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  :: Rassegna stampa - Documento

I giovani bocciano la formazione scolastica
di Marco Frojo
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 30 ottobre 2017

In Italia esiste un sostanziale disallineamento fra quello che si studia a scuola e quello che si fa poi nel mondo del lavoro. A dirlo non è qualche istituzione internazionale ma gli stessi giovani che hanno concluso il proprio percorso formativo e hanno trovato un impiego. Secondo l'Indagine sull'approccio alla ricerca del lavoro dei giovani in Italia, realizzata dal Censis per conto dell'Ebitemp, il 26,9% dei giovani italiani attualmente occupati ritengono che il lavoro che svolgono non abbia alcun tipo di connessione con il proprio percorso di studi o di formazione. Un ulteriore 22,6% ritiene che esista una connessione ma solo di tipo marginale. La maggior correlazione si trova tra i giovani che dispongono della sola licenza media che, nel 78,9% dei casi, non individuano alcun legame tra quello che fanno e il proprio percorso di studi/formazione. Tra i diplomati il dato si riduce di molto rimanendo tuttavia nel complesso superiore al 60% ed attestandosi sul 39,8% in riferimento alla sola modalità di risposta "per nulla connesso". Tra i laureati il dato è notevolmente più basso (38,1% sommando le risposte "per nulla connesso" e "solo marginalmente connesso"), ma la questione assume un peso molto significativo in considerazione del lungo investimento (anche superiore ai vent'anni nel caso di dottorati o corsi post-laurea) in capitale umano. «Tra i giovani il tema del lavoro "resiste". Resiste ad una rappresentazione mediatica impoverente che lo presenta come un ambito dal perimetro sempre più stretto, ad accesso sempre più condizionato da fattori che nulla hanno a che vedere con il merito e le competenze — spiega Giuseppe De Rita, presidente del Censis —. Resiste a chi lo descrive come un luogo dove si originano disparità e disuguaglianze. Resiste perché, nonostante tutto, è solo con il lavoro e nel lavoro che i giovani pensano ancora oggi di poter realizzare le loro legittime aspirazioni». Secondo De Rita chi cerca lavoro ha però una consapevolezza parziale dell'esistenza di soggetti di intermediazione a cui è possibile rivolgersi per avvicinarsi al mercato del lavoro e valorizzare le proprie competenze. «I giovani hanno anche una scarsa conoscenza delle politiche attive del lavoro. E non sanno bene come inquadrare un eventuale orientamento al lavoro in fase scolastica o post-scolastica». I dati contenuti nell'indagine confermano purtroppo che il termine "politiche attive" non è entrato nel lessico comune. Solo il 30,5% dei giovani dichiara di sapere cosa sono; il 32,1% ne ha sentito parlare ma non saprebbe dire di cosa si tratta esattamente; il 37,4% non le ha mai sentite nominare. Come ci si poteva attendere il titolo di studio degli intervistati gioca un ruolo al riguardo: da notare comunque che il livello di conoscenza rimane piuttosto basso anche tra i laureati. Più della metà dei giovani, inoltre, non ha contattato né un Centro per l'Impiego né un'Agenzia per il Lavoro, ossia i soggetti preposti a favorire l'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro. Le ragioni di questi comportamenti vanno cercate soprattutto nel disinteresse per i servizi offerti (24,0% per i Centri e 21,6% per le Agenzie); una quota ugualmente consistente di giovani, intorno al 20%, dichiara di non averci proprio pensato. A proposito delle Agenzie, c'è da dire che il 13,8% dei giovani non era interessato ad un lavoro a somministrazione. «Nel complesso sembra si possa dire che la conoscenza di quello che effettivamente fanno questi soggetti e dei servizi che sono tenuti ad offrire è ancora poco diffusa tra i giovani — si legge nel report del Censis —. Un dato che supera di molto quello relativo ad un giudizio (o in alcuni casi un pre-giudizio) di sostanziale inefficacia». Il fatto che si tratti spesso di pregiudizi emerge chiaramente nel momento in cui si va a misurare il grado di soddisfazione di chi effettivamente ha fatto il passo di rivolgersi a un Centro o a un'Agenzia. Per quel che riguarda le Agenzie per il Lavoro il giudizio è positivo nel 53,3% dei casi, mentre la percentuale per i Centri per l'Impiego scende al 35,2%. La nota negativa è data dal fatto che una percentuale elevata di giovani (18,3%) dichiara di aver trovato un impiego attraverso un'Agenzia non corrispondente alle proprie attese. In Francia è alto il numero delle persone che contattano i centri privati per l'impiego al fine di trovare un lavoro. Più basso e tendente al calo l'andamento in Spagna, Regno Unito, Italia e Germania.

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