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  :: Rassegna stampa - Documento

Patuelli (Abi): «Grandi e assai onerosi gli sforzi per salvare i 4 istituti del Centro Italia»
a cura della Redazione
Il Sole 24 Ore
Lunedì 23 novembre 2015

Le banche italiane per salvare i quattro istituti del Centro assumono «grandi e assai onerosi sforzi» che «si assommano ai costi della crisi e agli sforzi di rafforzamento patrimoniale per sostenere la ripresa». Lo sottolinea il Comitato di Presidenza dell'Abi al termine di una riunione straordinaria convocata dal presidente, Antonio Patuelli, per esaminare il decreto e la soluzione messa a punto da Governo e Bankitalia nel weekend. Al Comitato di presidenza è intervenuto Carlo Messina, a.d. di Intesa Sanpaolo, che «ha approfondito gli aspetti giuridici e tecnici della complessa operazione di risoluzione», scrive l'Abi.
L'Abi aggiunge che gli sforzi delle banche sono avvenuti sempre senza «alcun aiuto di Stato o comunque pubblico a differenza di quanto avvenuto ed ancora avviene in altri paesi europei».
Patuelli, auspico vendita e aggregazioni 4 salvate. Per le 4 banche salvate attraverso il Fondo di Risoluzione con fondi privati, il presidente del'Abi Antonio Patuelli auspica una vendita tramite procedura d'asta in tempi rapidi in modo che vengano aggregate ad altri gruppi italiani o esteri. Si tratta delle «aggregazioni più urgenti in questo momento» e che vanno distinte dai casi Mps o dei due istituti veneti (Popolare Vicenza e Veneto banca). Patuelli ha ricordato come «è importante che il piano di salvataggio permetta alle banche ad Arezzo, Chieti, Ferrara e Jesi di aprire oggi il portone e che si sia evitato il bail in dei depositanti». Il presidente Abi ha rilevato che le aggregazioni o cessioni dei 4 istituti non sono avvenute nei mesi scorsi per mancanza di compratori reali «altrimenti non avremmo dovuto salvarle» ma ora grazie agli strumenti messi in campo con la risoluzione come la bad bank nella quale confluiranno le loro sofferenze «spero ci siano dei soggetti interessati». Operazioni che «spero avvengano con il minor impatto possibile sui dipendenti».
Crescita sotto l'1% per gli impieghi nel 2015. Gli impieghi delle banche italiane cresceranno quest'anno ma un po' sotto le previsioni non riuscendo a superare l'1% mentre per le sofferenze il 2016 sarà ancora un anno difficile e una inversione di tendenza è attesa per il 2017. L'Associazione bancaria italiana ha fatto il punto in un seminario a Ravenna. «Per gli impieghi, nei dati di luglio che aggiorneremo a dicembre, avevamo previsto una crescita un pò superiore all'1% a fine anno; in realtà ci aspettiamo che a fine anno saremo su un valore positivo ma inferiore all'1%» (atteso a +0,8%), ha spiegato Gianfranco Torriero, vice direttore generale dell'Abi. «Per le sofferenze, invece, riteniamo che nel 2017 si potrebbe verificare una prima inversione sulla dinamica di stock» passando dal 10,8% atteso quest'anno al 4,1% del 2016 e al -1,2% nel 2017. Torriero ha sottolineato come «la crescita degli impieghi è molto più correlata all'economia reale e ci attendiamo un rapporto impieghi/pil invariato nei prossimi anni». Ed ha evidenziato come si rilevino primi segnali positivi anche nei finanziamenti alle imprese.
Nei primi 9 mesi, i nuovi finanziamenti alle imprese sono cresciuti del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2014 (dati di un campione di 78 banche che rappresentano circa l'80% del mercato) e i dati dei primi 10 mesi confermeranno questa tendenza.
I nuovi finanziamenti per l'acquisto di immobili hanno registrato un incremento annuo del +92,1% sempre nei primi 9 mesi del 2015 rispetto al medesimo arco temporale dello scorso anno.
Entro l'anno aumento cessioni sofferenze. Entro la fine dell'anno e la «chiusura dei bilanci» ci «sarà un aumento» delle cessioni dei crediti deteriorati da parte delle banche italiane. Lo ha affermato il presidente dell'Abi nel corso dell'incontro a Ravenna. «Operazioni in questi mesi - ha spiegato - ci sono comunque state e, a parte le grandi, hanno coinvolto anche banche di minori dimensioni». Per l'Abi nonostante le sofferenze continuino a crescere si osserva comunque rallentamento del trend. Una inversione di tendenza anche dello stock, secondo il vice dg dell'associazione Gianfranco Torriero, avverrà solo a partire dal 2017. In particolare a fronte del 10,8% di quest'anno si dovrebbe arrivare al 4,1% nel 2016 per poi passare a -1,2% nel 2017.
Sabatini: la sfida difficile è la redditività. «Il problema dei problemi per il settore bancario in Europa, e anche in Italia - ha evidenziato il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini - è il ritorno alla redditività. Questo è correlato al terremoto regolamentare e alla rivoluzione digitale in uno scenario inedito con tassi di interesse pari a zero e che addirittura stanno diventando negativi. Se guardiamo nell'orizzonte temporale da un po' prima della crisi (2006) al 2015 la redditività a livello di Roe si è quasi dimezzata: da un 12% arriviamo a circa un 7% di redditività». Con il nuovo quadro normativo, ha spiegato Sabatini, il capitale richiesto alle banche è quasi raddoppiato, ma il costo del capitale sul mercato non si è ridotto, ha spiegato Sabatini, ponendo un problema di sostenibilità dei modelli sul lungo periodo. Ma ci sono comunque segnali di recupero di redditivià. Tuttavia, è emerso nel corso del seminario, che con la maggiore dotazione del patrimonio di vigilanza prevista da Basilea 3, si dimezza l'entita' dei finanziamenti erogabili.
Prevedibili nuovi nuovi esuberi da fusioni. L'occupazione non crescerà. «Per l'occupazione nel comparto bancario non è prevedibile un trend di crescita, anche perché è legittimo aspettarsi esuberi dalle fusioni» cui si va incontro ha spiegato Giancarlo Durante, responsabile Direzione Sindacale e del Lavoro di Abi. Durante ha evidenziato alcune questioni aperte, dal Fondo per l'occupazione al tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Sul fronte dei permessi sindacali, Durante ricorda l'incontro di mercoledì 25 e spiega che l'obiettivo del prossimo accordo (quello attuale scade il 31 dicembre) «è di fissare nuovi criteri di assegnazione dei permessi, rimediando alle storture» del passato. L'obiettivo è la definizione di una soglia di rappresentatività per l'ammissione alle trattative per il contratto nazionale: «Nel rinnovo del contratto che avrà vigore dal 2019 vorremmo che fossero ammessi solo sindacati con almeno il 5% di iscritti nel settore» conclude.
L'attività via web ha superato il 50%. Nel 2014 la quota di attività via web ha superato quella via agenzia salendo al 52% dal 47% dell'anno precedente. Il maggior utilizzo di internet per relazionarsi con la banca, ha osservato il direttore dell'Abi Sabatini, ha portato a una crescita dei numeri di contatti complessivi, a dimostrazione di una maggiore attenzione della clientela. Nel 2014 i contatti tra banca e cliente sono stati infatti in media 37 (24 su internet e 13 in agenzia) a fronte dei 25 del 2009 (6 su internet e 19 in agenzia). La rivoluzione digitale, ha aggiunto Sabatini, comporta «la necessita di forti investimenti» che sono «in atto» ma occorre «fare attenzione a possibili trade-off tra investimenti in tecnologia e crescita dei costi di compliance».

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