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Banche, tutti i numeri di un problema europeo
a cura di Prodesfin
Luglio 2016

Pubblicato sul sito "FinanciaLongue" in data giovedì 21 luglio 2016.

* * *

Il confronto tra il governo italiano e Bruxelles per trovare una soluzione che metta in sicurezza le banche del nostro paese e i risparmiatori nel rispetto delle regole UE è entrato nel vivo. D'altra parte le turbolenze scattate sul settore bancario italiano subito dopo l'esito del referendum britannico esigono risposte pronte e concrete per evitare che la fiducia delle famiglie sull'intero sistema bancario venga meno e la situazione finisca fuori controllo.
Ma se finora i media internazionali e alcuni leader politici esteri (tedeschi, ma non solo) hanno puntualizzato che il problema "banche" è italiano, sono in molti (anche non italiani) a sostenere che il problema sia invece europeo.
E i numeri dicono proprio questo: nel confronto europeo, gli istituti di credito del nostro paese non escono affatto male. Infatti, se i crediti deteriorati in percentuale sul totale dei crediti in Italia si attestano al 16,7% (peggio di noi, in Europa, solo l'Irlanda con il 21,5% mentre in Svezia sono soltanto l'1,1%), è anche vero che il tasso di copertura dei crediti deteriorati nella penisola si posiziona al 45%, livello inferiore al 56% dell'Austria ma molto più alto rispetto a Germania (35%) e Francia (37%). Per quanto riguarda i derivati attivi in percentuale sul patrimonio netto tangibile, le banche italiane evidenziano un limitato 1,4% (meglio solo la Spagna con l1',1%) contro l'8% in Germania, il 7,1% in Svizzera e il 5% in Francia. Il peso dei titoli tossici sul patrimonio netto tangibile in Italia non va oltre il 14,2% contro il 42,8% in Germania. I ricavi per cliente della banche del nostro paese valgono 962 euro contro i 569 euro in Francia, i 552 euro in Germania e i 372 euro nel Regno Unito. Infine la struttura dei costi in percentuale sui ricavi si ferma al 56% in Italia mentre in Francia arriva al 63% e in Germania al 69 per cento.
Ma come sarebbe possibile risolvere la sfida più importante, quella che riguarda il gran numero di NPL (non performing loan, crediti deteriorati) ancora sui bilanci di molte banche?
«Crediamo che la soluzione più efficace da parte della BCE potrebbe essere quella di adottare lo stesso approccio seguito dalla Fed per rimediare ai danni causati dalla crisi dei subprime» dichiara Davide Marchesin, gestore del team azionario non direzionale di GAM, che poi spiega: «Nel 2008, il Congresso firmò il TARP (Troubled Asset Relief Program) permettendo al Dipartimento del Tesoro di acquistare o di assicurare miliardi di asset in sofferenza. Il Tesoro dunque acquistò asset illiquidi e di complessa valutazione da banche e altre istituzioni finanziarie con un ampliamento del bilancio della Fed da circa 500 miliardi di dollari in asset alla fine del 2008 ad una cifra superiore ai 4.000 miliardi sei anni più tardi, includendo più di circa 1.500 miliardi di dollari di bond non governativi, come i residential mortgage backed Securities».
Ad oggi, i governi del Vecchio Continente non possono colmare le carenze di capitale delle banche e la BCE non ha la possibilità di acquistare dalle banche asset in sofferenza, ma esclusivamente bond con rating tripla A. Tuttavia, secondo Davide Marchesin permettere alla BCE di acquistare asset in sofferenza e coprire eventuali deficit di capitale che dovessero emergere, restituirebbe credibilità: fino ad allora, le banche europee rimarranno decisamente sotto pressione.

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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