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Il factoring corre più veloce della ripresa
di Luigi dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 6 novembre 2017

Non più solo uno strumento di finanziamento, ma una vera e propria scelta strategica per la gestione del capitale circolante. È l'evoluzione che sta interessando il mercato del factoring, avviato verso un ulteriore balzo in avanti in Italia dopo il decollo coinciso con il periodo del credit crunch. Non che di colpo le banche abbiano ripreso a fare prestiti facilmente, ma i sette mesi consecutivi di erogazioni in crescita sopra l'1% (come sottolinea l'ultimo rapporto Abi, che si ferma al consuntivo di settembre) segnalano che il vento sta progressivamente cambiando. Eppure, la corsa dei contratti attraverso i quali l'azienda cliente cede a una società specializzata (il factor) i propri crediti esistenti o futuri (relativi per esempio a contratti ancora da stipulare) non si ferma. «I dati da inizio anno a fine agosto registrano un progresso nell'ordine del 13% rispetto a dodici mesi prima, arrivando a superare i 136,3 miliardi di euro di turnover (l'ammontare complessivo dei crediti ceduti in un arco temporale definito, ndr)» racconta Alessandro Carretta, segretario generale di Assifact, l'associazione che raggruppa gli operatori del settore. «Intanto, l'ammontare degli anticipi e dei corrispettivi erogati al 31 agosto 2017 segna una crescita pari al 6,74%». In questo senso, aggiunge l'esperto, «il factoring si trova sempre più ad assumere non solo il ruolo di alternativa al credito bancario, ma una scelta di business delle aziende che in questo modo gestiscono il circolante con le società di factoring, in modo da accelerare la crescita». La cessione dei crediti può avvenire in due forme: pro soluto, con il rischio di insolvenza del debitore che viene trasferito in capo alla società di factoring, o pro solvendo (cioè salvo buon fine), quando il soggetto che cede il credito rimane coinvolto in caso di mancato incasso da parte del factor. La prima è la forma più diffusa, tanto che nei primi otto mesi del 2017 ha superato quota 77,5 miliardi di euro, contro i 39,6 miliardi dell'alternativa, con 19,2 miliardi di residuo attribuibile ad altre forme che stanno emergendo nel mercato.
Così, dopo che nel 2016 è stata per la prima volta superata la soglia dei 200 miliardi di turnover, per l'anno in corso l'associazione di settore si attende un ulteriore balzo in avanti nell'ordine del 9,2%. Cresce intanto, anche se in misura minuta, l'outstanding, vale a dire l'ammontare dei crediti ceduti e non incassati a una certa data. A fine agosto il dato si è attestato a quota 51,5 miliardi di euro, di cui 20,4 miliardi riconducibii all'opzione pro soluto, 18,5 al pro solvendo e 12,6 di altre soluzioni. Quanto alla ripartizione territoriale per cedente, al primo posto c'è la Lombardia (28,3%), seguita dal Lazio (26,5%), con il Piemonte a chiudere il podio (12,2%), l'Emilia-Romagna quarta (6,0%) e il Veneto quinto (5,9%). Alla base della crescita che sta interessando il comparto ci sono principalmente due ragioni: le condizioni dei finanziamenti, evidentemente reputate convenienti da un numero crescente di aziende; la ridotta rischiosità rispetto ad altre forme di credito alle imprese, che spinge l'offerta. Il pagamento del servizio di factoring è basato su una commissione e, se è previsto un anticipo dei crediti, su interessi calcolati in base alle condizioni di mercato. Caratteristiche che consentono una forma di autofinanziamento del circolante. Il tasso applicato varia a seconda dei casi, in virtù della solidità aziendale e anche della qualità dei crediti: tendenzialmente si può dire che la fascia media si colloca tra il 4 e il 5%. Ma gli interessi possono essere anche della metà nel caso del reverse factoring, uno dei trend emergenti nel mercato. Questa soluzione si caratterizza per il fatto che la società specializzata stipula il contratto non con il creditore, bensì con il debitore, che è un'azienda capo-filiera di elevato standing e quindi dotata di un buon merito creditizio. Così può proporre ai propri fornitori (che vantano crediti nei suoi confronti) di diventare cedenti, consentendo a questi ultimi di accedere a un finanziamento a condizioni agevolate. Il risultato, oltre che in termini di stabilizzazione dei flussi di cassa per gli interessati dalla cessione, è anche una maggiore fidelizzazione tra l'azienda di grandi o medie dimensioni e la propria filiera produttiva. Un altro filone indicato in crescita riguarda l'ambito dei crediti fiscali, con il factoring pro-soluto che viene utilizzato anche da aziende che possono vantare un rating elevato per smobilizzare i crediti fiscali da imposte dirette o i crediti Iva, che di solito hanno una durata solitamente superiore ai consueti crediti commerciali. Guardando al futuro, dall'inizio del 2018 il settore dovrà fare i conti con il nuovo principio Ifrs 9, che sostituirà lo Ias 39 per la rilevazione e valutazione degli strumenti finanziari, imponendo di rilevare immediatamente tutte le perdite previste nel corso della vita di un credito. Secondo le attese del mercato, questa innovazione avrà effetti negativi soprattutto sul capitale delle banche, mentre per le società di factoring le complicazioni dovrebbero essere attenuate dalla minore rischiosità dello strumento. In quest'ultimo caso, infatti, le sofferenze si collocano mediamente intorno al 3,6%, mentre tra i crediti erogati dalle banche si arriva a sfiorare l'11% degli impieghi. I primi mesi di applicazione diranno se è effettivamente così.

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