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Carige, dopo l'apertura della Bce si va verso la banca del territorio
di Massimo Minella
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 19 dicembre 2016

Guai a pensare che il peggio sia passato. Ma l'apertura che per la prima volta si è manifestata palesemente nella dialettica sempre accesa fra Bce e Carige invita a un primo sorriso. Di quelli a denti stretti, che a Genova vanno sempre di moda, ma che fanno comunque riflettere. Perché dopo le prime bozze arrivate da Francoforte, a cui Genova aveva subito risposto sottolineando una serie di elementi che non venivano condivisi, adesso arriva il documento finale di Bce che quegli elementi mostra di accettare. Intendiamoci, la lettera della Banca Centrale Europea non retrocede di un centimetro nei suoi principi che ispirano il confronto con gli istituti italiani: necessità di vendere al più presto e in quantità più robuste possibili gli "npl", quei crediti deteriorati che spingono verso il basso il sistema-Italia e non risparmiano certo la banca dei genovesi; patrimonio sufficiente ad arginare i contraccolpi di una crisi ancora evidente, da cercare se necessario attraverso "misure sul capitale" (leggi aumento). Ma se questi concetti vengono nuovamente ricordati a Carige, va detto che Bce accetta pure la richiesta della banca di posticipare di un mese la stesura del nuovo piano industriale e accoglie la differenziazione fra "npl", le cui coperture saranno modulate sulla base della loro diversa natura. È in questo doppio passaggio che bisogna leggere il futuro di Carige, perché concedere sino alla fine di febbraio per la presentazione del piano industriale significa offrire alla banca una carta che può rivelarsi vincente. Entro quella data infatti la banca può concludere la cessione del primo miliardo di crediti deteriorati, con un accordo sul modello della Popolare di Bari che ha già dato buoni risultati grazie allo strumento delle cartolarizzazioni. Se la percentuale strappata per la cessione fosse addirittura superiore al 30% sarebbe per Carige una boccata d'ossigeno salutare, che potrebbe consentirle di procedere con le linee guida di un piano che punta al recupero e allo sviluppo entro il 2020, senza ricorso a "misure sul capitale". L'ipotesi dell'aumento, peraltro, in casa Carige non è mai stata respinta aprioristicamente ma è sempre stata considerata, e lo è tuttora, come l'ultima ipotesi, da realizzare nel caso non dovessero essere conseguiti i risultati del piano industriale. Un aiuto per le mosse future arriva anche dalle nuove indicazioni offerte dalla Bce che nei requisiti Srep ha spiegato (anche a Carige) che per il futuro, cioè a partire dal 2017, non sarà soltanto il Cet1 a indicare la percentuale-cardine su cui valutare lo stato di salute di una banca, ma una pluralità di indicatori rappresentati dal Total Capital Ratio. L'asticella sarà un po' più alta, ma Carige parte da una buona posizione. Il "nuovo" Cet1 minimo dal 2017 sarà del 9%, mentre Carige nei primi nove dell'anno è salita al 12,3. Discorso analogo per il Total Capital Ratio, che era al 14,2% mentre quello richiesto sarà dell'11,25. Un mese in più per la stesura del nuovo piano (da fine gennaio a fine febbraio) servirà a rendere il lavoro meno frenetico, ma all'interno di Carige è visto positivamente soprattutto perché faceva parte del "pacchetto" di richieste avanzate a Francoforte. L'altro aspetto, accolto nella sua sostanza, era l'invito a una diversa modulazione delle coperture sui crediti deteriorati. Bce ha infatti accolto le osservazioni della banca prevedendo livelli minimi di copertura sulla base delle diverse classi di crediti deteriorati: 63% per le sofferenze, 32 per le inadempienze probabili, 18 per i crediti scaduti. Percentuali comunque vicine a quelle attuali di Carige (al 60 per le sofferenze e al 31 per le inadempienza probabili). L'apertura di Bce nei confronti di Carige ha avuto l'immediato effetto di un recupero del titolo azionario che soltanto una decina di giorni fa, nelle turbolenze pre e post referendum, aveva toccato il suo minimo storico a 23 centesimi. Poche sedute hanno riportato il titolo nuovamente sopra 30 centesimi. A confortare il piano di Carige, infine, le parole del vicepresidente e principale azionista di Banca Carige, Vittorio Malacalza, che all'evento organizzato da Repubblica e dedicato alle prime cinquecento aziende della Liguria, ha spiegato l'obiettivo a cui gli amministratori stanno lavorando: fare di Carige una banca del territorio, vicina alle esigenze delle imprese e delle famiglie. «Abbiamo iniziato un percorso con Carige che vogliamo sviluppare nell'anno nuovo con una banca del territorio, nel vero senso della parola, cioè che aiuti l'economia a crescere. Perché noi cresciamo solo con l'economia del territorio. Abbiamo investito perché crediamo nel territorio», ha spiegato. Più che una strategia, un percorso obbligato che, rilanciando il territorio, abbia il medesimo effetto sulla banca.

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