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  :: Rassegna stampa - Documento

Cuonzo: «Perché non funziona il Tribunale delle imprese»
di S.Pes.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 20 marzo 2017

«In Italia c'è un sistema giurisdizionale ancora fortemente inadeguato, decisamente distaccato dagli standard di efficienza dei concorrenti europei, che frena gli investimenti esteri e blocca la crescita del Paese». A parlare è Gabriel Cuonzo, name partner dello Studio Trevisan & Cuonzo, che spiega che non è bastata la creazione nel 2012 dei tribunali d'impresa, ossia di sezioni dedicate alle esigenze delle aziende, con giudici specializzati e tempi più rapidi di definizione delle cause. Nonostante per la prima volta, dopo tantissimi anni, nell'agosto scorso i tempi medi di definizione dei procedimenti contenziosi in primo grado siano scesi a 992 giorni, quindi sotto quota 1000, nel nostro Paese la durata delle cause è ancora il doppio, se non addirittura il triplo, rispetto a quella degli stati più virtuosi, come Germania, Inghilterra, Francia e Olanda. Alla lungaggine delle cause si aggiunge poi anche la mancanza di qualità delle strutture che portano l'Italia ad avere una pessima reputazione sotto il profilo dell'efficienza della giustizia civile. «L'inefficienza della giustizia civile italiana è una delle cause più importanti della mancata crescita del Paese e del basso livello di investimenti esteri. La qualità della giurisdizione è, infatti, un fattore strategico nella localizzazione dell'impresa globale ad alto tasso di tecnologia», dichiara Cuonzo, che è sorpreso che una questione così cruciale sia rimasta sostanzialmente irrisolta negli ultimi decenni, al di là dei soliti proclami dei vari governi nei mesi iniziali delle legislature. «Il punto è che gli stakeholder del sistema giustizia (cioè gli avvocati e i magistrati, ndr) non hanno la volontà di cambiare veramente le cose», commenta l'esperto. E il riferimento va ai circa 237mila avvocati italiani che, stando ai dati del 2014, hanno un volume d'affari medio annuo di circa 57mila euro e un reddito medio Irpef di 37mila euro. «Il motto "causa che pende, causa che rende", è più che mai attuale», prosegue Cuonzo, che ricorda che gran parte degli avvocati sopravvive proprio grazie alla polverizzazione del contenzioso civile (4 milioni di nuove controversie all'anno). La creazione, nel 2012, dei tribunali d'impresa non ha cambiato molto le cose. «L'idea di base di creare solo pochissime sedi dedicate alle esigenze delle aziende, dotate dei migliori giudici d'impresa italiani e con investimenti infrastrutturali adeguati, era buona. Ma poi ha prevalso una logica localistica, per cui le sezioni di impresa sono diventate 22 con conseguente impossibilità di concentrare risorse umane e tecnologiche», spiega Cuonzo. La law firm è il punto di riferimento di molte imprese tecnologiche mondiali, ha una forte competenza nel contenzioso commerciale e industriale e nel 2016 ha registrato una crescita dei ricavi di circa il 15%. Secondo Cuonzo ci vorrebbe il coraggio politico di invertire la rotta, superando gli interessi localistici e corporativi e creando al massimo tre tribunali d'impresa (a Milano, Roma e Torino) dotati dei migliori standard professionali e tecnologici, come aule attrezzate per traduzioni simultanee e personale specializzato per la trascrizione delle udienze. «Dei supertribunali che diverrebbero tre hub in grado di ricevere il contenzioso commerciale più significativo e di offrire alle imprese straniere una percezione di alta qualità. La concentrazione delle risorse in poche sedi è del resto un modello seguito dalle principali giurisdizioni».

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