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  :: Rassegna stampa - Documento

«Con noi le imprese hanno credito. Abbiamo un ruolo fondamentale»
di Antonio Del Prete
Il Resto del Carlino
Giovedì 4 maggio 2017

Si chiamano confidi ed offrono garanzie per facilitare l'accesso al credito delle Pmi. Tra crisi e disintermediazione, per questi soggetti è un momento di svolta, segnato peraltro dalla riforma del 2016. Se ne parlerà l'8 maggio a Bologna, nella Sala XX Maggio (Assessorato Agricoltura, via della Fiera 8) al convegno «L'accesso al credito delle Pmi chiave per lo sviluppo del Paese, il ruolo dei confidi ex articolo 112 del TUB nel contesto del nuovo quadro normativo». Alle 10:15 aprirà i lavori Alberto Rodeghiero, presidente di Confidi in Rete Emilia Romagna, che ha organizzato l'evento. Tra gli altri, interverranno Andrea Burchi dell'Abi, Guglielmo Belardi di Banca del Mezzogiorno - Medio Credito Centrale, il professor Domenico Siclari, Maurizio Bernardo della Commissione Finanze della Camera e Donatella Visconti di Asso112.
Alberto Rodeghiero, lei, in quanto presidente di Confidi in Rete Emilia Romagna, ha il polso della situazione. L'accesso al credito è ancora così difficile per le Pmi?
«Anche se le sofferenze incagliate sono riconducibili soprattutto alle grandi aziende, le banche fanno più fatica a finanziare i piccoli, che conoscono poco. Un po' lo capisco. Di certo questi sono anni difficili, molte imprese sono andate in difficoltà e tanti hanno chiuso».
In Emilia-Romagna le cose vanno meglio?
«Si, qui la situazione mi pare migliore».
In questo quadro qual è il ruolo dei confidi?
«In Emilia-Romagna abbiamo tenuto poiché il nostro ruolo è diventato fondamentale. Abbiamo un grado di non erogazione molto basso, ciò significa che le imprese, seppure in un contesto di restrizione del credito, attraverso di noi riescono ad avere finanziamenti».
Come vede il nuovo quadro normativo?
«Ho salutato la riforma con grande favore. Sono state recepite le nostre istanze, ora spero che i decreti attuativi non stravolgano la filosofia di fondo».
Quali sono le principali novità?
«La legge è ispirata ai principi di equipollenza tra i confidi vigilati e i piccoli, e di semplificazione. In Emilia Romagna, noi confidi piccoli ci siamo già adeguati alle nuove regole in materia di bilancio. Spero che la regione ne prenda atto e, anche alla luce delle novità legislative, ci tratti come gli organismi vigilati».
Negli ultimi tempi i confidi hanno subito l'effetto "spiazzamento" del Fondo Centrale di Garanzia. Come se ne esce?
«Si, è vero, in Italia quasi tutti pagano questo problema in termini di bilancio. Le banche, avendo avuto accesso diretto al Fondo Centrale di Garanzia, hanno disintermediato. Nel caso in cui non venga modificata l'impostazione nazionale, noi auspichiamo, come già accaduto in Toscana e nelle Marche, che la regione imponga di passare da un confidi per operazioni per un importo fino a 100mila o 150mila euro».
Con quale scopo?
«Quando finirà la cuccagna del Fondo Centrale di Garanzia, se i confidi non resteranno in vita, non ci saranno né l'uno né gli altri a garantire il credito per le Pmi. Bisogna evitare che questo accada».
Uno sguardo al futuro: la funzione di garanzia resterà centrale nell'attività dei confidi?
«I confidi vigilati vogliono fare altri prodotti, ora sono di moda i mini bond. Ma io non vedo grandi sviluppi da questo punto di vista, e da imprenditore sono scettico. Perché una banca dovrebbe convenzionarsi con chi gli fa concorrenza? Per me i confidi devono fare consulenza, garanzia e poco altro. Trasferire informazioni, mantenere il rapporto con il territorio: questa è la nostra missione».
L'aggregazione è un destino inevitabile?
«C'è spazio per altre aggregazioni. L'importante è che non avvengano per diktat politici, perché le grandi dimensioni non sono sinonimo di efficienza».

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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