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Notai, avvocati, commercialisti: «Riciclaggio, troppe sanzioni»
di Patrizia Capua
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 5 giugno 2017

Notai, avvocati, commercialisti, tutti nei panni dell'investigatore. Non è un film, è la nuova realtà che attende migliaia di rappresentanti delle professioni economico-giuridiche in Italia, chiamati ad applicare il decreto attuativo della IV direttiva Ue, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 24 maggio, per la prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. Sugli studi professionali, assieme all'onere di valutazione dei rischi e alla segnalazione delle operazioni sospette (Sos) all'Uif, l'Unità di informazione finanziaria istituita presso la Banca d'Italia, graveranno pure l'intensificazione degli obblighi di adeguata verifica e di conservazione e il sistema sanzionatorio, anche in caso di inadempimenti puramente formali. «In fase di esame del testo - spiega Massimo Miani, presidente dei commercialisti - nelle commissioni parlamentari c'è stata una serie di audizioni, in cui abbiamo fatto presente, con i notai e gli avvocati, che il sistema delle sanzioni così fatto non funziona e penalizza gli studi professionali». Dimenticanze nell'acquisire il documento di identità, trascuratezza nel conservarne copia o nell'aprire un fascicolo sul cliente, non sono giudicati motivi validi per colpire il professionista. Casi di dolo, di omesse segnalazioni, documenti e dichiarazioni fake, violazioni plurime non sono in discussione. «Non abbiamo mai contestato casi di sanzioni per omessa segnalazione di operazione sospetta laddove questa fosse intenzionale – sottolinea Miani -. Lo scopo della normativa antiriciclaggio è questo. Non è l'aspetto della collaborazione attiva che ci riesce difficile accettare. Non stiamo parlando di inadempimenti sistematici, ma di violazioni non gravi come la mancanza di una pratica su dieci. Quello che abbiamo cercato di contenere è il lato dell'assetto dei presidi, per evitare che la pratica si trasformi in un controllo formale sugli studi. Questo meccanismo d'ispezione viene applicato indifferentemente a una banca e a un professionista individuale, ed è inutile dire che tra loro c'è un mondo. Non si può pensare di chiedere adempimenti così strutturati anche ai professionisti che per la maggior parte rappresentano piccoli studi». Ora che il testo è approvato, i professionisti esposti alle sanzioni vogliono attrezzarsi per evitarle. Gli ordini professionali sono pronti ad elaborare e dettare le regole tecniche per i loro iscritti. L'arena del confronto con tutte e tre le professioni allineate, sarà il convegno promosso dal consiglio nazionale dei notai per il 9 giugno a Roma, alla presenza di giuristi e di rappresentanti delle istituzioni come il responsabile dell'Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone. Per quanto riguarda l'apporto del notariato nelle segnalazioni sospette, si registra un aumento dalle 3.227 del 2015 alle 3.582 del 2016. Rispetto ai numeri pure in crescita di commercialisti e avvocati, sono i notai a fornire il contributo più significativo con il 40,6 per cento del totale delle Sos. «I dati confermano che questa attenzione è già nel dna della nostra categoria – sottolinea Massimo Palazzo, consigliere nazionale del notariato con delega all'antiriciclaggio -. Il notaio è abituato a lavorare in un quadro di rispetto rigoroso della legalità, l'antiriciclaggio è la tessera di un mosaico più ampio di verifica. Nel 2004 ci è stato affidato il controllo omologatorio sugli atti societari. Ora in campo c'è una pluralità di attori. Il vero banco di prova sarà l'atteggiamento psicologico di ciascuno e la prassi applicativa. Temiamo, tuttavia, che una normativa volta a contrastare fenomeni socialmente molto gravi, possa poi in concreto avere come bersaglio il professionista non abbastanza attento». Ai notai preme puntualizzare che si muovono in un contesto in cui vanno tutelate entrambe le parti in un'ottica di rispetto dell'interesse pubblico. Dopo un'adeguata verifica del cliente, soltanto in ultimo si può arrivare a bloccare l'operazione, perché come pubblici ufficiali sono obbligati a ricevere l'atto. E in base a quel contesto e agli strumenti informativi di cui sono dotati, possono decidere di segnalare oppure no. «Di tutto questo – afferma Palazzo - devono rendersi conto anche i verificatori. Quello che ci preoccupa è il rischio dell'eterogenesi dei fini. La normativa, pur pensata e voluta dal governo per uno scopo nobile, rischia di trasformarsi in un meccanismo sanzionatorio per il professionista caduto in errori di carattere formale e di valutazione. Il notaio, poi, è chiamato anche a una stima sulla capacità di spesa del soggetto, cioè a risalire alla sua dichiarazione dei redditi. Un compito che può rivelarsi davvero arduo». Anche sul fronte organizzativo. Gli avvocati italiani parlano in proposito di "richieste esorbitanti": «Devo verificare il patrimonio del mio cliente?», chiede Carla Secchieri, membro del Consiglio nazionale forense, guidato da Andrea Mascherin, e coordinatrice della commissione antiriciclaggio, «un accertamento assolutamente sproporzionato rispetto alla prestazione che siamo chiamati a effettuare. Vogliono che diventiamo dei detective. Noi dovremo conservare ogni documentazione utile per l'indagine. Ma gli avvocati non sono agenti di polizia, non hanno tecniche di investigazione e non è affatto il loro compito, per cui l'utilità di tutti questi adempimenti, gli obblighi dei quali non sono ben precisati, la si può riscontrare solo in sede di ispezione. Trova conferma quando è troppo tardi. Comunque è compito dell'avvocatura fare rispettare le prescrizioni di legge e lavoreremo per questo».

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