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  :: Rassegna stampa - Documento

L'export frenato da formato bonsai delle ditte
di P. Jad.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 15 settembre 2014

Le piccole e medie imprese italiane sono le meno vocate all'export di tutte le Pmi d'Europa. Un dato che emerge con evidenza da un'indagine di Ups, il corriere internazionale, condotta su 8.114 titolari e direttori di imprese di calibro minore in sette paesi: Regno Unito, Germania, Italia, Paesi Bassi, Francia, Polonia e Belgio. Le imprese intervistate spaziano dall'automotive alla cura della salute, dall'hi-tech al settore industriale classico, fino al retail. Tra tutte, dunque, risulta che le italiane sono le più inclini a vendere entro i confini domestici. C'è da sottolineare, però, che rispetto alle Piccole e medie imprese tedesche e inglesi, per esempio, la tipologia di Pmi del nostro paese è particolarmente bonsai. Le nostre aziende in media hanno attorno ai 4-10 dipendenti, rispetto a dimensioni maggiori negli altri paesi. Questo spiega anche meglio le paure che trattengono i nostri piccoli imprenditori dall'affacciarsi con maggiore coraggio sui mercati stranieri, in particolare al di fuori dell'Unione europea. Alla base di questa timida internazionalizzazione, infatti, ci sarebbe il timore che le merci vengano danneggiate o addirittura smarrite. Altro freno, la scarsa informazione sulla gestione delle normative e procedure per approdare sui mercati stranieri. E' evidente che si tratta di pregiudizi che si alimentano facilmente in organizzazioni di taglio ridotto, dove manca personale qualificato addetto all'internazionalizzazione. Non a caso solo nel 6% dei casi le nostre Pmi esportano in Cina, terra così lontana, così diversa, così complessa. Si tratta della percentuale più bassa. In Cina, invece, è prima tra le destinazioni extraeuropee per Paesi Bassi e Polonia. Restano gli Usa il primo sbocco per Regno Unito, Belgio e Italia. Mentre il Canada è numero uno per Francia e Germania. Al di là delle differenze, comunque, resta un dato comune a tenere unite tutte le imprese del Vecchio Continente: «Le Pmi hanno un enorme potenziale di esportazione al di fuori dell'Ue che devono sfruttare per incrementare i ricavi e creare un solido andamento di crescita».

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