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Basilea 3 fa male all'Europa
di Jacques de Larosière (Copresidente dell'istituto di ricerca Eurofi)
Il Sole 24 Ore
Venerdì 29 ottobre 2010

I politici sono determinati a irrobustire il settore finanziario per evitare una riedizione della crisi corrente, che ha originato costi colossali dal punto di vista della crescita, dell'occupazione e della sostenibilità dei conti pubblici. Vogliono a tutti i costi un drastico incremento dei requisiti patrimoniali, come proposto dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria. Le raccomandazioni del Comitato di Basilea in pratica quintuplicherebbero la quantità di patrimonio di base che le banche devono conservare, e nelle prossime settimane sicuramente questi requisiti verranno ulteriormente innalzati.
Ma questa "ri-regolamentazione" può avere conseguenze indesiderate. Potrebbe incoraggiare il trasferimento di operazioni pesantemente tassate in termini di requisiti patrimoniali, come il trading, al cosiddetto sistema bancario ombra, non toccato dalla regolamentazione e dalla supervisione. Il rischio è di mettere in pericolo la stabilità finanziaria, a meno che la ri-regolamentazione in corso non sia accompagnata da nuove strutture normative e di controllo sulle "non banche". Sono in corso sforzi in questo senso, ma siamo ancora allo stadio progettuale, e ci vorrà tempo.
Il secondo grande motivo di preoccupazione riguarda specificamente le banche europee e il loro modello di business. Le nuove regole di Basilea in materia di patrimonio e liquidità porterebbero, sul medio termine, a un calo dei profitti e a un incremento della concorrenza per quanto riguarda la generazione di depositi. Questo aumento inevitabile dei costi dovrebbe essere compensato da una maggiore produttività, e sicuramente da costi più alti per i clienti delle banche. Messe sotto pressione dall'accresciuta concorrenza, certe banche sarebbero incoraggiate a operare in un modo più redditizio, ma allo stesso tempo più rischioso.
L'analisi della crisi dimostra che i due principali sistemi bancari hanno reagito in modo differente. Il modello anglosassone originate to distribute (incentrato sulla frammentazione e il trasferimento del rischio di credito) ha sviluppato cospicue attività di trading e strumenti finanziari fuori bilancio con prodotti redditizi, ma rischiosi e poco trasparenti. Le banche con questo modello sono state pesantemente colpite dalla crisi dei subprime, con conseguente intervento massiccio degli Stati e delle Banche centrali per evitare il contagio.
Le banche universali dell'Europa continentale invece erano più diversificate, con operazioni di prestito a privati e imprese, gestione di fondi e altre attività concentrate prevalentemente sulla base clienti. A preoccupare queste banche è più la capacità di rimborso dei debitori che il valore dei beni da finanziare; la forte base di depositi di questi istituti di credito ha garantito stabilità al sistema nel suo complesso. Questo secondo modello è riuscito a sopravvivere con un limitato soccorso da parte dello stato. Le banche europee che hanno avuto bisogno di assistenza sono state principalmente quelle che avevano adottato le pratiche da "banca d'investimenti" che ho descritto prima, o che avevano acquistato imprudentemente prodotti tossici.
Il rischio delle nuove regole è che queste banche stabili, dovendo incrementare i loro profitti sugli investimenti, riducano quelle attività che offrono margini di profitto modesti, come il credito alle piccole e medie imprese. In alternativa, ci sarà un aumento dei costi del credito o le banche si concentreranno su quelle parti più redditizie (e più rischiose) dei loro investimenti, con gravi effetti negativi sull'economia reale e sulla solidità del sistema finanziario.
La crudele ironia di tutto questo è che il modello bancario che favorisce maggiormente la stabilità finanziaria e la crescita economica potrebbe essere la vittima principale del nuovo quadro normativo, mentre il modello che ha causato la crisi verrebbe lasciato in pace, almeno in parte. In complesso sarebbe l'economia europea, che ricava dalle banche i tre quarti dei finanziamenti contro un quarto soltanto negli Stati Uniti, a subire le conseguenze più pesanti.
Più in generale, dobbiamo tenere in considerazione che una regolamentazione efficace esige una supervisione sul campo competente ed efficiente. Invece di allineare le banche europee ai difetti di quelle anglosassoni, dovremmo cercare d'ispirarci a quei sistemi di supervisione che hanno funzionato meglio durante la crisi.

Traduzione di Fabio Galimberti.

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