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Più credito alle Pmi per accelerare la crescita
di Giovanni Ajassa (Direttore del Servizio Studi, BNL Gruppo BNP Paribas)
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 11 settembre 2017

La narrazione va cambiata. Senza montarsi la testa, ma dopo i dati positivi di Pil usciti in estate la storia di un'Italia senza crescita non regge più. Qualcuno, prudente, parla di crescita povera. Si potrebbe altrimenti definirla una crescita sobria, che dimostra di saper far uso di risorse scarse e di aiuti esterni alquanto limitati. Una crescita sobria, che merita attenzione nei suoi aspetti di forza e nei suoi limiti. Guardando avanti, alla stagione autunnale dei budget per l'anno a venire, dei piani di azione dei governi e dei progetti di investimento delle imprese, dalle grandi aziende alle unità di minore dimensione. Con i comunicati diffusi in agosto e settembre l'Istat ha fissato i numeri del ritorno della crescita italiana su misure non più così distanti da quello che è il ritmo europeo di sviluppo. Se nell'estate del 2016 il nostro +0,8% era la metà esatta dell'aumento annuo del Pil dell'eurozona, oggi il nostro +1,5% corrisponde ai due terzi della crescita dell'unione monetaria. Il miglioramento della performance economica dell'Italia appare distribuirsi su tutte le principali componenti, dagli investimenti, ai consumi e alle esportazioni. Nella fisiologia di una ripresa relativamente bilanciata, anche l'accelerazione dell'import non rappresenta un fattore di rischio visto che gli aumentati acquisti dall'estero contribuiscono in buona misura a soddisfare una ritrovata domanda di beni strumentali e, quindi, di investimenti. Bene in quanto consistente ed estesa. Ma una crescita tendenziale di un punto e mezzo o più potrà durare? Statisticamente le basi ci sono, se si guarda ai ritmi congiunturali di espansione che nei conti dell'Istat segnano ora un +0,4 per cento in ciascuno degli ultimi tre trimestri. Se un analogo incremento fosse mantenuto anche nel prossimo anno e mezzo, l'Italia non avrebbe difficoltà a consolidare il ritrovato punto e mezzo di crescita annua nel 2017 e nel 2018. Per riuscire nell'intento l'economia italiana potrà contare in una qualità per lungo tempo nascosta ed oggi più visibile. Quella di saper crescere con poco. Oggi l'Italia torna a crescere a ritmi compresi tra l'uno e il 2% dopo cinque anni in cui il nostro deficit pubblico è stato in media di qualche decimo inferiore al tre per cento del Pil, meno della metà del 6% di rapporto segnato dalla Spagna e al di sotto dei quasi quattro punti rilevati per la Francia. Nei prossimi trimestri sia la Spagna sia la Francia dovranno confrontarsi con la sfida di un non più rinviabile rientro dalla procedura per deficit eccessivo. Anche per l'Italia il confronto con l'obiettivo di ulteriori riduzioni dei deficit pubblici non sarà facile, ma in una situazione di ben più lunga consuetudine all'esercizio di correzioni al ribasso e di aggiustamenti mirati dei conti. Potremo far tesoro della capacità di crescere con poco, con riguardo ai debiti pubblici e ai finanziamenti privati. Se oggi il Pil italiano cresce grosso modo quanto il Pil francese, a luglio i prestiti alle società non finanziarie aumentano sull'anno di meno dell'un per cento in Italia mentre crescono di ben cinque punti percentuali in Francia. In Italia, al netto delle sofferenze, negli ultimi cinque anni i prestiti vivi alle imprese sono calati di circa duecento miliardi, di cui quaranta nel segmento delle piccole imprese. Nello stesso tempo i depositi delle imprese sono aumentati di una novantina di miliardi. La macchina della crescita si è rimessa in moto utilizzando molte meno risorse, proprie o prese a prestito. L'auspicio, guardando avanti, è che il consolidarsi della ripresa e della fiducia possa ridare tono alla domanda di nuovo e buon credito e favorire l'accelerazione dello smaltimento degli Npl, i crediti deteriorati dal decennio di crisi. Un rilancio del flusso di risorse finanziarie a disposizione degli investimenti delle imprese, a partire dalle piccole imprese, rappresenterà un fattore essenziale di sostegno della congiuntura nei trimestri a venire: ciò in un contesto dove la tendenza al rafforzamento del cambio dell'euro costituirà un elemento quantomeno di attenzione, come ha autorevolmente sottolineato il Presidente della Bce. Le piccole imprese sono attori fondamentali nel dinamismo e nello sviluppo di un'economia, ma la disponibilità del credito per le piccole imprese è penalizzata dall'insufficiente solidità delle "credit histories" delle aziende di minore dimensione. Il punto è stato autorevolmente sollevato, non più tardi di qualche settimana fa, da Janet Yellen, Presidente della Federal Reserve al summit annuale di Jackson Hole. Non meno che in America, anche in Italia occorre che la nuova narrazione della crescita sobria non dimentichi il ruolo delle piccole imprese. Per innescare innovazione e opportunità di lavoro, specie per i giovani. Per proseguire nell'allentamento del vincolo finanziario intrapreso con successo lungo la via che va dai mini-bond ai Pir. Per passare dal crescere con poco al crescere per molti.

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