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Il business che fa bene alla società. In portafoglio spuntano le B-Corp
di Paola Jadeluca
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 12 dicembre 2016

L'hanno ribattezza la Cernobbio delle B-Corp, le benefit corporation europee che si sono riunite a inizio estate a Roma per contarsi e raccontare come usano il proprio business per creare benessere. Società a metà strada tra il profit e il non profit che ora sono finite nel mirino dei grandi investitori che, secondo Morningstar, hanno sposato la causa delle sostenibilità e conquistano i più importanti asset manager del mondo. In particolare, sostiene Morningstar, le donne e i millennials sono i più interessati, due gruppi di investitori che stanno diventando prominenti. Ronald Cohen, co-fondatore di Apax Partners, uno dei più grandi fondi di venture e private equity, che ha finanziato imprese di grande successo, ha raccontato ormai due anni fa a Cold Call, il nuovo podcast digitale della Harvard Business School, di aver puntato il suo laser nel not-for-profit e più in generale negli investimenti "social impact": «Nel 19esimo secolo - ha detto - la gente parlava soltanto in termini di ritorno finanziario; nel 20esimo abbiamo introdotto la nozione di rischio e di ritorno; nel 21esimo abbiamo già portato la terza dimensione, l'impatto. Così rischio, ritorno e impatto è ciò che sta andando avanti. Investire con impatto, insomma, che vuole dire porsi un obiettivo che è così importante come quello finanziario». Ronald Cohen, nato povero in Egitto in un periodo turbolento, quando Inghilterra, Francia e Israele lo attaccarono per conquistare il controllo del canale di Suez, è diventato Sir, baronetto. Probabilmente la sua storia personale lo rende più sensibile alla sfera del sociale. Ma non è il solo. Il Global entrepreneur report 2017 di Bnp Paribas, che ha passato al setaccio 2,650 imprenditori multimilionari tra Europa, Asia e Nord America per studiare le origini della loro ricchezza e capire i progetti di investimento, rileva che nella categoria degli Ultrapreneurs, quelli di maggior successo con un patrimonio superiore ai 32 milioni di dollari, il 77% ritiene importante o addirittura di estrema importanza la Corporate social responsibility, nella loro azienda e in quelle in cui investono. Questa fascia di ultra-imprenditori, infatti, è la più entusiasta del cossidetto "angel investing", come si chiama l'investimento informale che molte persone facoltose effettuano presso altre aziende. In particolare prediligono start-up capaci di creare cambiamenti rilevanti che, come provano molte start-up di successo, è molto spesso in business che comportano innovazioni che aiutano a migliorare la qualità del pianeta, dal punto di vista ambientale o della comunicazione. Accanto agli Ultrapreneurs, ci sono anche i Millennipreneurs, che, secondo le analisi di Bnp Paribas, risultano tutti seriamente intenzionati a realizzare business "disruptive", che rivoluzionano il mondo degli affari. Molte imprese, dalla Apple alla Tesla, stanno riducendo l'"impronta ambientale", riducendo le emissioni nocive. Quello del territorio, della comunità in cui si vive, è un aspetto chiave dell'impatto sociale. Come provano molte case history, un atteggiamento più responsabile dal punto di vista ambientale si riverbera lungo tutta la filiera dei fornitori, che a loro volta vengono scelti per pratiche e prodotti più sostenibili. Influenzare tutta la filiera, è questo l'obiettivo delle B-Corp. Inventato negli Usa, sono una novità per l'Italia, che nel 2015 ha introdotto questa figura giuridica. In uno scenario di grandi cambiamenti, dove profit e non profit spesso si integrano, la beneficienza sposa il capitalismo nel venture-philantrophy, le B-corporation suggellano il matrimonio tra profitto e cura dell'impatto positivo verso la società e l'ambiente. Ogni azionista, ogni amministratore, ogni dirigente prima di prendere qualsiasi decisione è tenuto a soppesare anche la valenza sociale e ambientale di questa decisione. Negli Usa esiste un apposito ente di certificazione, che verifica che gli obiettivi di benessere dichiarato siano stati raggiunti. E anche in Europa, il B-Lab, con una costola italiana. Molti fondi hanno iniziato a investire in queste società. D-Orbit, per esempio, start-up italiana divenuta famosa perché ripulisce lo spazio dai satelliti con una tecnologia proprietaria, ha attirato TTVenture e Como Venture. Ma la società è entrata in orbita grazie al Club degli Investitori, associazione di imprenditori, professionisti e manager che investe direttamente in quote di partecipazione di startup o di piccole imprese innovative a elevato potenziale di crescita. C'è chi nasce B-Corp e chi ci diventa. La Zordan di Vicenza, per esempio, uno dei principali player nella produzione di arredamento per i negozi monomarca delle griffe del lusso ha appena annunciato di essersi trasformata in società benefit. Robert Shiller, Nobel per l'economia nel 2013, è un'acceso sostenitore delle B-Coporation che, secondo lui, avranno migliori performance rispetto alle aziende tradizionali. Una cosa è certa: le performance dei fondi sostenibili, quelli cioè che investono in aziende che presentano determinati requisiti, hanno mostrato nel corso del tempo rendimenti superiori agli indici di mercato. Harvard Business University ha tracciato le performance finanziarie di imprese con forte impegno ambientale, locale e di governance dal 1992 al 2010 mettendole a confronto con aziende poco impegnate: la sostenibilità s'è rivelata premiante. Lo stesso emerge da un recente report di Jon Hale, head of Sustainable Research di Mornignstar, secondo il quale le imprese con maggiore impegno sociale e ambientale hanno performance e rating superiori rispetto alle altre; altro dato provato da grafici è che i fondi sostenibili competono ad armi pari con indici di settore e fondi comparabili. Ma non solo. Sempre secondo Hale, società con un forte focus su ambiente e società riescono a livello di portafoglio ad aggiustare meglio la componente di rischio.

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