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Confidi, si rischiano altre sofferenze. Le mosse di governo e Banca d'Italia
di Adriano Bonafede
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 26 giugno 2017

C'è un fuoco che ancora cova sotto la cenere delle sofferenze sui crediti. È quello che riguarda il variegato mondo dei Confidi, i consorzi che prestano garanzie per agevolare le piccole e medie imprese nell'accesso ai finanziamenti bancari. Si tratta di 469 soggetti, operanti spesso in forma di cooperativa, che fanno capo ad associazioni imprenditoriali di settore o territoriali. Alcuni di questi, però, anche fra i più grandi, sono andati in fallimento o sono in liquidazione. Mentre la gran parte di queste strutture opera tuttora, in attesa di una revisione delle normative che è ancora in fieri, senza che le autorità amministrative possano esercitare alcun effettivo potere di controllo. E in casi di anomalia, la loro attività può impattare, sorprendentemente, anche sulla vita dei cittadini comuni, ad esempio sulle fidejussioni rilasciate quando si compra una casa. Il meccanismo del Confidi è semplice: il piccolo artigiano o imprenditore o negoziante fa fatica a offrire garanzie alla banca cui chiede un prestito: iscrivendosi al Confidi può ottenere la garanzia che quest'ultimo offre al posto suo all'istituto di credito. Tutto semplice, quindi, ma solo sulla carta. I Confidi svolgono l'istruttoria e la offrono alla banca che così può erogare il prestito mentre danno alla stessa una garanzia se qualcosa dovesse andar male. Il valore del Confidi starebbe dunque nella conoscenza, oltre che del piccolo imprenditore, anche del territorio in cui opera e sarebbe particolarmente importante in un'epoca, come l'attuale, in cui la presa delle banche sul territorio tende a scemare, anche per la chiusura o il ridimensionamento di molte filiali. Qualcosa però è andato storto negli ultimi anni. Il caso più eclatante è stato la messa in liquidazione della torinese Eurofidi, la più grande struttura italiana ed europea di questo tipo (operava in tutto il territorio nazionale). I soci, tra cui c'era la Regione Piemonte, a un certo punto hanno deciso di non coprire più le perdite evitando di ricapitalizzare la società. Altri casi portati alla ribalta sono stati quelli di Interconfidicom di Milano, finita in liquidazione e, in precedenza, di Sinvest. Questi tre soggetti erano tra i pochi vigilati dalla Banca d'Italia, che li ha espulsi dal mercato. Perché su 469 Confidi ce ne sono solo 39, adesso, che sono stati costretti in passato a trasformarsi in intermediari finanziari perché – secondo un regolamento del ministero dell'Economia – hanno superato la soglia dei 75 milioni di attivi. E se qualcuno dubita che questi 39 soggetti saranno tutti ancora operanti nei prossimi due-tre anni, quando gli effetti della crisi economica ma anche degli errori manageriali saranno emersi completamente, di sicuro tutto cambierà a breve per gli altri 430 Confidi detti "minori". Questi ultimi hanno goduto negli anni passati della più sfrenata libertà, non essendo vigilati praticamente da nessuno. Per allertare il pubblico a seguito di esposti o simili, Bankitalia ha soltanto stilato una black list dei soggetti scorretti, pure segnalati alla Gdf (vedi tabella in pagina), senza poterli cancellare dall'elenco dei Confidi per un principio generale del diritto amministrativo che consente di ritirare l'iscrizione in autotutela solo quando il soggetto ha perso i minimali requisiti patrimoniali che aveva in precedenza. Si può soltanto immaginare cosa abbiano fatto i Confidi minori in presenza di una normativa che consentiva loro di fare quello che volevano. Molti, naturalmente, si sono comportati bene e hanno svolto il loro importante ruolo di sostegno alle piccole e medie imprese. Ma altri se ne sono andati per la tangente inventandosi letteralmente delle nuove funzioni. La più importante tra queste è stata il rilascio di garanzie e fidejussioni, non soltanto alle imprese ma persino ai cittadini. Il rilascio delle fidejussioni è un'attività riservata alle banche, alle assicurazioni e ad altre istituzioni finanziarie. Invece qui sono state rilasciate, e accettate spesso con leggerezza, garanzie a imprese che partecipavano a una gara pubblica; in realtà ogni società che voglia lavorare con la Pa deve munirsi di fidejussione. Anche i cittadini comuni, al momento di acquistare una casa su pianta, hanno spesso chiesto e ottenuto dal costruttore la garanzia che avrebbe finito la casa. Non ci vuole molto a capire che, se questa garanzia è stata escussa presso un Confidi che non poteva neanche rilasciarla, le cose sono andate male sia per le aziende che per i cittadini. Nessuno sa quali e quanti casi di dissesti patrimoniali affioreranno nel prossimo futuro, facendo emergere sofferenze in capo a molti Confidi. In base alle vecchie regole del Fondo di garanzia per le Pmi istituito presso il ministero dello Sviluppo economico, i Confidi rilasciavano la garanzia - rischiando in proprio - prima di ottenere la copertura. In attesa della prima applicazione delle nuove regole di bilancio emanate dalla Banca d'Italia, non ci sono certezze sugli importi che i Confidi minori saranno chiamati a pagare per le fidejussioni di prossima escussione. Di certo c'è che finalmente qualcosa si muove a livello regolamentare e di vigilanza. Nel 2015, a ben sei anni dalla legge di delega, il ministero dell'Economia ha predisposto i decreti legislativi che hanno creato l'Organismo per la tenuta dei Confidi (che sarà a sua volta vigilato dalla Banca d'Italia). Nel 2016 è stato istituito il board dell'Organismo, che partirà effettivamente nel 2018. I Confidi avranno nove mesi per iscriversi o per trasformarsi in qualcos'altro. Ma non potranno più avere mano libera.

* * *

La scheda. I primi consorzi nascono nel lontano 1956
I Confidi, acronimo di "consorzio di garanzia collettiva dei fidi", sono soggetti che svolgono attività di prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell'accesso ai finanziamenti, a breve medio e lungo termine, destinati alle attività economiche e produttive. I confidi sono disciplinati dal Testo Unico Bancario (TUB) D.Lgs. 385 del 1993. I Confidi nascono come espressione delle associazioni di categoria nei comparti dell'industria, del commercio, dell'artigianato e dell'agricoltura, basandosi su principi di mutualità e solidarietà. I primi consorzi fidi, o cooperative di garanzia, vengono costituiti già nel 1956. Successivamente, anche grazie alle incentivazioni regionali, vengono costituiti diversi organismi di garanzia, principalmente nell'artigianato ma anche nei comparti della Pmi e dell'industria. Oggi sono operativi in Italia Confidi espressione delle associazioni imprenditoriali, ma anche di gruppi bancari e di altre istituzioni pubbliche e private.

La vigilanza. Soltanto in 39 sono sotto il controllo di via Nazionale
La Banca d'Italia esercita oggi la vigilanza solo su 39 Confidi che presentano determinati requisiti patrimoniali e di volume di attività finanziaria (150 milioni di euro al minimo – 75 in via transitoria fino al 2021). Questi soggetti sono dovuti diventare, grazie a una normativa secondaria del ministero dell'Economia, intermediari finanziari ex art. 106 del Testo unico bancario. Sui 430 Confidi più piccoli, in realtà nessuno ad oggi esercita la vigilanza, salvo che su quei soggetti che svolgono la loro attività in forma cooperativa, la cui competenza è del ministero del Lavoro. Nel 2016 è stato istituito, in base ai decreti attuativi del 2015 di una legge del lontano 2010, l'Organismo per la tenuta dei Confidi minori. Entro nove mesi da quando l'Organismo diventerà operativo, i confidi minori dovranno chiedere l'iscrizione oppure dovranno chiedere di trasformarsi in altro.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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