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Il fondo fa i raggi X alle aziende, in cinque anni il capitale cresce
di Mariano Mangia
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 9 maggio 2016

Ci sono gestori che non pretendono di sapere dove sarà il mercato nella prossima estate o di cavalcare la volatilità delle borse, ma che si attengono a un approccio disciplinato, basato su una rigorosa analisi e conoscenza delle aziende in cui investono. Appartiene sicuramente a questa categoria Nick Clay, portfolio manager di Bny Mellon Global Equity Income Fund, un fondo classificato dalla società di analisi Morningstar tra gli «azionari globali reddito» e che vanta performance a quattro stelle. «Il nostro obiettivo è generare un buon rendimento totale per l'investitore nel medio termine, inteso come un periodo di cinque anni, con un approccio orientato al reddito», spiega Clay. Nel mirino del gestore ci sono così aziende in grado di erogare dividendi non solo elevati, ma anche sostenibili nel tempo, dal momento che un alto rapporto tra dividendo atteso e prezzo dell'azione non è, di per sé, garanzia di un buon investimento. «Avere un orientamento al reddito», spiega, «significa avere un focus su aziende che hanno un approccio disciplinato nell'allocazione del capitale, perché per trarre beneficio da un flusso di dividendi da cumulare è necessario che sia sostenibile nel tempo. Siamo quindi molto attenti a valutare come l'azienda gestisce l'allocazione del capitale, come genera i suoi flussi di cassa, i tassi di rendimento del capitale investito». Un vantaggio dell'investimento orientato ai dividendi, sottolinea Clay, è che genera un profilo di rendimenti asimmetrico, tendenzialmente il portafoglio fa meglio dell'indice nelle fasi di ribasso del mercato, ed è meno volatile di un portafoglio focalizzato sui rendimenti in conto capitale. C'è disciplina anche nel processo di investimenti del fondo: nel selezionare i titoli, Clay e la sua squadra non hanno vincoli di area geografica o di settore, una flessibilità che è stata ampiamente utilizzata per cambiare radicalmente la composizione del portafoglio nel corso degli anni, ma possono comprare solo azioni con un rendimento da dividendi attesi superiore del 25% a quello dell'indice Ftse World e i titoli vanno venduti quando il loro rendimento da dividendo risulta inferiore a quello dell'indice (attualmente pari al 3,3%). Il gestore di Bny Mellon ritiene che uno degli errori più gravi, Clay per la verità adopera il termine «crimini», che un gestore attivo possa commettere è innamorarsi dei propri titoli, essere impaziente di acquistarli o mantenerli troppo a lungo in portafoglio. «Noi, invece, siamo forzati a vendere quando un titolo diventa troppo caro, siamo costretti a essere pazienti, ad aspettare prima di acquistare». Un'altra peculiarità di questo fondo è che abbina all'orientamento al reddito un approccio tematico. «Tematico non significa fare previsioni sul futuro, un esercizio che riteniamo inutile e quasi sempre erroneo, quanto piuttosto osservare e comprendere cosa sta accadendo oggi, quali sono i fattori chiave che determinano il rendimento degli investimenti, in positivo e in negativo», specifica Clay. I «temi» sono legati essenzialmente al concetto di «ciclo del capitale», ovvero alla sua allocazione e al suo rendimento, individuando i contesti e i settori favorevoli all'investimento, ovvero quelli dove la domanda eccede l'offerta o il tasso di rendimento del capitale investito supera il costo del capitale, oggi i beni di consumo, il farmaceutico o alcuni media, e quelli sfavorevoli, da evitare perché caratterizzati da un eccesso di capacità produttiva o da un insufficiente rendimento del capitale investito, e qui il riferimento più immediato è il settore minerario o quello dei servizi petroliferi. «Ci discostiamo dal consenso generale che ritiene che investire consista principalmente nel cercare titoli con elevati tassi di crescita e che investire in titoli «growth» significa investire in aziende che investono. Un gran numero di titoli growth si rivela deludente, se non «spazzatura», e, più importante ancora, il management di molte aziende è fortemente carente nell'allocazione del capitale: quando investe per la crescita, di norma finisce per distruggere valore, deprime i rendimenti, non li aumenta». Le aziende selezionate in base a questa analisi, e che compongono un portafoglio concentrato mediamente su una cinquantina di titoli, sono così nomi come Philip Morris, Reynolds American (tabacco), Microsoft, Procter & Gamble, Sysco Corp (ingrosso alimentare) o Novartis (farmaceutica); l'unica azienda italiana in portafoglio è Atlantia.

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