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Basilea 3, rischio credito per i piccoli
di Vito De Ceglia
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 1 novembre 2010

«Le nuove regole di Basilea 3 metteranno in ginocchio la piccola e media impresa italiana. Nei prossimi anni molte Pmi saranno costrette a chiudere, strangolate dalla stretta del credito e dall'impossibilità di competere sui mercati, a causa dei criteri prudenziali che Basilea 3 imporrà alle banche dal 2013». E' l'allarme lanciato dagli imprenditori che gravitano nell'orbita della Cna sulle conseguenze per l'economia italiana circa l'introduzione delle nuove regole che in ottobre hanno avuto il disco verde da parte del G20 finanziario e che ora aspettano il via libera definitivo, fissato per metà novembre a Seul, da parte dei vertici dei capi di Stato e di Governo.
«Le nuove regole - spiega Fabio Pedri, titolare della Fonderia Bartalesi di Poggibonsi e vice presidente Fedart Fidi - stanno creando preoccupazione, perché la crisi ha colpito duro e la ripresa stenta ad arrivare. Con Basilea 3, aumenterebbero sia la burocrazia che i problemi per l'erogazione del credito bancario. In sostanza, quello che viene chiesto alle imprese è un triplo salto mortale in avanti. E noi non ce lo possiamo permettere: parlo, in particolare, delle imprese metalmeccaniche che più di altre sono state colpite dalla crisi». Il think thank di Basilea ha calcolato che un incremento del 25% della liquidità delle banche sul totale degli asset comporterà una contrazione del Prodotto interno lordo dello 0,1% l'anno. Inoltre, la nuova regolamentazione potrebbe avere conseguenze più gravi sulle Pmi, il 97,6% del totale italiano, penalizzate nell'erogazione del credito da parte delle banche.
«Un effetto - sottolinea Valerio Veronesi, titolare dell'azienda Euroma Macchine e presidente di Cna Industria Bologna - dell'aumento di patrimonio che sarà richiesto alle banche a parità di asset. Probabilmente le banche italiane cercheranno di erogare credito a soggetti meno rischiosi. Gli istituti, a parità di capitale, hanno due possibilità: o erogano di meno oppure scelgono soggetti che hanno una capacità creditizia migliore e offrono maggiori garanzie». Un cambiamento che, in primo luogo, mette in pericolo gli impieghi per le Pmi. Veronesi non boccia Basilea 3, ma chiede tempo: «Queste regole ferree si ritorceranno contro l'intero sistema delle imprese, soprattutto in un momento delicato come questo. Non dico che Basilea 3 non vada nella direzione giusta, ma è sbagliata la tempistica. Sia chiaro: se le aziende non riescono a trovare denaro fresco sul mercato, si crea un problema sociale. Problema che, oggi, è già dilagante». Quindi, Veronesi conclude: «Se da un lato, non si può non convenire sull'esigenza di strumenti in grado di realizzare una più attenta gestione della finanza, di scoraggiare le grandi speculazioni e correggere la spregiudicatezza dei mercati finanziari; dall'altro è indispensabile salvaguardare necessità fondamentali per l'attuale ciclo economico».
Basilea 3 prevede, infatti, un irrigidimento delle posizioni sul tema del rigore. Il sistema istituzionale e finanziario, per rendere più trasparenti ed efficienti i meccanismi di concessione del credito da parte delle banche alle imprese, chiede sostanzialmente che le stesse banche aumentino i coefficienti di patrimonializzazione anche rispetto alle indicazioni di Basilea 2 (i "core tier"), elaborino piani di intervento più oculati nella valutazione dei rischi degli interlocutori e si facciano parte in causa dei costi operativi legati a tutte le fasi di erogazione dei finanziamenti. Le conseguenze saranno una maggiore copertura dei rischi, ma anche un sensibile aumento dei costi, che prima o poi saranno fatti ricadere sulle Pmi. Pertanto, mentre le grandi industrie e le grandi società finanziarie potranno rivolgersi al mercato obbligazionario con l'emissione di corporate bond per reperire capitali, per tutte le altre realtà il canale dell'indebitamento bancario sarà una condizione quasi obbligata.
«Le Pmi già soffrono da anni di una difficoltà di accesso al credito e molte di esse in presenza di una stretta, non avendo, a differenza delle grandi imprese, altre possibilità di finanziarsi, rischiano la chiusura o il fallimento», dichiara Michele Paruzzo, titolare di un'azienda tipografica, consigliere di amministrazione di Unifidi Sicilia e presidente di Cna Sicilia. E se è vero che le banche italiane dispongono in genere di una capitalizzazione relativamente buona e la loro esposizione complessiva non raggiunge i livelli di guardia che si registrano in Europa e in Usa, è altrettanto vero che le prime stime indicano il fabbisogno di nuovo patrimonio, necessario per attuare Basilea 3, dai 250 miliardi ai 550 miliardi di euro. «Oneri che, inevitabilmente, non potranno non riversarsi sulla clientela, generando un aumento dei costi dell'offerta e una rarefazione degli impieghi», puntualizza Paruzzo. Che aggiunge: «Io ero già molto critico nei confronti di Basilea 2, penso che Basilea 3 avrà effetti ancora più destabilizzanti».
Le nuove regole possono quindi rappresentare un rischio per le Pmi: una minore disponibilità di credito, oltre che ad un suo possibile maggiore costo, potrebbe mettere in ginocchio un settore che ha pagato già pesantemente le conseguenze della crisi. «Non bisogna, infatti, dimenticare che in un sistema generalizzato di stretta al credito sono stati proprio i piccoli e medi imprenditori a essere fortemente penalizzati, nonostante l'aiuto dei consorzi di garanzia - accusa Paruzzo -. Le Pmi hanno sempre avuto difficoltà a ottenere crediti e quando ci riescono o ottengono importi di gran lunga inferiori a quelli richiesti, o sono costretti a rivolgersi a più banche, con un considerevole aumento dei costi. A ciò si aggiungono le condizioni imposte, i lunghissimi tempi di concessione e l'infinita richiesta di garanzie. I timori che Basilea 3 potrebbe aggravare una situazione non certo rosea sono fondati».

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