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La riscossa degli executive, più posti di lavoro entro il 2020
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 22 maggio 2017

Un numero maggiore di manager rispetto a oggi e dotati di competenze nuove. È la prospettiva che attende l'Italia da qui al 2020 secondo uno studio realizzato dal Centro Formazione Management del Terziario (istituito nel 1994 su iniziativa di Manageritalia e Confcommercio), che Repubblica- Affari & Finanza pubblica in esclusiva. Il fabbisogno di manager crescerà, spinto dalla maggiore complessità dell'organizzazione digitale e dai nuovi business, sottolinea il report. Se questa è indubbiamente una buona notizia per i dirigenti attuali e chi aspira a esserlo, non è un buon motivo per restare ad aspettare che passi il treno del successo. Gli spazi di mercato, infatti, saranno importanti solo per chi dimostrare di possedere tre caratteristiche: competenze relazionali e negoziali, capacità di visione e di anticipazione, condivisione e trasferimento del know-how, più che il suo possesso. Dunque, anche se il digitale apre nuovi fronti di competenze, alla fine saranno soprattutto i manager più flessibili a fare strada. Un altro aspetto interessante della ricerca è relativo all'evoluzione del rapporto tra imprenditori e manager: i primi non dovranno illudersi di possedere pienamente le competenze tecniche necessarie a vivere da protagonisti la rivoluzione tecnologica poiché la complessità del sistema sarà troppo grande per poter essere governata da poche persone "onnipotenti", per riproporre il termine usato nel report. Dunque, nel prossimo futuro tenderà via via a esaurirsi la tendenza di molti imprenditori nazionali a schiacciare o sottovalutare gli skill manageriali. Aumenterà quindi lo spazio per i manager e anche per i professional. Pier Luigi Giacomon, presidente Cftm, sottolinea l'importanza della formazione per formare professionisti preparati ai mutamenti del mercato. «Il nostro approccio è di puntare sulla crescita di competenze anche attraverso il continuo scambio culturale tra manager di diversi settori, funzioni, dimensioni aziendali e esperienze». Quindi aggiunge: «Dobbiamo accompagnare i manager e le aziende verso la nuova economia 4.0, dove il digitale diventa strumento per ridefinire l'organizzazione del lavoro e i modelli di business. Certo, come emerge dallo scenario, ai manager per essere protagonisti di questa rivoluzione digitale servono competenze relazionali e negoziali, capacità di visione e di anticipazione, condivisione e trasferimento del know how». Detto del futuro, Manageritalia segnala che il trend degli ultimi anni è stato positivo. Tra il 2011 e il 2015 i manager sono cresciuti dell'1,2% in Italia, con la spinta maggiore che è arrivata dalla Lombardia (+5,2%). Il merito è tutto del settore servizi, mentre continua a scendere il numero di manager al lavoro nel settore industriale. Inoltre cresce il numero di aziende che prendono dirigenti dall'esterno (33%) considerate la velocità del cambiamento, la necessità di attrezzarsi e l'impossibilità di formarli in casa. Venendo al periodo più recente, nel 2016 vi è stato un ulteriore incremento di manager nell'ordine del 3% e il trend è positivo anche nel primo trimestre del 2017 (+1%). Risultati non scontati alla luce della crescita debole che sta interessando la Penisola. Per Mario Mantovani, vicepresidente di Manageritalia, la causa principale è nella necessità per gli imprenditori di farsi affiancare da professionisti dotati di competenze che i primi non possiedono. «Un processo che deve portare ad una vera crescita anche dimensionale delle nostre imprese perché possano ridefinire organizzazione e modelli di business forti delle potenzialità del digitale e competere sui mercati globali», sottolinea. «Anche le startup innovative ormai hanno capito che avere manager a bordo dall'inizio è indispensabile per costruire un solido percorso di crescita». In concreto come stanno evolvendo i rapporti tra proprietà e dirigenza? «Sempre più spesso i problemi della Pmi sono più simili a quelli che deve affrontare un'azienda grande o multinazionale ma, purtroppo le prime non sempre sono preparate e predisposte ad accettare le nuove regole che i cambiamenti del mercato impongono», commenta Cristina Spagna, managing director di Kilpatrick e tra gli esperti che hanno lavorato alla ricerca. «Aiutare l'imprenditore a capire il suo ruolo all'interno dell'azienda è la grande sfida del manager di questi ultimi anni». Una convinzione diffusa nel mercato, anche se i problemi sorgono quando si tratta di passare dalle dichiarazioni di principio ai fatti. «Moltissime aziende imprenditoriali non hanno al loro interno un vero e proprio management», aggiunge Spagna. «Questa mancanza di figure dovrebbe portare l'imprenditore a interrogarsi e valutare gli scenari futuri ricercando all'esterno le competenze e conoscenze che lo aiutino a risolvere i problemi e intraprendere l'internazionalizzazione richiesta dal mercato. «Tutto questo - conclude - individuando un management abituato a questi contesti di business ed in grado di replicare i successi o evitare gli insuccessi vissuti sulla propria pelle».

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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