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  :: Rassegna stampa - Documento

Mercato sofferenze bancarie ai nastri di partenza, 60 miliardi l'obiettivo 2017
di Vittoria Puledda
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 1 maggio 2017

La torta potenziale supera i 90 miliardi (compresi i 37 che potrebbero essere messi sul piatto da Mps) secondo le ultime stime di Banca Ifis. In realtà un obiettivo compreso tra i 50 e i 60 miliardi di crediti dubbi venduti sul mercato - quasi tutti sofferenze ma non solo - viene considerato più ragionevole per l'intero 2017. Anzi, per alcuni aspetti è persino un auspicio: da una parte infatti c'è urgenza di aggredire il moloch delle sofferenze (200 miliardi lordi, più gli altri crediti in difficoltà ma con tasso di incertezza minore) dall'altra resta il nodo del prezzo: con coperture sul 60% delle sofferenze e un prezzo di mercato che oscilla per i crediti con garanzia intorno al 30% e per quelli chirorafari tra il 2 e il 10%, i margini di perdite potenziali per le banche sono alti. Gli esperti calcolano che la media delle transazioni per grandi portafogli con composizione mista (in parte garantiti) sia sull 15% del valore nominale. Inoltre, alcuni elementi rischiano di complicare il processo di cessione. «C'è molta carne al fuoco in questo momento - conferma Pier Paolo Masenza, Partner di PwC - ma nello stesso tempo occorre considerare l'effetto di due elementi: il richiamo di Bankitalia sull'importanza di concentrarsi sulla gestione interna degli Npl e le stesse linee guida di Bce, focalizzate a loro volta sulla riorganizzazione delle divisioni crediti delle banche. Insomma, i tempi di cessione degli Npl all'esterno potrebbero allungarsi». Nel primo trimestre dell'anno, ricorda ancora Banca Ifis, le transazioni sono state pari a 3,2 miliardi. Ma una cosa è certa: anche se con qualche difficoltà di percorso, un po' per virtù e molto per necessità il mercato degli Npl sta per decollare. Un ruolo di primissimo piano si appresta a giocarlo il Fondo Atlante: ormai messa la sordina al compito di salvatore di ultima istanza delle banche sull'orlo del baratro - grazie all'intervento prossimo futuro dello stato con le ricapitalizzazioni precauzionali - la squadra guidata da Alessandro Penati dovrebbe essere in partita su una serie di banche in crisi che hanno necessità di cedere un importo lordo di crediti in difficoltà vicino ai 45 miliardi. Ma il conto complessivo non finisce qui: oltre all'emergenza, ci sono anche banche in salute - a partire da Intesa, Unicredit Banco Bpm - che stanno studiando cessioni. Ad esempio è noto che il Creval ha un discorso aperto con Atlante, per smaltire il suo miliardo e mezzo di crediti in sofferenza. L'operazione, partita qualche mese fa, è quasi alle battute finali: si è in fase di pre-rating (da parte di Moody's) mentre ci sono già stati i primi contatti con il Mef per il rilascio delle Gacs (le garanzie statali) sulla tranche più sicura della cartolarizzazione. Una parte più rischiosa dei titoli (ma non la maggioranza, altrimenti non scattano le Gacs) resterà sui libri della banca; sul resto potrebbe intervenire Atlante, magari insieme a qualche altro operatore del settore: entro giugno-luglio si potrebbe arrivare ai pre-accordi di vendita. Una volta completato il processo di cessione, il Creval resterà ancora con 3,5 miliardi di crediti dubbi lordi, pari al 20% dell'intero stock di crediti erogati. Un livello ancora "importante", che tuttavia ha come elemento positivo il fatto che il passaggio dei crediti in bonis nel calderone di quelli in difficoltà sta molto rallentando, segno che la politica creditizia recente è stata ben più prudente. L'altra grande incognita è rappresentata dalla Rev. La bad bank che ha incamerato i primi dieci miliardi di crediti in sofferenza delle quattro cosiddette good bank (CariChieti, Banca Etruria, Banca Marche e Cari-Ferrara) ha avuto vita iniziale travagliata; ormai dal luglio scorso è guidata da Salvatore Immordino. La procedura di vendita su un primo blocco di posizioni potrebbe essere imminente: i contatti con una trentina di operatori ci sono già stati, nei prossimi 2-3 mesi si dovrebbe chiudere. In vendita pacchetti di due tipologie opposte: da un lato le piccole posizioni, circa 800 milioni di euro in tutto, dall'altra le posizioni grandi, che vanno dai 10 e fino ai 100 milioni l'una, per circa 2 miliardi in totale: le trattative sono a pacchetti, ma anche a singole esposizioni. Per il resto, quei 6 miliardi che riguardano le posizioni di medie dimensioni, è ancora in corso l'attività di ricognizione sui dati: per arrivare alla cessione, per la quale si punta alla cartolarizzazione (con o senza Gacs) ci vorranno ancora tra 6 e 18 mesi (più probabilmente 18, visto che finora i lavori non sono andati troppo spediti: al 31-12-2016 l'incasso relativo ai primi 8 mesi di attività sui crediti già in portafoglio è stato quasi simbolico, 110 milioni). Diversa ancora la situazione di 1,2 miliardi di contratti leasing. Entro giugno arriveranno poi i 950 milioni di Carige (e a seguire, con scissione in un veicolo ad hoc 2,4 miliardi).

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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