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Finanza, ancora questa sconosciuta. Gli italiani i meno esperti d'Europa
di Walter Galbiati
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 14 novembre 2016

Comprare un titolo quotato in Borsa o sottoscrivere un'obbligazione, ma anche scegliere il mutuo migliore oppure un piano previdenziale adeguato alle proprie aspettative di vita sono scelte che si presentano sempre più di frequente anche solo frequentando uno sportello bancario. Eppure sono in pochi a sapere di cosa si stia parlando. Quasi nessuno ha i mezzi necessari per affrontare una qualsiasi scelta finanziaria, finendo di fatto in balia del sentito dire o peggio ancora dei consigli non sempre disinteressati dei venditori d'occasione. Nel mondo solo una persona su tre conosce le nozioni basi della finanza. E non possederle significa non essere in grado di prendere le decisioni necessarie per gestire i propri averi. Solo chi conosce la materia è nella condizione di adottare le soluzioni migliori per risparmiare, investire o prendere a prestito del denaro. La conoscenza finanziaria diventa sempre più importante in un mondo in cui cresce a vista d'occhio la complessità dei prodotti finanziari che per di più risultano a portata di mano di un pubblico sempre più vasto. La spinta dei governi ad ampliare l'accesso ai servizi finanziari ha spinto la crescita del numero di persone in possesso di un conto corrente e con la possibilità di sottoscrivere i prodotti del credito. Lo stato dell'arte nel mondo è stato fotografato da uno studio pubblicato dall'agenzia di rating, Standard&Poor's, e intitolato "Financial Literacy around the world".
È un grido di allarme perché solo il 33% dei 150mila interrogati in 140 diverse nazioni sono stati in grado di rispondere correttamente alle quattro domande incentrate sui concetti di diversificazione del rischio, inflazione, interessi e interessi composti. Chi è stato in grado di rispondere a tre su quattro dei quesiti presentati è stato definito "letterato" dal punto di vista finanziario. Uno su tre ha superato l'esame, mettendo in mostra come vi siano molte diversità a seconda dei gruppi sociali di appartenenza e degli stati in cui si è nati. «Per esempio — recita lo studio — donne, poveri e persone poche istruite sono più facilmente privi delle nozioni di base. E questo è vero non solo nelle economie in via di sviluppo, ma anche in società dove i mercati finanziari sono estremamente sviluppati». Chi possiede una migliore cultura finanziaria spicca per alcune caratteristiche che ritornano simili in ogni parte del mondo: gli adulti con un conto corrente o che usano abitualmente le carte di credito hanno una conoscenza più approfondita delle materie economiche, indipendentemente dalla classe reddituale di appartenenza. Anche le persone più povere in possesso di un conto in banca sono più "letterate" rispetto ad altri poveri che non lo hanno. E così tra i ricchi, chi utilizza carte di credito è più preparato di chi invece non ne fa uso. Dalla ricerca emerge che ben 3,5 miliardi di adulti nel mondo, molti dei quali nei paesi in via di sviluppo, sono privi di una minima preparazione di base: le nazioni con una più alta percentuale della popolazione preparata in finanza sono l'Australia, il Canada, la Danimarca, la Finlandia, la Germania, Israele, l'Olanda, la Norvegia, la Svezia e il Regno Unito, dove almeno il 65% o più della popolazione adulta padroneggia l'Abc finanziario. Sul lato opposto, l'Asia del Sud è l'area con le percentuali più basse: qui solo un quarto degli adulti o meno sono in grado di capire i concetti base. L'Unione europea si presenta con una mappa divisa in due. In media 52 adulti su cento sono finanziariamente "letterati" e la comprensione della materia è più elevata nel Nord Europa. Danimarca, Germania, Olanda e Svezia sono le nazioni con il più alto tasso di conoscenza finanziaria con almeno il 65% degli adulti in possesso degli strumenti necessari per decidere come utilizzare i propri risparmi. Le percentuali mutano drasticamente nell'Europa del Sud: in Grecia e Spagna, il tasso "letterario" sono rispettivamente del 45 e del 49%. Italia e Portogallo sono invece tra i peggiori dell'Unione: il primo ha un tasso del 37% il secondo del 26%. Oltre alla differenza tra il Nord e Sud dell'Europa spicca anche un linea di demarcazione tra i Paesi che hanno aderito all'Unione nel 2004 o successivamente. In Bulgaria e Cipro solo il 35% degli adulti si può definire letterato e la Romania col suo 22% è il fanalino di coda dell'Europa unita. Come colmare il divario? L'idea è di partire dalle scuole, ma anche su questo fronte l'Italia non eccelle, perché si trova al penultimo posto Ocse per alfabetizzazione finanziaria dei quindicenni. Gli italiani sanno meno concetti base su mercati e investimenti di quanto non facciano i loro vicini europei, come testimoniano anche le cronache finanziarie colme di storie di portafogli svuotati nella pressoché totale incapacità di comprendere ciò che accade da parte dei loro possessori. Il catalogo dei motivi per i quali sarebbe necessario spingere sull'educazione finanziaria è vasto. Eppure, da un punto di vista strutturale e organico le iniziative coordinate sono poche e molto è affidato ai singoli — autorevoli professori o istituzioni — che lanciano i loro testi di divulgazione o i loro cicli di preparazione. Di recente è scesa in campo anche la Consob, Autorità dei mercati finanziari e dei prodotti d'investimento, forse stanca di raccogliere nel suo bollettino storie di agenti e società dediti più alla truffa che agli interessi dei clienti. Per colmare le carenze la Consob ha lanciato uno strumento, che già nel nome lascia intendere la sua funzione. Si chiama "SA-VERio il Salvadanaro", uno strumento che permette di «pianificare e controllare le spese personali in relazione al reddito disponibile, favorendo il raggiungimento del proprio obiettivo di risparmio». È un tool presente sul portale di educazione finanziaria della Commissione, che nell'occasione del lancio ha voluto sondare anche le italiche conoscenze finanziarie. Ed è emerso che paradossalmente — pur avendo una pagella largamente insufficiente — gli italiani peccano pure di supponenza: pensano di avere capacità finanziarie superiori alla media (nell'80% dei casi) e sono esposti a errori di valutazione che alterano la percezione del rischio. Come accade in molti altri ambiti, poi, nella decisione d'investimento si affidano largamente (44% dei casi) ai consigli di amici e familiari, che non sono certo sempre comprovati professionisti della finanza. Per ovviare, almeno in parte, a queste distorsioni, l'applicativo della Consob permette di programmare le entrate e le spese monetarie, in base alla loro natura (istruzione, salute, tempo libero ecc.); registrare i redditi e le spese effettive; misurare il risparmio realizzato nel tempo considerato (ad esempio un mese, un anno, ecc.). Di fatto, è un alert che permette di capire «se il nostro stile di consumo sia equilibrato e sostenibile e quali siano le voci che dobbiamo sottoporre a maggior controllo, accompagnando la scelta delle possibili contromisure, come eliminare eventuali sprechi o cercare altre forme aggiuntive di reddito».

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