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Formazione soltanto per i vertici aziendali, le imprese tagliano i corsi per gli impiegati
di V. Ul.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 17 luglio 2017

Secondo Unioncamere, nel 2015 il 21% delle imprese ha organizzato corsi di formazione per i propri dipendenti, a cui ha partecipato il 28% degli organici aziendali. Numeri in diminuzione rispetto all'anno precedente e soprattutto al periodo 2009-11, quando, si legge nell'ultimo rapporto della banca dati Excelsior, accanto ai licenziamenti c'è stato anche "un eccezionale impegno delle imprese a intensificare l'attività formativa delle proprie risorse umane, per ritrovare competitività e attuare quelle riorganizzazioni tecniche e organizzative che la crisi imponeva". Sei anni fa a fare formazione era stato il 35% delle aziende. Il quadro, però, cambia molto se ci si focalizza sulla formazione delle sole figure di vertice: nel 2015, si legge nell'ultima ricerca di Asfor, l'associazione per la formazione manageriale, "dopo molti anni c'è un segnale di ripresa dei budget", con il 41% delle aziende che dichiara di aver aumentato le risorse finanziarie destinate alla formazione. Insieme ai soldi, aumenta anche la consapevolezza delle imprese: «Notiamo ancora una tendenza a considerare la formazione interna tra le prime scelte, con il dipendente che insegna al dipendente. Questo però non basta più e l'esigenza di diversificare le competenze e approfondirle per funzione e obiettivo, sommate all'indiscusso valore del confronto in contesti interaziendali come quelli che si creano nelle nostre aule sono sempre più considerati di valore», spiega il presidente del Centro universitario di organizzazione aziendale (Cuoa) Federico Visentin. La prima business school italiana, nata nel 1957 in provincia di Vicenza, l'anno scorso ha visto la gran parte degli iscritti (72%) concentrati nei corsi executive, quelli cioè destinati a persone che già lavorano da tempo. A frequentarli sono da una parte gli stessi imprenditori: hanno un'età media di 40 anni e un'esperienza lavorativa di almeno 15. Per la propria formazione, spiegano dagli uffici del Cuoa, considerano importante «lo sviluppo delle competenze tecniche e di quelle soft e a livello organizzativo il cambiamento e l'evoluzione, attraverso azioni di riorganizzazione, sviluppo, ottimizzazione e miglioramento dei processi». Dall'altra parte, tra gli studenti Cuoa ci sono anche numerosi manager: hanno tra i 35 e i 40 anni e hanno accumulato un'esperienza lavorativa di almeno un decennio. Con la formazione puntano allo «sviluppo delle competenze specialistiche e manageriali, per fare carriera e acquisire maggiore sicurezza e credibilità nel proprio contesto lavorativo, oltre a un miglioramento dell'aspetto retributivo». Nella classifica delle proposte di formazione più frequentate, seguono Mba e master part time (20%) e infine quelli full time (8%). Qui prevalgono i neolaureati con un'età compresa tra i 23 e i 26 anni e l'interesse per opportunità professionali all'estero. Consapevoli dell'importanza di una specializzazione post-lauream, puntano ad «acquisire competenze specifiche, concrete e spendibili nel mercato del lavoro, avere più opportunità di inserimento professionale e fare esperienze di lavoro qualificanti in funzione dello sviluppo futuro di carriera». Nel primo semestre 2017, la business school ha gestito più di 250 richieste di aziende e società di selezione alla ricerca di figure con un'alta formazione e competenze trasversali, in cui le conoscenze tecniche si accompagnino ad abilità comunicative e relazionali. «Il dato positivo è che sono cresciute del 2% le offerte di inserimento lavorativo, adesso pari al 90%, e sono invece diminuite quelle per un semplice stage, scese al 10%», spiega Valentina Danieletto del Job Career center di Cuoa, che ogni giorno lavora per far incontrare domanda e offerta di lavoro. I profili richiesti sono nel 65% dei casi quelli di neolaureati o giovani con meno di tre anni di percorso lavorativo, mentre il 35% delle domande riguardava figure con maggiore esperienza o addirittura senior. A prevalere sono le offerte di mansioni nel settore commerciale (30%) e in quello ammi-nistrativo, finanziario e di controllo di gestione (22%). Seguono marketing e comunicazione (14%) e produzione, con specializzazioni nella lean economy (9%).

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