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Minibond e quotazione in Borsa, società a caccia di capitali freschi
di Luigi dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 25 aprile 2016

L'ultimo richiamo è arrivato nei giorni scorsi dal Fondo Monetario Internazionale, che ha definito la dipendenza del sistema produttivo italiano dal finanziamento bancario «un problema serio». In particolare, il vicepresidente del dipartimento di ricerca, Gian Maria Milesi Ferretti, si è soffermato sulla lunga stagione di passaggio che ancora attende gli istituti di credito nella penisola, sottolineando che questo potrebbe incidere negativamente sulla ripresa più che nei Paesi «dove le imprese si finanziano regolarmente sul mercato». Del tema si discute da tempo, pur senza cambiamenti significativi. Anzi, secondo un'analisi dell'Ufficio studi di Mediobanca, la quota dei prestiti bancari sul totale dei finanziamenti alle medie imprese è addirittura salita tra il 2004 e il 2014, passando dall'85 all'89%. Quanto alle Pmi, diverse indagini indicano un'incidenza superiore al 90%. Dati preoccupanti se si considerano le difficoltà di accesso al credito prodotte dalla crisi (erogazioni in calo di 25 miliardi di euro nel solo 2015, secondo stime della Cgia di Mestre) e destinate a non essere superate a breve. Perché la ripresa dell'economia nazionale è molto lenta e gli istituti necessitano di tempo per smaltire i crediti deteriorati. In queste condizioni è difficile che tornino facilmente a concedere prestiti facilmente, con il rischio di veder crescere incagli e sofferenze. Va comunque detto che lo scenario è in movimento. Dopo una partenza a rilento, le aziende stanno scoprendo il potenziale dei minibond, strumenti introdotti per estendere anche alle emissioni delle società quotate alcune facilitazioni prima previste solo per le aziende presenti sui mercati regolamentati. Tra le più importanti, l'imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio/lungo termine, la deducibilità fino al 30% del reddito operativo lordo e la previsione di prospetti informativi più snelli (è sufficiente la certificazione degli ultimi due bilanci). Secondo il Barometro Minibond Market Trend, realizzato da MinibondItaly.it ed Epic Sim, a fine marzo le emissioni presenti sull'ExtraMOT Pro (il listino dedicato di Piazza Affari) hanno raggiunto un controvalore di 5,86 miliardi di euro contro i 5,5 miliardi di fine 2015. Le emissioni sono in tutto 164, con una prevalenza del taglio inferiore ai 50 milioni (141), anche se la maggior parte dei capitali viene assorbita da quelli più grandi (3,6 miliardi per quelle superiori ai 150 milioni). La convenienza di questi strumenti non è scontata, dato che occorre considerare i costi per gli advisor, le tempistiche di emissione e il tasso che si riesce a spuntare, ma sicuramente costituiscono uno strumento per diversificare le fonti di finanziamento, e per questa strada ridurre i rischi. Una strada ancora poco battuta nel nostro Paese è la quotazione in Borsa, che altrove costituisce lo strumento principe per reperire capitali freschi. Così l'Italia, pur essendo l'ottava economia mondiale, ha una Borsa che si piazza solo al 18esimo posto. Non solo: Piazza Affari vale appena 450 miliardi di euro, meno di un terzo del Pil nazionale, lontanissima non solo dagli Stati Uniti (con Nyse e Nasdaq che valgono una volta e mezzo l'economia mondiale), ma anche da Gran Bretagna (140%), Giappone (90%) e Francia (75%). Sicuramente incide la struttura dell'imprenditoria italiana, dominata da realtà di piccole dimensioni e a gestione familiare, ma un ruolo decisivo lo svolgono anche le resistenze culturali all'apertura del capitale. Per dare una scossa al sistema, nel 2009 è nato Aim Italia, sull'esempio dell'omonimo listino londinese, che prevede una serie di facilitazioni. In particolare, il processo di quotazione viene seguito da un advisor finanziario che prende il nome di Nomad (nominated advisor), al quale tocca valutare l'appropriatezza delle società che richiedono l'ammissione e, successivamente, assisterle nel corso della loro permanenza sul mercato. Mentre le autorità (Consob e Borsa Italiana) si limitano a testare la completezza dei documenti.

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