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  :: Rassegna stampa - Documento

Il saliscendi del Bitcoin spaventa i mercati, ma alle banche piace
di M. Fr.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 9 ottobre 2017

A ogni deciso ribasso delle quotazioni del Bitcoin non manca mai un importante esponente del sistema finanziario tradizionale che dichiara fallita l'esperienza della moneta virtuale, salvo vederne il valore lievitare nuovamente poco dopo. Questa estate il canovaccio si è ripetuto con il Bitcoin in caduta libera in seguito all'intervento delle autorità cinesi volto a limitarne l'uso e il numero uno di Jp Morgan, Jamie Dimon, a definirlo una "truffa" che farà una "brutta fine". Peccato che il Bitcoin, dopo esser passato da quota 5000 dollari a 3200, sia successivamente risalito fino ai 4400 dollari e che le sue quotazioni siano oggi quasi dieci volte quelle di un anno fa. Nell'estate del 2016 le cose non erano andate molto diversamente: dalla piattaforma Bitfinex con sede a Hong Kong erano stati rubati Bitcoin per un valore di 72 milioni di dollari e in molti si erano spinti a decretarne il fallimento per il semplice motivo che la fiducia nella valuta virtuale, che sta alla base del funzionamento di qualsiasi metodo di pagamento che non sia in natura, era venuta meno. Un approccio più razionale viene fortunatamente dalle istituzioni. Christine Lagarde, il direttore generale del Fondo monetario internazionale, ha di recente detto che "non è saggio" ignorare l'evoluzione delle monete virtuali, anche se non minacciano l'esistenza di quelle tradizionale. Il numero uno dell'istituzione di Washington ha anche detto che le valute virtuali "sono troppo volatili, troppo rischiose e richiedono troppe energie", ammettendo però allo stesso tempo che molte delle criticità tecnologiche che oggi le affliggono saranno superate così come è successo con pc e tablet: «Non troppo tempo fa, alcuni esperti sostenevano che i personal computer non sarebbero mai stati adottati e che i tablet sarebbero stati usati solo come vassoi costosi per il caffè», ha chiosato la Lagarde. In precedenza del Bitcoin se ne erano occupate anche l'Eba, l'autorità europea di controllo delle banche, la Banca Centrale Europea e la Federal Reserve sotto la presidenza Bernanke che, con una buona dose di lungimiranza aveva detto: «Queste innovazioni pongono rischi di natura legale e in materia di supervisione. Ma ci sono anche aree in cui potrebbero esserci dei vantaggi a lungo termine, in particolare se tali innovazioni promuovono un sistema di pagamento più veloce, più efficiente e più sicuro».
Ebbene la blockchain, la catena a blocchi su cui si basa il funzionamento del Bitcoin, ha oggi attirato l'attenzione di molti istituti bancari e di altrettante start-up nel settore del Fintech che ne hanno intravisto le potenzialità. Si tratta infatti di un "registro elettronico" molto flessibile, veloce ed efficiente, i cui impieghi in ambito finanziari potrebbero essere molteplici. La blockchain è stata anche l'oggetto di un approfondito studio della European Banking Authority (Eba), che ne individuato quattro categorie di applicazioni: monetarie (criptovalute), registrazione della proprietà di asset (titoli, veicoli, case, nomi di dominio), ambienti di sviluppo applicazioni (applicazioni distribuite su reti decentralizzate peer-to-peer pubbliche) e scambio di rappresentazioni digitali di asset già esistenti (valute, metalli, titoli azionari, bond) basato su un registro condiviso dai partecipanti al network. Lo studio dell'Eba ritiene che dei quattro ambiti, quello più maturo e più adatto per l'adozione da parte delle istituzioni finanziarie tradizionali sia l'ultimo. Secondo l'autorità europea in campo bancario, il vantaggio delle architetture blockchain in tutte queste applicazioni possibili è la riduzione della complessità, l'esecuzione in tempo reale (che riduce i rischi di insolvenza) e il coordinamento automatico tra tutte le parti grazie al registro condiviso delle transazioni. Nemmeno nel mondo bancario non manca chi ha deciso di puntare sul Bitcoin. Di recente il Wall Street Journal ha scritto Goldman Sachs progetta di creare una squadra di trader che lavorerà per conto dei clienti della banca sul modello di quelle che operano abitualmente su altre valute, come il dollaro, l'euro, lo yen. La banca d'affari statunitense si andrebbe così ad aggiungere ai 70 hedge fund che, secondo una ricerca, investono in Bitcoin e ogni giorno scambiano l'equivalente 750 milioni di dollari.

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