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  :: Rassegna stampa - Documento

«La priorità delle banche? Tutelare il risparmio degli italiani»
di Paola Pica
Corriere della Sera
Lunedì 5 settembre 2016

«Senza lasciare nulla di intentato nell'innovazione tecnologica e nello sviluppo dei servizi, il mestiere della banca resta essenzialmente quello di tutelare e valorizzare il risparmio. Intesa Sanpaolo gestisce qualcosa come 850 miliardi di euro, sono risorse delle famiglie e delle imprese. Oggi ancor più di ieri fiducia è la parola chiave». Gian Maria Gros-Pietro, il professore di economia industriale salito dall'aprile scorso alla presidenza del primo gruppo bancario italiano dopo averne presieduto, negli ultimi tre anni, il consiglio di gestione, offre una ricetta (relativamente) semplice per il superamento della crisi dello sportello: la «protezione» del cliente disorientato dalla nuova quotidianità, la vita in digitale, con i tassi a zero.
Gli italiani cominciano a capire cosa vuol dire vivere senza inflazione. A parte il cambio culturale non da poco, difendere il risparmio diventa complicato.
«È più difficile trasferire nel tempo il valore del risparmio e quindi è importante essere accompagnati nel percorso. Ci vogliono professionisti capaci, c'è ancora più bisogno di consulenza e di fiducia. E in questo la banca non ha rivali».
Quindi lei non crede, per dirla con Ennio Doris, che le filiali diventeranno come le cabine telefoniche: strutture da eliminare perché non ci entra più nessuno?
«Le banche devono innovare, puntando sulla qualità, se non vogliono diventare appunto come le cabine telefoniche. Per tutti, la sfida è posta dagli operatori non bancari che offrono sistemi di pagamento online poco affidabili e poco trasparenti, apparentemente gratuiti. Si viene attirati in rete con il rischio di infilarsi in meccanismi che non si controllano. Senza considerare che di truffe è disseminato il web. La banca potrebbe prenotarti un viaggio o seguirti nell'acquisto di qualsiasi bene o servizio, evitandoti brutte sorprese. È solo un esempio, naturalmente, ma perché no? Anche questa è difesa del risparmio».
Resta il fatto che se "fare soldi con i soldi" è più difficile, la banca non guadagna.
«Già oggi i ricavi da attività di wealth management – ovvero la gestione di risparmio - sono circa il 50% del totale, una quota destinata a crescere ancora».
Gli sportelli in Italia sono troppi e si parla di molti esuberi. Il premier Matteo Renzi, dal seminario Ambrosetti, è tornato poi a chiedere le aggregazioni.
«Diciamolo con chiarezza: sono tutti temi che non ci riguardano come Intesa Sanpaolo. Ma non voglio rispondere da primo della classe, credo sia utile alla causa sapere il perché oggi non abbiamo esuberi e siamo tra i gruppi con la redditività più elevata in Europa».
Dica pure.
«Il processo di aggregazione di cui parla Renzi, Intesa c'è l'ha alle spalle. Lo abbiamo anticipato di molti anni. Le fusioni iniziate nel nostro gruppo nel 1989 si sono concluse nel 2006: proprio in questi giorni, 10 anni fa, si svolgevano i consigli per la costruzione della superbanca basata tra Torino e Milano, firmata dagli "architetti" Giovanni Bazoli e Enrico Salza».
Le tempesta sul settore tuttavia è successiva.
«Le fusioni sono il primo passaggio, da allora è cominciato il processo di razionalizzazione: il gruppo raddoppiato, ma gli sportelli praticamente dimezzati: dal picco di oltre 6.000 oggi sono circa 3.500. Abbiamo investito molto nella formazione, oltre che nella tecnologia. La tecnologia in banca è qualcosa di straordinario, offre una quantità enorme di opportunità. I nostri collaboratori sono stati riqualificati e di esuberi oggi non ne abbiamo».
Renzi chiede anche che la politica esca dal sistema del credito.
«Anche da questo punto di vista, la nostra banca a mio parere fa scuola. La politica, soprattutto locale, era ancora rappresentata nelle fondazioni ed è stato proprio il modello dualistico il cuscinetto che ha protetto l'azienda dalle interferenze. Poi è maturato il tempo del monistico: un timing corretto, un passaggio preparato al meglio, sotto la guida del presidente Bazoli. La nuova governance ha mosso i primi passi in maniera decisa».
Con la crisi reputazionale prodotta dagli scandali, però, non fate i conti anche voi?
«Noi stiamo contribuendo a difendere il risparmio, non le banche mal gestite. Il fondo interbancario garantisce i depositanti, non salva i cattivi banchieri. Non è facile recuperare la fiducia perduta dei cittadini, non lo nascondo, ma è l'impegno che dobbiamo assumere. La responsabilità ci può portare fuori dall'impasse».
Giovedì 8 settembre il presidente della Bce Mario Draghi potrebbe rafforzare il programma di aiuti all'economia. È diffusa anche l'idea che la politica dei tassi negativi porti ormai più criticità che benefici. Lei come la pensa?
«La ripresa allo stato è debole, la Bce non ha molte alternative. I tassi negativi, da soli, in assenza di politiche strutturali, non sono una cura risolutiva, ma tamponano il problema. Potrebbero essere prese in considerazione alternative, come è stato con l'allargamento degli acquisti di obbligazioni a quelle delle aziende, i corporate bond. Certo, la crisi della domanda è tale che qualcuno si spinge a immaginare anche soluzioni eterodosse, come l'helicopter money, ma la cura vera sono le politiche strutturali, che non rientrano nei poteri della Bce».
La leader della Cgil Susanna Camusso chiede l'aumento dei salari per stimolare la domanda.
«Sarebbe davvero utilissimo che i lavoratori avessero più potere d'acquisto. Ma aumentare i salari senza aumentare la produttività rischia nel lungo termine di avere un effetto micidiale sui posti di lavoro. Quindi la manovra è delicata e richiede prima di tutto la detassazione degli aumenti di produttività».
Intesa Sanpaolo ha contribuito attraverso Banca Imi al buon esito dell'offerta di Urbano Cairo sul Rcs. Quale sarà ora il ruolo della banca?
«Detto che Rcs meritava tutto l'interesse che l'Opas di Cairo ha suscitato dopo anni di grave disattenzione, e che il Corriere della Sera è una grande istituzione del Paese, il nostro ruolo è stato ed è quello dei creditori che difendono il valore dell'azienda e dunque del proprio investimento. Mi pare che le cose stiano andando proprio in questa direzione».

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