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  :: Rassegna stampa - Documento

Cessione degli Npl, nel 2016 una pipeline da record
di Eugenio Occorsio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 19 dicembre 2016

Il 2016 si avvia a chiudersi con una netta impennata del mercato degli Npl (non performing loans) in Italia: a fronte di vendite per 19 miliardi nel 2015, secondo PwC, quest'anno la pipeline è arrivata a 64,6 miliardi. Una cifra che comprende il jumbo-deal da 17,7 miliardi concluso la settimana scorsa da Unicredit con Fortress Investment e Pimco, l'acquisizione da parte di Cerved della piattaforma di management Project Juliet di Mps (9 miliardi), un altro miliardo di euro recentemente "generatosi" di cui si farà carico Atlante (1 o 2 a seconda della capitalizzazione che riuscirà a raggiungere) per completare la ripulitura di tre delle quattro good bank prima della cessione a Ubi, i 2,5 miliardi che Intesa Sanpaolo ha messo ad un'asta internazionale, e soprattutto l'attesa cartolarizzazione "finale" dei 27,6 miliardi di Npl del Montepaschi che dovrebbe avvenire, a questo punto della sofferta vicenda, secondo le modalità originarie: dei circa 9 miliardi (pari al 30% del valore di libro), 1,6 dovrebbero andare agli azionisti come "compenso" per le loro perdite, poco meno di 4 alla stesso fondo di Quaestio Sgrad Atlante 2 sempre che risolva i suoi problemi di capitalizzazione, e il resto al mercato.
Insomma, pur con immensa fatica qualcosa si sta muovendo.
«E noi rivendichiamo di aver realizzato l'operazione che ha rotto il ghiaccio dopo quasi dieci anni di soli discorsi in materia, condotti mentre intanto la massa di crediti deteriorati si gonfiava oltre misura», commenta Riccardo Serrini, direttore generale di Prelios. Il gruppo, quotato in Borsa, ha recentemente affiancato all'originaria vocazione immobiliare l'attività di management dei crediti deteriorati attraverso la controllata Prelios Credit Servicing, che gestisce un portafoglio complessivo da 9,5 miliardi di gross book value, «dei quali - puntualizza Serrini - il 65% con un sottostante immobiliare (capannoni aziendali, uffici, strutture, terreni) e il resto composto da debiti corporate unsecured».
A quale operazione-pilota si riferiva poco fa?
«A quella che abbiamo condotto in agosto con JP Morgan e Popolare di Bari (operazione totalmente estranea all'inchiesta giudiziaria aperta in questi giorni, ndr). Su 480 milioni di sofferenze abbiamo dapprima svolto la due diligence, quindi li abbiamo cartolarizzati e abbiamo sottoposto i titoli che ne sono derivati, insieme con il business plan, alle agenzie di rating. Due di queste, Moody's e Dbrs, hanno per la prima volta emesso un rating sulla parte senior, di gran lunga la più consistente, quella con minori rischi. Il rating è BBB per Moody's, ed è investment grade oltre che in proporzione con il rischio Italia. Proprio perché hanno avuto un rating è stato possibile garantire questi titoli con le Gacs, che sono state così attivate per la prima volta. I titoli in questione sono risultati così interessanti che la stessa banca se ne è ricomprata una parte».
A proposito di Gacs, perchè secondo lei c'è tanto scetticismo in giro per questo strumento? Perché costa troppo?
«Beh, nel nostro caso il costo non è stato superiore all'1% ed è stato più che compensato dai benefici sul prezzo finale che è salito da 20 a 30 centesimi. Certo, è un costo destinato a salire nel tempo, specialmente nei casi in cui si prolunga il recupero effettivo di questi crediti (media attuale 4-5 anni, ndr) e poi c'è la variabile "rischio-Italia" cui è agganciato. C'è l'aspetto del rating di cui parlavo che forse non a tutti sta bene, il meccanismo poteva forse essere congegnato meglio, oltretutto in agosto scadono i tempi previsti dal decreto di inizio anno e andranno rinnovati. Però i risultati dimostrano che la strada delle Gacs, cioè della garanzia pubblica, è conveniente. Da parte nostra, sulla base dell'esperienza a Bari, ora stiamo affrontando con gli stessi criteri il caso Carige, dove dopo le recenti indicazioni della Bce il nuovo piano prevede l'accelarazione dello smobilizzo di 1,8 miliardi circa di Npl. Anche lì puntiamo a ottenere per la banca un rating su una tranche molto ampia, cosa che potrebbe avvenire in tempi più brevi rispetto a Bari visto che le agenzie hanno già testato ampiamente le nostre capacità di recupero dei crediti e il nostro track record».

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