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  :: Rassegna stampa - Documento

Internet delle cose, prime regole
di Alessandro Longo
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 16 maggio 2016

L'Italia si mette in cammino per dare al mercato dell'internet delle cose un impianto di regole a livello nazionale, per gli interessi del sistema Paese e dei consumatori. Un primo passo arriva dall'Autorità garante delle comunicazioni (Agcom), che ha pubblicato il 9 maggio una delibera sulle sim che danno una connessione internet agli oggetti (come automobili, contatori o termostati). È l'avvio di un iter che l'Autorità vuole concludere entro novanta giorni. «Valutiamo se modificare le regole nazionali per consentire agli operatori di fornire servizi internet delle cose tramite sim straniere», spiega il commissario Agcom Antonio Nicita. Gli operatori telefonici italiani lo stanno chiedendo da tempo. Solo così possono gestire al meglio, per esempio, i servizi internet in un'automobile prodotta all'estero e già dotata dalla fabbrica di una sim estera. È un caso piuttosto comune. Senza queste modifiche, gli operatori nazionali sono limitati nell'offerta. Quelli virtuali peggio ancora: per via dei vincoli contrattuali che li legano agli operatori normali, non possono affatto dare questi servizi (Poste Mobile ha infatti richiesto con forza le nuove regole). È solo l'inizio. Come già evidenziato da uno studio Agcom sull'internet delle cose nel 2015, c'è bisogno di regole ad ampio raggio. Per un doppio scopo. Il primo è consentire agli attori nazionali, come gli operatori telefonici, di competere ad armi pari con i propri concorrenti europei e con i colossi americani over the top (come Google, Apple). Questo tema è in parte affrontato dalla nuova delibera. Secondo, favorire un mercato aperto a tutela degli interessi degli utenti, contro rischi oligopolistici. Si vuole garantire, per esempio, che ci siano regole e standard tecnologici tali per cui il nostro futuro frigorifero intelligente parli con la lavastoviglie smart, anche se di marca diversa. Idem per l'automobile connessa a internet e il condizionatore e i vari altri oggetti che sempre più spesso in futuro saranno dotati di chip e connessione. Al momento non ci sono standard affermati e quindi c'è il rischio che il mercato sia preda di ecosistemi chiusi. Un po' come se, all'alba di internet, non fossero nati standard per la posta elettronica: saremmo stati costretti a dotarci tutti di software di una stessa sola azienda per scambiarci messaggi. Google e Samsung hanno già sviluppato sistemi operativi ad hoc (simili ad Android per filosofia) per gestire gli oggetti connessi. Apple spinge sul proprio ecosistema che controlla strettamente. Gli operatori telefonici mondiali adesso puntano molto invece sulla tecnologia "narrow band" (a banda stretta), di cui usciranno i primi dispositivi a fine anno. Per svilupparla, Huawei, Vodafone e Tim hanno stretto accordi nelle ultime settimane. Il tutto per un mercato che cresce molto (del 30 per cento nel 2015, a 2 miliardi di euro, secondo gli Osservatori del Politecnico di Milano), sebbene - appunto - senza la guida di regole di sistema.

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