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Cuneo fiscale, chi guadagna con il taglio
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 3 aprile 2017

Tagliare il cuneo fiscale non basta, se poi di pari passo crescono in maniera più che proporzionale le addizionali Irpef. Con il risultato che le buste paga dei lavoratori italiani diventano sempre più "leggere". È la conclusione alla quale arriva uno studio di Uhy Italy (network delle società di consulenza) e che dovrebbe servire da monito al legislatore, dato che nelle ultime settimane si è tornato a parlare di taglio del cuneo tra le misure per rilanciare i consumi interni (cresciuti di un modesto 1,3% nel 2016). Lo studio, che Affari&Finanza pubblica in esclusiva, ha preso in esame il cedolino di quattro categorie e il relativo reddito annuo lordo: 20mila euro di un operaio, 30mila di un impiegato, 50mila per un quadro e 90mila euro di un dirigente. È stata considerata la residenza a Roma e Milano, ma la situazione – spiegano gli autori della ricerca - non cambia molto se si considerano gli altri territori dello Stivale. «Dal 2012 al 2017 il costo aziendale annuale di ciascun addetto è diminuito in via diretta», osserva Luca Bianchin, partner di Uhy. «Per Milano, ad esempio, si va da circa 1.000 euro in meno nel caso di un operaio ai 1.700 euro di un impiegato, per salire ai circa 3mila euro per un quadro, fino a sfiorare i 5mila euro per un dirigente». Ancora più elevate le soglie di risparmio a Roma. «Il tutto, però, spesso a scapito di agevolazioni all'assunzione venute a mancare o destinate solo a brevi periodi temporali», aggiunge. A fronte di questi risparmi per le aziende, lo stipendio netto percepito dai lavoratori non è aumentato, anzi è diminuito. Solo gli operai hanno goduto di una busta paga più pesante di circa 1.000 euro annuali, soprattutto grazie al bonus di 80 euro mensili introdotto nel 2015. Le altre categorie (e più in generale chi ha dichiarato redditi più elevati) sono state penalizzate dal forte incremento delle tasse locali, decise da Comuni e Regioni. Nei casi presi in esame da Uhy, per esempio i dipendenti milanesi hanno subito un forte incremento dell'addizionale Irpef comunale. Quelli romani un aumento dell'addizionale Irpef regionale. Un impiegato del settore commercio, residente nel capoluogo lombardo, ha perso solo nell'ultimo anno 173 euro a Milano e 227 a Roma. Un quadro 225 euro nel capoluogo lombardo e 516 nella capitale. Un dirigente ha subito una decurtazione di 1.431 euro a Milano e 1.167 a Roma. Il tutto senza considerare l'ulteriore impatto derivante da Imu e Tasi (le tasse locali sono quasi triplicate nell'ultimo lustro). La riduzione degli oneri sul lavoro per le aziende nei cinque anni deriva soprattutto dall'azzeramento dell'Irap. Una imposta che gravava su salari e stipendi in via ordinaria (al lordo di eventuali deduzioni) per il 3,9% in Lombardia e per il 4,82% nel Lazio. La cancellazione – introdotta due anni fa - vale solo per i lavoratori dipendenti assunti a tempo indeterminato. Una boccata di ossigeno per le imprese, specie quelle con elevata intensità di lavoro come nel caso dei servizi. Si stima che il risparmio si aggiri sui 6,5 miliardi di euro annui. Altri sgravi hanno riguardato voci minori, mentre i contributi previdenziali sono rimasti stabili. Il cuneo fiscale è tornato al centro dell'agenda politica alla vigilia dell'approvazione del Def, che farà da base alla prossima Legge di Bilancio. Secondo le anticipazioni, è in vista una sforbiciata dal 3 al 5% che riguarderebbe però solo i neo-assunti con contratto a tempo indeterminato, nel nuovo sistema a tutele crescenti introdotto dal Jobs Act. Lo sgravio per le imprese sarebbe di circa 300 milioni per ogni punto percentuale. Quindi un beneficio da 1 a 1,5 miliardi. Tra gli addetti ai lavori c'è però un certo scetticismo sulla capacità di questo intervento di rilanciare davvero l'occupazione e l'economia più in generale. «Effettivamente un calo del cuneo fiscale c'è stato negli ultimi anni», sottolinea Isabella Covili Faggioli, presidente nazionale di Aidp (Associazione per la Direzione del Personale). «Quel che però può davvero fare la differenza è l'utilizzo della possibilità di strumenti che siano riconducibili al welfare. Questi dovrebbero essere potenziati e andare verso il vero bilanciamento tra vita privata e lavorativa e includere aree che oggi sono non previste (come lo spostamento casa-lavoro)». Un costo del lavoro più competitivo, aggiunge, «non può che far bene alle aziende che potranno confrontarsi sui mercati internazionali». Mentre Guido Beltrame, consigliere dell'Odcec (Ordine dei commercialisti) di Milano, «stante l'elevato divario tra costo aziendale e retribuzione netta aziendale e retribuzione netta percepita dal dipendente, le misure adottate per ridurre il cuneo fiscale sono poco utili per le imprese perché intervengono a livello di tassazione complessiva dell'azienda e non direttamente sulla retribuzione del dipendente». In un periodo di prolungata crisi economica, secondo l'esperto, «la riduzione della tassazione Irap viene utilizzata dalle imprese innanzitutto per continuare a rimanere sul mercato».

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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