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L'Italia del credito si ritira da Sud e Isole, dopo la crisi c'è penuria di prestiti e sportelli
di Andrea Greco
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 22 maggio 2017

Aiuto, si è ristretto il credito: e i servizi per cui le banche da secoli esistono sono in ritirata dalle aree più povere e arretrate del paese: soprattutto nelle province neglette di Sicilia, Sardegna, Campania, Calabria; ma a ben guardare, rapportando l'offerta con il prodotto lordo zona per zona, anche nelle ben più dinamiche Roma, Torino, Monza e Padova. Dieci anni di recessioni e restringimento creditizio, e la contestuale sparizione dal mercato di un insieme anche rilevante di marchi bancari - Antonveneta, Tercas e le quattro banche ponte, alcune Bcc, e in prospettiva le ex popolari di Vicenza, Marostica, Veneto Banca - hanno lasciato pesanti conseguenze sul tessuto economico del paese e sul rapporto degli italiani con la moltitudine di istituti che per decenni ne hanno formato il nerbo finanziario. La cosiddetta "esclusione creditizia", misurata dalle statistiche di molte istituzioni anche sovranazionali, è tema che riguarda sempre più l'Italia. Lo si può vedere dalla cartina in pagina (ndr: non disponibile), realizzata dall'European Microfinance network e che pone la Penisola tra i paesi più colpiti dal fenomeno. In uno studio ancora inedito Banca Etica, che prova a combattere quest'altra forma di povertà secondo il principio statutario per l'istituto nato a Padova che «l'interesse più alto è quello di tutti», ha elaborato alcuni dati per giungere ad alcuni indici sintetici e incrociarli tra loro. Il primo dato, sicuro, è l'erogazione creditizia. Che a partire dalla crisi finanziaria del 2008, se si è rapidamente portata al disotto del prodotto interno lordo italiano, mentre in tempi di "banche generose" era arrivata anche al 120% del Pil. Oggi, dopo anni di discesa, stiamo attorno al 90%. Proprio il credit crunch e il timore degli operatori a chiedere, oltre che a concedere, finanziamenti, è il detonatore dell'esclusione finanziaria, specie «nelle economie meno sviluppate caratterizzate da maggiori diseguaglianze e da sistemi finanziari poco efficienti», si legge nella ricerca, che vede l'Italia «al centro di un fenomeno crescente di esclusione finanziaria». L'analisi, coordinata dal direttore generale Alessandro Messina, ha utilizzato otto serie di dati, tutte aggiornate al 2016 e tratte quasi tutte dalle statistiche di Banca d'Italia: impieghi, depositi, raccolta indiretta, numero di sportelli, numero di punti di prelievo Atm, terminali di pagamento Pos, clienti dell'Internet banking, clienti della banca telefonica. Questi dati sono stati incrociati creando indicatori compositi, per misurare concetti come la ricchezza finanziaria, la presenza bancaria, la dematerializzazione bancaria, il presidio bancario, l'offerta creditizia. Interessante, ad esempio, notare che Milano svetta per ricchezza finanziaria, calcolata rapportando i valori pro capite di depositi e raccolta indiretta a quelli del Pil. Nella capitale economica d'Italia ci sono 2,25 euro a testa per ogni euro di prodotto lordo, mentre al fondo della classifica la sarda Ogliastra ha giacenze di 0,31 euro ogni euro di Pil. Per presenza bancaria, a vincere è Siena (un chiaro effetto del legame con la banca cittadina Mps), e il minimo lo si raggiunge nella provincia di Barletta-Andria-Trani. La dematerializzazione vince a Trieste, e perde ancora in Sardegna, nella provincia di Carbonia-Iglesias. E il rapporto tra impieghi e Pil, come funzione della capacità delle banche di soddisfare le esigenze dei territori, vede ancora svettare Milano, che riceve 2,64 euro per ognuno di prodotto lordo, mentre la calabra Vibo Valentia si deve accontentare di 0,19 euro. Gli analisti del piccolo istituto basato a Padova - che mantiene lo status di banca popolare e negli ultimi anni, del tutto controtendenza, ha aumentato del 250% gli impieghi accordati fin sopra il miliardo di euro - hanno infine creato un "superindice" di esclusione creditizia, che combina quelli sui (mancati) impieghi e sul (calante) presidio geografico. Ancora una volta si affermano Milano e la sua provincia: tallonata da Siena (2% di esclusione; ma sarà da vedere tra qualche anno, quando il Monte dei Paschi sarà stato sminuzzato e riprivatizzato), e via via dalle grandi aree del Nord. Confermano lo stato di abbandono bancario le province del Meridione profondo: Carbonia-Iglesias al 62%, Vibo Valentia 60%, Crotone 59%. Se ponderata al peso economico delle singole province, l'esclusione creditizia assume pieghe meno scontate e più sorprendenti: Roma è la città più "trascurata" dalle banche, seguono Napoli e provincia, spicca al terzo posto Torino, davanti a Palermo, Bari, Catania, Salerno, Caserta, e a chiudere la top ten le ricche province di Monza-Brianza e Padova. «La ricerca sull'esclusione finanziaria, non sempre chiaramente misurata, nasce dalla volontà di fare un passo avanti nel misurare l'efficienza degli impatti socio-ambientali del nostro lavoro», racconta Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica. Per l'istituto finora la funzione sociale del risparmio, e la garanzia che fosse investito per scopi di utilità collettiva, è consistita soprattutto nella pubblicazione sul web dei beneficiari dei crediti. Ma il piano strategico 2018-2020, su cui Banca Etica ha avviato il confronto con i soci, vorrebbe dare un contributo per colmare i buchi che anni di crisi hanno ingrandito nelle maglie del fare banca. «L'esame dei numeri ci dice come alcune aree non scontate di esclusione, come Torino e Roma, diventino un focus per possibili interventi - continua Biggeri -. C'è poi il problema, noto, del Sud Italia: in diverse regioni meridionali non abbiamo filiali, e lavoriamo tramite promotori finanziari da noi chiamati "banchieri ambulanti": non abbiamo dunque la pretesa di risolvere tutti i problemi. Ma far crescere la nostra capacità di fare credito in quelle aree sarà un obiettivo del piano strategico al 2020».

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