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Basilea 3 arriva la resa dei conti
di Rossella Bocciarelli
Il Sole 24 Ore
Domenica 12 settembre 2010

Tutta l'attenzione dei mercati finanziari internazionali è concentrata sulla riunione che si tiene oggi a Basilea, dove già ieri sera sono arrivati alla spicciolata i governatori delle banche centrali per la riunione del comitato dei governatori e dei supervisors del G10 che definirà, nero su bianco, la griglia dei "numeri magici" per le nuove regole su credito e patrimonio in grado di prevenire crisi globali future. Ma deciderà anche e soprattutto la tempistica più adatta per rafforzare i patrimoni bancari senza compromettere una ripresa già di costituzione piuttosto gracile.
Va detto, in ogni caso, che quello di oggi sarà solo il disco verde tecnico, che darà il via a un percorso per arrivare all'approvazione a livello globale delle nuove norme; un percorso che culminerà nel vertice dei capi di stato e di governo di Seul a novembre prossimo e che avrà, come prima tappa, domani, lo steering committee del Financial stability board (l'organismo che riunisce ministeri, banchieri centrali e omologhi dei controllori Consob dei paesi del G20, diretto dal Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi). Intanto, però, le grandi banche internazionali basate in Europa hanno lanciato un "grido di dolore", attraverso la lettera indirizzata dal presidente della Federazione bancaria europea, Alessandro Profumo, a Trichet e Barroso e hanno ricordato che a differenza degli Stati Uniti il continente europeo è bancocentrico, vive cioè più di credito che di fondi raccolti sul mercato dei capitali e quindi, se le sue banche saranno chiamate a mettere a riserva "troppo" capitale, potrebbe farne le spese l'intera economia di Eurolandia.
Ma che cosa verrà modificato da Basilea 3? Cambieranno in primo luogo i requisiti minimi del capitale che le banche saranno obbligate a rispettare, anche se il tutto dovrebbe avvenire con una tempistica molto graduale, che scatta a partire dal 2013, ma dovrebbe entrare definitivamente a regime fra 7-8 anni. Oggi, con la vigente normativa le soglie di capitale da rispettare sono tre: c'è l'8% previsto per il rapporto fra patrimonio totale e attività di rischio ponderate; c'è il 4% che è il requisito minimo per il patrimonio di base (sempre in rapporto alle attività ponderate per il rischi) e c'è, ma viene assunto solo implicitamente dalle autorità di vigilanza, il requisito del 2% come minimo necessario per il cosiddetto common equity, vale a dire capitale azionario più riserve. La nuova normativa in gestazione per prima cosa aumenta e ricompone questi requisiti minimi, puntando con decisione a una crescita della qualità del patrimonio di vigilanza. Pertanto, quel rapporto minimo del 2 per cento dovrebbe venire reso esplicito e dovrebbe raddoppiare, passando almeno al 4%. Più in generale, per il calcolo del patrimonio si dovranno utilizzare strumenti finanziari più robusti e verranno introdotte deduzioni da patrimonio di vigilanza più severe. Ma non basta. E' prevista infatti l'introduzione fra i requisiti esplicitamente definiti di due "cuscinetti patrimoniali": il primo, stabile , che si chiamerà cuscinetto per la conservazione del capitale; il secondo sarà un cuscinetto "anticiclico" e verrà data ai regulator la facoltà di introdurlo se, e solo se, l'economia tenderà a surriscaldarsi per eccesso di credito allegro (un po' com'è avvenuto negli Usa alla vigilia della crisi dei subprime). E' proprio l'esistenza del capital conservation buffer che ha fatto sì che circolassero sui mercati i rumors secondo i quali a questo punto il requisito del patrimonio di base richiesto alle banche dovrebbe essere intorno al 7% (il cuscinetto anticiclico però non va in nessun caso sommato ai minimi richiesti, visto che verrà attivato solo a discrezione dell'autorità di vigilanza macroprudenziale).
L'aspetto importante, secondo quanto trapela in queste ore, è che proprio in considerazione della necessità di non avere un impatto negativo sulla ripresa internazionale, i supervisori hanno già deciso di adottare molta gradualità nell'aggiustamento richiesto. Come? Intanto, nel 2013 entreranno in vigore solo i requisiti più bassi e poi si passerà un innalzamento graduale; inoltre, i buffer saranno introdotti solo in un secondo tempo; anche le regole sulle deduzioni dal patrimonio saranno introdotte gradualmente; infine, gli strumenti finanziari sottoscritti dai governi (come i Tremonti bonds) potranno rimanere integralmente nel patrimonio per un periodo lungo.
Quanto alle banche italiane e ad alcuni problemi specifici lamentati, è stata ottenuta l'introduzione di una sorta franchigia rispetto all'obbligo di dedurre dal patrimonio di vigilanza le attività per imposte anticipate e gli interessi di minoranza nelle controllate. Inoltre, si fa notare, se è vero che nel confronto internazionale le aziende di credito italiane non hanno livelli di patrimonializzazione di partenza particolarmente elevati, è anche vero che la qualità del patrimonio delle banche italiane è decisamente migliore di quella dei vicini di casa e in rapporto alle nuove regole c'è pochissima necessità di sostituire strumenti finanziari sottoscritti dai governi. In questo caso, insomma, non aver fatto come i tedeschi è un aspetto decisamente positivo del quadro.

* * *

Le conseguenze della riforma: più capitale

1. In Germania 105 miliardi
L'associazione delle banche tedesche (Bdb) ha fatto circolare una stima secondo cui i primi 10 istituti del paese avranno bisogno di nuovi capitali per 105 miliardi di euro per adeguarsi ai requisiti di Basilea 3. Anche a causa di queste cifre, il governo tedesco a luglio era stato l'unico a dichiarare la propria opposizione alla bozza Basilea 3. Ma all'inizio di settembre il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble ha dato il via libera politico.
2. Italia, la stima di Deloitte
Secondo Deloitte, gli accordi di Basilea 3 potrebbero moltiplicare fino a un massimo di 19 volte la quantità di capitale che le banche italiane dovranno avere per far fronte al solo rischio di controparte.
3. Effetto minimo sul Pil
Uno studio elaborato da un gruppo di esperti nominati dalle banche centrali ha stimato che un punto percentuale in più nel rapporto tra capitale delle banche e le loro attività comporterà una riduzione del Pil annuale di appena lo 0,04 per cento. L'effetto sul Pil si ridurrebbe però a meno della metà per effetto di un incremento del 25% delle riserve di liquidità detenute dalle banche.

Ecco cosa prevede la riforma di Basilea 3

Cos'è la riforma di Basilea 3?
Si tratta della riforma, attualmente allo studio, che mira a rafforzare le banche dopo la crisi. Gli accordi di Basilea sono infatti quelli che regolano la patrimonializzazione degli istituti di credito. La loro logica è semplice. Ogni attività che una banca svolge (dall'erogazione di crediti alla compravendita di titoli) comporta dei rischi. A fronte di questi rischi, gli accordi di Basilea prevedano che le banche "mettano da parte" un tot di capitale. Attualmente sono in vigore gli accordi di "Basilea 2", ma la crisi finanziaria ha reso necessario un loro aggiornamento: Basilea 3 intende aumentare la quantità di capitale messo da parte dalle banche.
Cosa prevede Basilea 3?
Basilea 3 è molto articolata. In linea generale alzerà i requisiti minimi di capitale che le banche saranno obbligate a detenere. La bozza attuale intende per esempio portare il requisito minimo di Tier 1 (un indicatore di forza patrimoniale delle banche) dal 4% attuale al 6%. Verrà poi aggiunto un altro "cuscinetto" del 3%. L'entrata in vigore sarà comunque molto graduale: l'entrata in regime sarà tra 7-8 anni.
Perché i banchieri sono scettici sulla riforma?
Il loro timore è che norme troppo rigide costringano le banche a eccessive ricapitalizzazioni. Questo, secondo molti di loro, avrebbe l'effetto di strozzare il credito a imprese e famiglie. Venerdì Alessandro Profumo, che oltre ad essere Ceo di UniCredit è anche presidente della Federazione bancaria europea, ha scritto una lettera a Trichet, a Barroso e a tutti i governatori per esprimere «forti preoccupazioni» su Basilea 3. Tra i motivi di timore, anche l'effetto che la riforma potrebbe avere sul credito.
Chi approverà questa bozza?
Oggi si incontrano a Basilea i Governatori delle banche centrali riuniti nel comitato per la supervisione bancaria. Fanno parte del comitato i Governatori dei seguenti paesi: Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Hong Kong, India, Indonesia, Italia, Giappone, Corea, Lussemburgo, Messico, Olanda, Russia, Arabia Saudita, Singapore, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Gran Bretagna e Usa. I governatori dovranno dare il via libera alla bozza di riforma, che sarà poi sottoposta ai capi di stato del G-20, che si riuniranno in novembre a Seul.
Chi rappresenterà l'Italia all'incontro di oggi?
Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia, è partito ieri per Basilea. Insieme a lui parteciperà all'incontro anche Giovanni Carosio, esponente del direttorio di Bankitalia e presidente del Cesb. E' lui che ha la delega per sostituire Draghi nel comitato. Insieme a loro a Basilea ci sarà anche Andrea Enria, il capo del servizio normativo di Bankitalia.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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