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Nel primo bimestre frena la caduta dei finanziamenti
di E. Sc.
Il Sole 24 Ore
Giovedì 3 aprile 2014

Finisce la picchiata del credito al consumo. Dopo cinque anni di perdite miliardarie, nel primo bimestre del 2014 le erogazioni di banche e finanziarie per gli acquisti di beni di consumo si stabilizzano. Il dato è negativo solo dello 0,9% a 7,34 miliardi di finanziamenti erogati. E a trainare la ripresa sono soprattutto le auto, seguite dai prestiti per gli acquisti di mobili ed elettrodomestici (entrambi incentivati da bonus fiscali).
«È presto per sostenere che sia cambiato il vento – esordisce Chiaffredo Salomone, presidente di Assofin e amministratore delegato di Findomestic – ma non possiamo non sottolineare che l'auto è uscita dal tunnel: il 75% delle auto nuove sono finanziate dalle compagnie. Inoltre le banche sono tornate a concedere i mutui e, soprattutto, i prestiti personali. Certo, sono piccoli segnali e non sappiamo se si tratta davvero di un'inversione di tendenza, ma mi sento di essere ottimista».
In dettaglio, secondo l'Osservatorio di Assofin, l'associazione del credito al consumo, nel primo bimestre del 2014 il valore delle operazioni per il finanziamento di autoveicoli e motocicli è cresciuto del 3,4% a 1,54 miliardi; i prestiti personali sono calati "solo" dell'1,5% a 2,5 miliardi mentre le erogazioni per le carte rateali sono rimaste ferme a circa 2 miliardi.
Nel complesso il numero di operazioni finanziate sono aumentare dell'1,6% a 23,37 milioni. Il prestito medio è di poco superiore ai 314 euro.
Eppure la crisi è passata come un ciclone: nel 2008, anno dell'inizio della recessione, il credito al consumo valeva 60,65 miliardi mentre nel 2013 è precipitato a 45,4 miliardi: in 5 anni si sono persi per strada oltre 15 miliardi di erogazioni. Con riflessi pesanti anche sull'occupazione delle reti commerciali.
«Perché il credito al consumo si rilanci – aggiunge Salomone – servirebbero almeno un paio di condizioni: un clima di fiducia favorevole delle famiglie italiane e una ripresa dei consumi». Negli ultimi anni l'alto livello di disoccupazione e l'erosione del potere d'acquisto, da un lato, ha inciso sulla fiducia delle famiglie e, dall'altro, ha aumentato il tasso di rifiuto dei finanziamenti. Poi le stesse compagnie, alle prese con gli adeguamenti patrimoniali imposti da Basilea 3, hanno tagliato i finanziamenti.
Il rilancio dei consumi però passa dalle variabili macroeconomiche del Sistema Italia. «Certo – conclude Salomone – ed è certamente positivo che il Governo voglia mettere dei soldi nelle tasche delle famiglie e, in particolare, dei lavoratori meno fortunati. La ripresa può ripartire da qui».

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