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Basilea 4, si cerca l'intesa entro l'anno
di Luca Davi
Il Sole 24 Ore
Mercoledì 23 agosto 2017

L'attesa riforma di Basilea 3 ancora stenta a prendere il volo. L'accordo sulla nuova regolamentazione bancaria globale - che era atteso prima a gennaio e poi a marzo - non è arrivato neanche a giugno, nell'incontro del 14-15 giugno del Ghos, il gruppo formato dai governatori delle principali banche centrali. L'obiettivo era arrivare a un'intesa prima del G20 del 7 e 8 luglio ad Amburgo, ma non se ne è fatto nulla. Il guaio è che la striscia di "occasioni mancate" potrebbe ora allungarsi ulteriormente. A quanto risulta a Il Sole 24 Ore da più fonti vicine al dossier, pare infatti difficile che la distanza tra le parti in campo si possa chiudere e che l'intera partita possa sbloccarsi nella prima metà di settembre, quando è previsto un nuovo appuntamento del Ghos.

Obiettivo: entro l'anno
La speranza condivisa da più parti, tuttavia, è che si arrivi a chiudere il dossier entro l'anno. L'input arriva in maniera chiara dai policy maker internazionali, che vogliono dare certezze regolamentari al (tormentato) comparto finanziario. «Basilea 3 deve essere completata urgentemente e poi implementata puntualmente», ha detto nelle scorse settimane Mark Carney, governatore della Banca di Inghilterra e attuale numero uno del Financial Stability Board, confidando nel fatto che «un accordo sia possibile». L'urgenza di mettere un punto finale sull'intero pacchetto di riforma delle regole bancarie è però oramai condivisa anche dalle stesse banche. Che, paradossalmente, in molti casi preferiscono accettare un possibile (ma rapido) giro di vite sul fronte normativo pur di eliminare l'incognita relativa all'impatto sul capitale delle nuove norme. «È impossibile dire se la nostra attuale posizione finanziaria sia sufficiente o meno» a sopportare l'ipotetico impatto delle nuove regole sul capitale, ha detto a inizio agosto il ceo di Abn Amr, Kees valn Dijkhuizen. Standard Chartered ha reso noto che rischia di non pagare il dividendo proprio a causa delle incertezze che gravano sull'intero dossier.

Il peso degli Stati Uniti
Eppure le condizioni affinchè si riesca a chiudere il nuovo capitolo della regulation finanziaria in breve ci sarebbero tutte. Il tassello decisivo è arrivato con la nomina a inizio luglio di Randal Quarles nel board della stessa Fed alla guida dell'ufficio di supervisione bancaria. Uomo considerato vicino a Donald Trump, Quarles ha sostituito Daniel Tarullo - storico sostenitore dell'ortodossia finanziaria - in seno al Comitato di Basilea. E da ex capo di un fondo di investimenti, nei piani dovrebbe imprimere l'attesa svolta all'insegna dell'ammorbidimento delle regole finanziarie. Un mossa in linea con la dottrina politica "trumpiana", come confermato anche dal "manifesto" all'insegna della deregulation suggerita dallo stesso Dipartimento del Tesoro Usa. Il nuovo numero uno della supervisione si è messo subito al lavoro, e ha annunciato la necessità di «rifinire» le regole. Per questo non è escluso che un'accelerazione possa anche portare a chiudere in breve di lavori di Basilea, magari anche prima della fine dell'anno. Del resto, benché non ci siano ancora conferme definitive, tra banche Usa ed europee sembrerebbe a portata di mano l'accordo sulla novità più sensibile dell'intero pacchetto di Basilea 4, ovvero quello dell'output floor, che rappresenta la limitazione al beneficio che i modelli interni - con cui le banche, prevalentemente europee, valutano i loro rischi - possono generare rispetto ai modelli standard. Il punto di caduta al 75% entrerebbe in vigore nel 2021 (con un floor al 45%), per proseguire a scaglioni progressivi del 5% così da entrare a regime nel 2027.
A favorire un'intesa, infine, sono anche le scadenze dei mandati dei principali regulators globali: i vertici del Fsb (Marc Carney), del Comitato di Basilea (Stefan Ingves) e della Banca per i regolamenti internazionali (Jaime Caruana) per una curiosa coincidenza abbandoneranno entro dicembre i loro incarichi pluriennali. E questo, ameno di colpi di scena sempre possibili (viste le incertezze che gravitano attorno alle mosse di Trump), potrebbe incentivare la ricerca di un accordo prima della fine dell'anno.

* * *

Accordi di Basilea
Gli accordi di Basilea disciplinano i requisiti di capitale delle banche in base ai rischi che hanno in bilancio. Il primo accordo, del 1988, fissava un requisito minimo di capitale unico per le banche, in funzione del volume del loro attivo. Il secondo mirava a superare la rigidità di Basilea 1. Dopo Basilea 2 (2004), Basilea 3, dopo la crisi finanziaria, ha aumentato i requisiti prudenziali. Ora si tratta per una finalizzazione di Basilea 3, la cui revisione tuttavia è comunemente chiamata Basilea 3,5 o 4. L'accordo su Basilea 4 doveva essere trovato a inizio 2017, ma le divergenze tra banche Usa e Ue, e la nomina di Trump alla Casa Bianca, hanno allontanato l'accordo. Tra i temi in discussione, quello della revisione della ponderazione degli attivi bancari a rischio.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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