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OIC 11 - Finalità e postulati del bilancio d'esercizio. Verifica prospettica della continuità aziendale a garanzia di tutti gli stakeholder finanziari
di Massimo Talone
Marzo 2018

Pubblicato sul sito www.linkedin.com in data 24 marzo 2018.

* * *

L'Organismo Italiano di Contabilità (OIC) ha pubblicato sul proprio sito la versione definitiva dell'OIC 11 "Finalità e postulati del bilancio d'esercizio".
Come noto, l'OIC, costituito con legge n. 116 del 11 agosto 2014, gode di un espresso riconoscimento legislativo stante il richiamo contenuto nel D.lgs. 139/2015 ("Le società che non applicano i principi contabili internazionali IAS/IFRS redigono i propri bilanci sulla base della disciplina contabile nazionale, ovvero delle disposizioni del codice civile artt. 2423 - 2435-bis, integrate e interpretate dai principi contabili nazionali emanati dall'Organismo Italiano di Contabilità, OIC").
Secondo la relazione illustrativa al suddetto decreto legislativo, "I principi contabili nazionali emanati dall'OIC costituiscono la codificazione delle migliori prassi operative preordinate a fornire elementi interpretativi ed applicativi nella redazione dei documenti contabili".
Tra i postulati di bilancio, ai punti 21-24 viene disciplinata la "Prospettiva della continuità aziendale" quale presupposto essenziale affinché possa essere riconosciuta all'informativa finanziaria significatività sostanziale, nel rispetto del principio generale della chiarezza veridicità e correttezza con cui deve essere rappresentata la "situazione" economica, finanziaria e patrimoniale (ovvero non lo "stato" ma la ragionevole ed attesa dinamica prospettica) di cui all'art. 2423 del codice civile.
In verità, già il principio di revisione n. 157, nell'identificare e delineare la responsabilità professionale del revisore, aveva disciplinato il postulato in oggetto introducendo un preciso riferimento temporale (almeno 12 mesi dalla data di riferimento del bilancio qualora la "direzione", con apposito piano aziendale, non abbia identificato un diverso e maggiore orizzonte temporale).
Ora, l'OIC interviene direttamente sul tema postulando un principio dalle rilevanti conseguenze operative per amministratori, sindaci e revisori.
Innanzitutto, viene finalmente chiarito che la comunicazione finanziaria "deve" essere predisposta avendo a riferimento, quali destinatari finali, gli stakeholder finanziari (punto 9: "i destinatari primari dell'informazione del bilancio sono coloro che forniscono risorse finanziarie all'impresa: gli investitori, i finanziatori e gli altri creditori").
Questo passaggio è molto importante poiché chiarisce, una volta per tutte, la necessità di non introdurre elementi di politica di bilancio "distorsivi" rispetto ad una chiara ed evidente situazione economico-finanziaria e patrimoniale (financial discosure) così come richiesta dalle banche e dagli altri investitori in capitale proprio o di debito (si pensi, per fare qualche esempio, alle distorsioni apportate dalla rilevazione di significative operazioni di leasing secondo il metodo patrimoniale anziché finanziario, alla compensazione tra crediti anticipati e finanziamenti bancari concessi per autoliquidanti o le politiche di capitalizzazione di costi non correlati a beni intangibili dotati di un proprio ed autonomo valore di mercato. Ma si potrebbe andare avanti con le tecniche di "contabilità creativa").
Infatti, nel predisporre l'informativa finanziaria, di cui, non si ripeterà mai di sottolineare, il bilancio d'esercizio rappresenta solo una delle forme di comunicazione necessarie richieste, gli amministratori (il principio parla in verità di "direzione aziendale") dovranno preventivamente "effettuare una valutazione prospettica della capacità dell'azienda di continuare a costituire un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito per un prevedibile arco temporale futuro, relativo a un periodo di almeno dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio".
Inoltre, e qui il passaggio è particolarmente significativo per i riflessi operativi che necessariamente dovrà comportare, "nei casi in cui, a seguito di tale valutazione prospettica, siano identificate significative incertezze in merito a tale capacità, nella nota integrativa dovranno essere chiaramente fornite le informazioni relative ai fattori di rischio, alle assunzioni effettuate e alle incertezze identificate, nonché ai piani aziendali futuri per far fronte a tali rischi ed incertezze. Dovranno inoltre essere esplicitate le ragioni che qualificano come significative le incertezze esposte e le ricadute che esse possono avere sulla continuità aziendale".
In questo passaggio normativo (la direzione aziendale "deve"), si inserisce evidentemente la necessità di attivare, ad opera della direzione aziendale e degli amministratori, quegli adeguati assetti organizzativi, contabili ed amministrativi, tra cui sicuramente un'adeguate procedure di allerta interna finalizzata ad una tempestiva segnalazione di rilevanti incrementi della probabilità d'insolvenza a prevenzione della crisi d'impresa, richiamati dalla Legge n. 155/2017 e dai decreti legislativi in attesa di approvazione.
Ma quale deve essere operativamente la procedura da seguire e quale l'orizzonte temporale prospettico da prendere a riferimento?
Implicitamente, lo stesso principio contabile OIC 11, in combinato disposto con quello di revisione ISA 157, fornisce una soluzione.
La direzione aziendale, innanzitutto, dovrà predisporre, in presenza di politiche d'investimento e di finanziamento aventi un significativo impatto sul valore economico ed il rischio d'impresa, un piano aziendale riferito ad un orizzonte temporale (periodo previsione) non inferiore all'holding period del piano di investimento e copertura finanziaria approvato.
Ciò significa che, se l'impresa ha approvato un piano d'investimenti che incide significativamente sulla struttura del capitale investito i cui flussi di cassa (in entrata ed uscita) sono ragionevolmente distribuiti in 5 anni ed in altrettanti 5 anni è previsto il servizio del debito contratto per la sua copertura (finanziamenti), il piano aziendale dovrà prevedere un periodo di previsione di 5 anni.
Per inciso, per hoding period si intende il periodo di tempo necessario affinché i flussi di cassa attesi (cash in flow) del piano d'investimento, fermo restanti il regolare assolvimento degli impegni finanziari inderogabili (cash out flow) derivanti dal servizio dell'eventuale debito contratto e previsto dal piano di copertura finanziaria, siano in grado di neutralizzare il rischio di liquidità.
Nel caso in cui, secondo il principio di proporzionalità, non sia opportuno o conveniente predisporre un piano aziendale in considerazione della natura o dimensione aziendale, oltre ovviamente in tutti gli altri casi di ordinaria operatività, la direzione dovrà comunque predisporre un bilancio pro-forma prospettico almeno riferito ad un intervallo temporale di 12 mesi.
In altri termini, ciò significa che, ragionevolmente, la direzione dovrà predisporre una proiezione inerziale (projection) alla fine dell'esercizio in corso successivo alla data di bilancio, in ipotesi steady state (ovvero, di invarianza delle politiche d'investimento, di finanziamento e distribuzione di utili), e verificare, con adeguate procedure e strumenti, se permane il presupposto di continuità aziendale in termini di probabilità d'insolvenza (PD - Probability of Default).
Di fatto, verificare sulla base di un'adeguata verifica e diagnosi prospettica del rischio economico-finanziario d'impresa (rating atteso) se ci sono le condizioni per un'informativa finanziaria da predisporre ancora in prospettiva di una continuità aziendale o invece segnalare, in presenza di anomalie rilevanti una situazione di possibile interruzione.
Ancora una volta si dimostra come l'approvazione dei decreti legislativi sulla crisi d'impresa e i nuovi assetti di governance, controlli interni e risk management sia una necessità non più prorogabile.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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