamata quotidianamente a individuare il miglior equilibrio tra le fonti disponibili in azienda e gli impieghi sui quali investire. Infatti, nonostante l'azione straordinaria della Bce, che nei giorni scorsi ha realizzato la seconda asta di Tltro (Targeted Long Term Refinancing Operation), per indurre le banche europee a prestare denaro alle imprese, la situazione resta difficile. A settembre i prestiti alle società non finanziarie sono calati del 3,3% rispetto a un anno prima (a sua volta in calo rispetto al passato), complice l'aumento delle sofferenze bancarie, cresciute del 19,7% nel confronto a dodici mesi. In sostanza, la liquidità sui mercati finanziari non manca, ma gli istituti di credito non si fidano a prestare denaro per il timore di non vederselo restituire. La situazione è difficile soprattutto per le Pmi, per loro natura meno robuste delle grandi organizzazioni, e quindi più esposte alla congiuntura negativa. Nel 2013 i Confidi che aderiscono a Fedart (la federazione nazionale unitaria dell'artigianato, promossa da Cna, Confartigianato e Casartigiani) hanno erogato solo 5 miliardi di euro, uno in meno del 2012, e la tendenza al ribasso sta proseguendo anche nell'anno in corso. Né la situazione sembra destinata a invertirsi a breve, a leggere la stima riportata sull'ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria curato dalla Banca d'Italia: «I prestiti alle società non finanziarie dovrebbero diminuire anche nel 2015, seppur con un'intensità progressivamente decrescente». Se si considera che in altri Paesi europei la fase espansiva è ormai in atto da diverso tempo — pur senza raggiungere i livelli pre-crisi — emerge chiaramente la fragilità del sistema imprenditoriale italiano, incentrato sulla netta prevalenza di Pmi. «Le debolezze sistemiche riguardano la bassa dimensione del fatturato medio e la sottocapitalizzazione, l'eccessiva tempistica dei tempi di pagamento, nonché la diffusa sovraesposizione verso forme tecniche di indebitamento a breve», spiega Francesco Gatto, responsabile area finance della business school Cuoa. «Con l'arrivo della recessione, è finita la stagione dell'accesso al credito facile e la situazione si è fatta particolarmente dura. Né si può sperare in un miglioramento a breve, alla luce delle nuove regole di Basilea 3, che impongono alle banche una virtuosa maggiore patrimonializzazione, di fatto spingendole a un'ulteriore attenzione verso il rischio di credito, tale da generare una segmentazione tra imprese "meritevoli", che continueranno ad avere accesso al credito, e quelle "eccessivamente rischiose", che incontreranno invece maggiori problemi». Alla luce di questo scenario, alle aziende non resta altra strada che dedicare una maggiore attenzione alla razionalità delle scelte finanziarie. Un ragionamento che investe gli aspetti della comunicazione al mercato, ma anche la sostanza, con la necessità di un approccio più razionale alla struttura del debito e agli investimenti. Il tema prioritario diventa, quindi, assicurare una corretta gestione dei flussi di cassa per evitare affanni: «Prima ancora di chiedersi quanto credito si può ottenere, occorre comprendere la propria capacità di restituzione annua, in modo da assicurare la sostenibilità dei finanziamenti ricevuti», aggiunge Gatto. Compiti che vedono proprio la tesoreria svolgere un ruolo centrale nelle scelte aziendali, nella misura in cui riesce ad anticipare i fabbisogni e a ottimizzare le decisioni strategiche. Il fattore tempo è cruciale: «Il budget economico deve dimostrare la redditività annuale, ma il budget finanziario deve avere un dettaglio almeno mensile — spiega l'esperto —. All'interno della pianificazione finanziaria, la programmazione di tesoreria si pone l'obiettivo di prevedere la situazione di liquidità nel brevissimo termine (da pochi giorni a pochi mesi) e va rivista giornalmente». Il monitoraggio diventa quindi essenziale per evitare di fare il passo più lungo della gamba e richiede una serie di analisi, che vanno dal monitoraggio dei rischi liquidità alla definizione delle tempistiche e della modalità di incasso e pagamento, dalla gestione dei rapporti con le banche (soprattutto alla luce dell'atteso consolidamento tra le banche italiane, che potrebbe rendere più ostica la tendenza ad avere rapporti con una pluralità di istituti di credito) all'ottimizzazione del profilo rischio/rendimento della liquidità in cassa. Proprio la delicatezza e la complessità delle mansioni da svolgere spiegano l'evoluzione della tesoreria, che negli ultimi anni ha acquisito una centralità crescente negli organigrammi aziendali, trasformandosi da centro di costo in centro di servizio e, quindi, in motore per garantire valore aggiunto al business. Nelle organizzazioni più grandi vi sono team compositi che si dedicano a tempo pieno a queste attività, mentre nella realtà più piccole spesso si affida la gestione a consulenti esterni (in primis i commercialisti). A prescindere dal modello adottato, un ruolo centrale è svolto dagli applicativi informatici, che consentono di integrare il controllo di gestione tradizionale (analisi costi e marginalità) con strumenti per il monitoraggio dei flussi monetari. A patto di saperli utilizzare al meglio.

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