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Il pasticcio dei diversi pesi e misure nei bilanci degli istituti di credito
di Vittoria Puledda
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 30 settembre 2013

Un tempo, in un'altra epoca, Enrico Cuccia diceva che le azioni andavano pesate e non contate. Qualcosa del genere l'hanno replicata loro malgrado, paradosso dei tempi, i criteri contabili Ias. Perché è "colpa" loro se il 4% di Bankitalia in alcuni bilanci vale quanto il 42% di un altro stato patrimoniale. E così la "quotazione" del 100% di Via Nazionale varia, nei libri contabili dei suoi azionisti - che sono in larga misura anche i soggetti vigilati, cioè le banche - da poco più di 500 milioni secondo Ubi ad un massimo di 22 miliardi secondo Carige, seguita (forse non a caso) da Mps, che a sua volta è piuttosto generosa rispetto al vigilante e gli attribuisce un valore di poco superiore a 17 miliardi. Valutazioni così diverse nascono dal recepimento dei criteri contabili Ias, che impongono per le partecipazioni non strategiche l'inclusione nelle categorie dei titoli Avaible for sale (Afs) o del trading (ma ovviamente non può essere questo il caso delle quote di Bankitalia). A quel punto le partecipazioni vanno valutate al "fair value" e da questo ha origine la torre di Babele delle valorizzazioni di Via Nazionale. E non basta: proprio per gli stessi criteri Ias, il valore va ricalcolato ogni anno, e può essere minore o maggiore in base alle valutazioni delle singole banche (ma anche assicurazioni o enti previdenziali, chiunque detenga la partecipazione). Tuttavia, che valga dieci cento o mille, il pacchetto di azioni Bankitalia fino a questo momento non entra nella partita più importante per una banca: il patrimonio ai fini di vigilanza, in particolare il Core Tier 1. Le disposizioni di Bankitalia infatti prevedono che su alcune poste, e tra l'altro sulle partecipazioni delle banche al capitale di Via Nazionale, vengano applicati dei "filtri prudenziali" che li sterilizzano; in poche parole, che non contino. Insomma, scrivere un valore alto per la propria partecipazione non contribuisce a "dare una mano" ai propri libri, ai fini del Core tier 1: non si è più patrimonializzati, agli occhi di Bankitalia, né si possono fare più prestiti se non aumentano di conseguenza altre voci del bilancio. Però far crescere il patrimonio, anche attraverso una riserva Afs, qualche differenza pure la fa: il patrimonio netto, infatti, è comunque la prima fotografia di quanto vale una società (e dunque anche una banca). Magari è una fotografia che va ingrandita, che necessita di una risoluzione particolarmente alta per essere letta compiutamente - nella fattispecie sterilizzando alcune voci, come del resto in genere si fa con gli analisti e ancora di più in caso di vendita - e qualche volta il criterio del patrimonio è meno importante di altri fattori (come i flussi di cassa, la redditività prospettica...) ma dire che non conta proprio niente non è corretto. Di sicuro, anche nel caso in cui la riserva Afs cresca, non concorre a creare utile di bilancio e non può essere distribuita ai soci. Però un po' conta. La Carige, quella che in assoluto ha in bilancio la valorizzazione più alta di Bankitalia, ha scelto di utilizzare il criterio del patrimonio netto (di Via Nazionale) per valorizzare la sua quota. E se ora venisse adottato il criterio del patrimonio netto per dare un valore definitivo a Bankitalia (ma il direttore generale, Salvatore Rossi, ha già detto che attualmente non sarebbe un criterio corretto) alcune banche segnerebbero plusvalenze significative; anche molto significative, soprattutto nel caso in cui questa posta di bilancio entrasse a questo punto a far parte del patrimonio di vigilanza (ipotesi su cui si sta ragionando). Per esempio per Intesa Sanpaolo, che a via di fusioni si è ritrovata in pancia oltre il 42% di Via Nazionale, il capital gain rispetto al valore messo a bilancio, sarebbe superiore a 9 miliardi, Unicredit si ritroverebbe quasi cinque miliardi in più, Bper 55 milioni e Generali un miliardo e quattro, tanto per fare qualche esempio. Sul versante opposto ci sarebbe invece proprio Carige, che avrebbe un beneficio di soli 56 milioni rispetto a quanto già iscritto a bilancio, mentre per Bnl il vantaggio sarebbe pari a 550 milioni.

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