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«Basta pagamenti in ritardo», Bruxelles richiama l'Italia
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 3 aprile 2017

L'Italia è chiamata a darsi una mossa per affrontare il problema dei ritardi nei pagamenti. Non ha usato esattamente questi termini, ma l'invito rivolto nelle scorse settimane al nostro Paese dalla Commissaria europea al mercato interno, all'industria e alle Pmi, Elzbieta Bienkowska, è stato chiarissimo. E ora tocca al governo Gentiloni offrire risposte adeguate per evitare la procedura di infrazione che potrebbe costarci una multa salata. Sul fronte dei pagamenti pubblici molto è stato fatto negli ultimi tre anni, con stanziamenti per 43,7 miliardi di euro destinati a ridurre lo stock, ma nuovi debiti si sono nel frattempo creati e su questo versante non esiste una stima aggiornata. La pubblica amministrazione italiana, secondo l'ultimo report di Intrum Justitia, impiega mediamente 131 giorni per pagare i propri fornitori e questo crea effetti a cascata. L'impresa di pulizie o di costruzioni che ottiene l'appalto dal Comune o dalla Regione, non solo deve trovare in via anticipata i fondi per comprare i materiali necessari a effettuare i lavori (e spesso deve fare i conti con la resistenza degli sportelli ai finanziamenti), ma è anche chiamata a pagare gli stipendi ai suoi dipendenti e saldare a sua volta i fornitori. Se la Pa non paga per tempo, i ritardi si accumulano per tutti e qualcuno può arrivare fino al punto di trovarsi in tale difficoltà nel finanziamento del circolante da dover portare i libri in tribunale non per colpa propria. Eppure, ricorda la Commissione Ue, le direttive comunitarie impongono al settore pubblico di pagare i beni e i servizi acquistati entro 30 giorni o, in casi eccezionali, entro 60 giorni. Lo studio di Intrum Justitia sottolinea che una maggiore puntualità nei pagamenti avrebbe un impatto positivo sul fronte occupazionale: in Europa il 33% delle aziende (circa 7,7 milioni) sostiene che potrebbe assumere più personale se fosse pagata più velocemente. In Italia la quota è del 28%, pari ad oltre un milione di imprese. Senza dimenticare che il problema riguarda spesso anche i pagamenti tra le stesse aziende e non è riconducibile solo alle inefficienze del pubblico. In proposito va comunque segnalato che lo scenario è in migliorato. L'ultima rilevazione di Cerved, relativa al consuntivo del terzo trimestre 2016, segnala che i ritardi nei pagamenti sono scesi di due giorni nel confronto a un anno, arrivando in media a 14,1 giorni, il minimo dal 2012, quando sono iniziate le rilevazioni. Nello stesso periodo è aumentato il numero di società che pagano le fatture entro i tempi concordati con i fornitori, il 47%, in crescita dal 45,8% del 2015, e si è ulteriormente ridotta la quota di società in grave ritardo, casi che possono sfociare in mancati pagamenti o veri e propri default. I comportamenti più virtuosi delle imprese hanno riguardato tutti i settori e le aree del Paese, con miglioramenti più marcati nelle costruzioni e nel Mezzogiorno, a lungo le due principali zavorre sulla strada della normalizzazione. Se il miglioramento del ciclo economico è la causa principale di questo progresso, parte del merito va ascritta anche all'ideazione di nuove soluzioni per tornare a far circolare la liquidità nell'economia reale in maniera sostenuta. Pensare di poter tornare alle politiche generose di erogazione del credito che si sono viste fino al 2007 è illusorio, dato che le banche non solo devono fare i conti con la massa di crediti deteriorati accumulati in bilancio, ma anche con regole comunitarie più stringenti, ideate proprio per garantire livelli di capitalizzazione adeguati in caso di nuove crisi. Tuttavia, grazie anche a sistemi di scoring più evoluti grazie al progresso della tecnologia, si stanno affermando sul mercato nuove soluzioni di finanziamento. Nelle scorse settimane, la School of Management del Politecnico di Milano ha fatto il punto sulla diffusione in Italia della supply chain finance, insieme di soluzioni per il finanziamento del capitale circolante che fanno leva sul ruolo di un'impresa all'interno della filiera, oltre che sulle sue caratteristiche economiche, finanziarie o di business. Il quadro che emerge è quello di un mercato nazionale dominato da due soluzioni di tipo tradizionale: l'anticipo fattura, cioè il finanziamento di quelle non ancora riscosse, che vale 87 miliardi di euro, il 3,3% in meno rispetto all'anno precedente, e il factoring, vale a dire la cessione di crediti commerciali vantati da un'azienda verso i debitori, che vale 57 miliardi (+1,8%). Tuttavia al suo interno cresce del 7,7% a 2,8 miliardi di euro la quota del reverse factoring, la versione che permette ai fornitori di sfruttare il merito creditizio di un'azienda cliente per ottenere prezzi più bassi. Stentano a decollare invece le soluzioni più innovative, come la carta di credito virtuale per la gestione semplificata dei pagamenti tra buyer e supplier, l'inventory finance, cioè il finanziamento delle scorte attraverso una linea di credito, o ancora l'invoice auction, un'asta digitale per investire nelle fatture, e il dynamic discounting, pagamento anticipato a fronte di uno sconto proporzionale ai giorni di anticipo. Anche se, avvertono gli autori della ricerca, lo scenario è in evoluzione, complice la diffusione di nuove aziende che puntano sulla velocità del Web per proporre soluzioni innovative.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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