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  :: Rassegna stampa - Documento

Le tre doti necessarie per guidare Bankitalia
di Ferdinando Giugliano (*)
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 18 settembre 2017

Dopo sei anni turbolenti, a fine ottobre scadrà il mandato di Ignazio Visco come Governatore della Banca d'Italia. Il Presidente della Repubblica, su proposta del governo e sentito il Consiglio Superiore dell'istituto, dovrà decidere se rinnovarlo o scegliere una nuova figura che potrà venire dalla stessa Bankitalia o dall'esterno. Con le elezioni alle porte, il rischio che questa scelta sia inquinata da convenienze politiche è forte. Meglio sarebbe se fosse fatta sulla base delle tre caratteristiche che il prossimo Governatore dovrà mostrare: competenza, trasparenza e compatibilità con il contesto europeo in cui Via Nazionale deve muoversi.
Sul primo fronte, l'esperienza di Bankitalia in questi anni è stata a due facce. Dal lato della politica monetaria, Visco è stato tra i sostenitori più convinti delle misure che la Bce ha messo in campo per superare la crisi del debito sovrano prima e il rischio di deflazione poi. In questo si è dimostrato ben più attento alle necessità dell'economia dell'eurozona rispetto ad altri che siedono nel Consiglio Direttivo della Bce, come il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Nei prossimi anni, la Bce dovrebbe ridurre progressivamente lo stimolo monetario, per poi alzare gradualmente i tassi d'interesse. Il compito del prossimo Governatore sarà quello di ricordare costantemente alla politica italiana le conseguenze di questo processo di normalizzazione per il nostro debito pubblico - come Visco ha fatto all'interno delle sue Considerazioni Finali di maggio.
Sul fronte della vigilanza, invece, il giudizio è più complesso. La crisi bancaria che ha colpito l'Italia negli ultimi anni è avvenuta sotto gli occhi di Bankitalia. Non vi è dubbio che, come sostiene Via Nazionale, le montagne di crediti deteriorati che si sono accumulate sui bilanci degli istituti di credito siano la conseguenza della lunga recessione che ha colpito l'Italia. Ma negli ultimi mesi è venuta fuori una lunga lista di comportamenti opachi e potenzialmente criminali da parte di alcuni degli amministratori degli istituti che poi si sarebbero trovati in difficoltà. La vigilanza sarebbe dovuta essere più aggressiva sia nei confronti di questi manager, sia nel chiedere che le banche svalutassero prima i loro crediti andati a male e rafforzassero il loro capitale. Inoltre, insieme alla Consob, Bankitalia sarebbe dovuta essere più attenta nell'evitare che gli istituti in crisi provassero a salvarsi facendo sottoscrivere a investitori retail grandi quantità di azioni e obbligazioni subordinate, strumenti che si sarebbero poi dimostrati molto rischiosi.
La gestione della crisi ha creato un danno reputazionale per la Banca che si sarebbe potuto evitare con maggiore trasparenza. Visco ha preferito però difendere senza riserve l'operato di Via Nazionale, invece di aprire un confronto serio sui tanti dubbi che pian piano cominciavano a crescere tra i cittadini. Meglio sarebbe stato avviare una review interna alla Banca, con l'ausilio di figure terze, per appurare eventuali errori e migliorare i processi decisionali. Una scelta di questo tipo avrebbe permesso di isolare le reali responsabilità dell'istituto dalle accuse ingiuste che pure sono state levate in questi mesi.
L'ultima questione riguarda la capacità del prossimo Governatore di influenzare le decisioni europee, soprattutto per quanto riguarda i cambiamenti delle regole bancarie. Negli ultimi anni, Via Nazionale si è molto spesa per contestare l'applicazione delle regole sul "bail in", che pure il governo italiano ha inizialmente appoggiato in sede europea. Questo ostracismo ha generato però una situazione paradossale: la Banca d'Italia è oggi l'autorità italiana di gestione delle risoluzioni bancarie, ma è contraria a uno degli strumenti cardine per la gestione delle crisi. È una contraddizione pericolosa, che rischia di mettere Via Nazionale in costante rotta di collisione con le autorità europee, come ad esempio il Comitato Unico di Risoluzione. L'altro pericolo è che queste posizioni oltranziste rallentino il completamento dell'unione bancaria: è difficile pensare che Paesi come la Germania appoggino la creazione di una garanzia comune sui conti correnti se l'Italia continua a mostrarsi così riluttante ad applicare il "bail in".
Nei prossimi anni, il Governatore di Bankitalia dovrà dunque coniugare alla competenza in materia di politica monetaria mostrata da Visco un atteggiamento di maggiore apertura verso le critiche e verso i nuovi strumenti europei di gestione delle crisi bancarie. Qualunque sia la scelta da parte di Mattarella, comportarsi come se nulla fosse accaduto in questi anni sarebbe il più grave degli errori.

(*) = L'autore è editorialista di Bloomberg View.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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