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La rivoluzione della privacy, in azienda caccia ai "data protection manager"
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 5 giugno 2017

Manca un anno esatto alla rivoluzione della privacy in azienda e per il momento solo poche società hanno inserito in organico un data protection officer. Una figura professionale destinata a svolgere un ruolo centrale quando, il 25 maggio del 2018, entrerà in vigore il Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) dell'Ue. Secondo un'indagine condotta da NetApp, oltre il 70% dei cio e dei manager it europei ritiene che le aziende potrebbero non essere pronte all'appuntamento. In particolare, la responsabilità sulla conformità dei dati non è sempre chiara e manca una comprensione completa dei cambiamenti organizzativi che ne deriveranno. Il principio-chiave della nuova normativa, racconta Giorgia Turrisi, legal director di Adp Italia, è «privacy by design, quindi vi sarà l'obbligo di garantire la protezione dei dati fin dalla fase di ideazione di un trattamento o di un sistema e di adottare comportamenti che consentano di prevenire possibili problematiche». Il cambiamento, spiega l'esperta, colpirà quindi soprattutto gli uffici hr e It che dovranno presidiare cinque ambiti: benefit e assicurazione, assunzione, sicurezza e rischi sul lavoro, libri paga e gestione del ciclo di vita dei dipendenti. «Prepariamoci a innovazioni radicali», avverte Livio Bossotto, employment counsel dello studio legale Allen & Overy. «Innanzitutto vi sarà l'obbligo, per tutti i titolari di trattamento, di redigere una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati. Questo comporterà la necessità – per il titolare del trattamento – di valutare preventivamente l'impatto sotto il profilo della privacy di ogni operazione di trattamento dati che verrà svolta. Da qui la necessità di introdurre la figura del data protection officer (dpo) che agirà in nome e per conto del titolare del trattamento». Il regolamento indica i compiti a carico di questo professionista: informare e fornire consulenza al titolare del trattamento, sorvegliare l'osservanza delle norme nonché la compliance delle politiche del titolare del trattamento in materia di protezione dei dati personali; fornire, se richiesto, un parere in merito alla valutazione; cooperare con l'autorità di controllo (per l'Italia, il Garante della Privacy). «L'inserimento di questa figura», aggiunge Bossotto, «sarà obbligatoria in caso di trattamento dei dati da parte di un'autorità pubblica o di un organismo pubblico, o laddove – per i soggetti privati – le attività principali del titolare o del responsabile del trattamento consistono in trattamenti che, per loro natura, finalità o ambito di applicazione, richiedono un monitoraggio sistematico». Anche se le novità imposte dal regolamento comunitario, spiega l'esperto, spingeranno molte aziende a dotarsi di questa professionalità. «Si tratta di una figura nuova, almeno per il mercato italiano», spiega Clara Bez, hr director di Kelly Services Italia, «con un profilo multiforme: conoscenza della normativa e delle prassi nazionali ed europee in materia di protezione dei dati, familiarità con le operazioni di trattamento svolte, oltre che con le tecnologie informatiche e le misure di sicurezza dei dati; infine capacità di promuovere una cultura della protezione dati all'interno dell'organizzazione del titolare/del responsabile». Per l'esperta di risorse umane, almeno nei primi tempi molte aziende affideranno contratti di consulenza ai professionisti di settore, valutando eventuali assunzioni in un secondo momento. Corrado Dati, itsm business unit manager di Sb Italia, ricorda comunque che la normativa europea «non pone requisiti particolarmente rigidi per ricoprire l'incarico, che può essere svolto - salvo situazioni di incompatibilità derivanti da problemi di conflitto d'interessi - anche da soggetti interni all'impresa». L'unico requisito fondamentale, aggiunge riguarda la «conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati. Chi non la possiede e intende ricoprire tale incarico, dovrà essere formato». I cambiamenti in azienda non si limiteranno all'introduzione di una nuova figura professionale. «Occorrerà creare un nuovo sistema di governance tramite una categorizzazione dei dati, che consenta di "mapparli" nei sistemi informatici, di verificarne la correttezza dell'utilizzo e di poter immediatamente identificare un attacco informatico», racconta Giulio Coraggio, socio responsabile del settore technology dello studio legale Dla Piper. «Fino ad oggi i controlli interni sul corretto utilizzo dei dati erano principalmente formali, ma tra un anno questo non sarà più sufficiente». Quanto all'inquadramento del dpo, per Coraggio la soluzione ideale prevede un «riporto diretto a un top manager con funzioni di controllo piuttosto che decisionali, ma con la possibilità per il primo di sottoporre raccomandazioni direttamente al cda o al management committee». «Tranne le aziende che trattano modeste quantità di dati personali, le altre tenderanno con il tempo a nominare un professionista ad hoc», è la convinzione di José Alberto Rodriguez Ruiz, data protection officer di Cornerstone OnDemand. «L'evoluzione dello scenario, con i rischi per la sicurezza legati al cybercrimine e l'entità delle sanzioni per chi non rispetta il regolamento suggeriscono di muoversi in questa direzione». La funzione del professionista, conclude, «per molti aspetti viaggerà in parallelo con le funzioni compliance e sicurezza It». Come sempre, sarà fondamentale evitare sovrapposizioni.

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