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Banche bloccate, economia ferma una proposta all'Eurotower sui prestiti alle imprese
di Rainer Masera
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 13 gennaio 2014

Si manifestano in Italia segnali di arresto della contrazione del Pil. La grande recessione del 2008-2013 appare terminata. Ma non si vedono le premesse per un durevole e sostenuto rilancio dell'attività economica, trainato dagli investimenti e accompagnato da nuovi flussi di credito alle imprese. Le sofferenze bancarie continuano ad aumentare, così come la disoccupazione, che a novembre 2013 ha raggiunto il picco del 12,7% (del 41,6% quella giovanile).
Il rischio di stagnazione permane grave ed è acuito dalle perduranti condizioni di credit crunch. Gli ultimi dati della Bce mostrano che, sempre a novembre 2013, le imprese italiane hanno registrato una riduzione del credito bancario del 5,9% rispetto all'anno precedente. In realtà, si manifesta una situazione dicotomica: molte medie imprese italiane, inserite nel contesto globale, hanno liquidità significativa e non chiedono credito per aumentare la capacità produttiva, preoccupate anche dagli andamenti del cambio dell'euro. La grande maggioranza delle Pmi continua a essere avviluppata in un circolo vizioso; la carenza di credito contribuisce a trasformare i vincoli di liquidità in prospettive (e, purtroppo, realtà) di insolvenza. Le banche - pressate dai vincoli stringenti della nuova legislazione europea in materia di fondi propri e riserve di capitale, e dalle anticipazioni di severa verifica degli attivi, prima, e di stress test, dopo - in vista dell'Unione Bancaria operano una politica estremamente selettiva di concessione del credito. La somma di interventi e azioni, giustificati in una prospettiva microeconomica, fa cadere in una fallacia di composizione a seguito della quale la carenza di nuovi finanziamenti fa aumentare le sofferenze e, quindi, la stessa esigenza di nuovi capitali, sempre più costosi, per le banche. È stato indicato, correttamente, che occorre trovare mitigazioni attraverso la sostituzione di credito bancario con fonti alternative (di mercato) di finanziamento. In questa direzione si è mossa l'Italia, insieme a molti Paesi europei. Ma il processo è lento e molto difficile da realizzare per le Pmi, che sono il cuore del sistema economico non solo italiano, ma anche dell'Eurozona. In Europa, tre quarti degli occupati opera nelle Pmi; in Italia, le Pmi sono mediamente più piccole che nel resto d'Europa, per il peso delle imprese familiari, e contribuiscono in modo ancor più rilevante al livello e alla dinamica dell'occupazione. Le Pmi hanno difficoltà strutturali a trovare fonti alternative di credito. I loro bilanci sono più opachi, le capacità imprenditoriali più difficili da valutare "dall'esterno". Comunque, esistono rilevanti costi fissi nella valutazione e nel monitoraggio esterno, che concorrono a spiegare il vantaggio comparato di un sano rapporto con le banche. Si manifesta in Europa e, in particolare, nel nostro Paese un forte intreccio tra le piccole banche e le Pmi, che può essere plasmato e attenuato, ma non può né deve essere reciso. Negli Stati Uniti, questi convincimenti hanno indotto le autorità di vigilanza a graduare strutturalmente, nella trasposizione di Basilea III, gli oneri dei vincoli di capitale e di liquidità a favore delle banche locali (community banks). In Europa, sbagliando, non si è voluto percorrere questa strada. Al di là delle molteplici misure già prese, che stentano peraltro a manifestare effetti significativi, cosa può esser fatto oggi? La mia proposta è quella di collegare un nuovo sistema di rifinanziamento alle banche da parte della Bce al tradizionale Ltro (Long Term Financing Operation). Il nuovo strumento dovrebbe essere rivolto selettivamente ai prestiti alle famiglie e alle Pmi, riducendo la quota di finanziamenti per l'acquisto di titoli di Stato (che comunque potrebbero ingenerare tensioni e difficoltà nella fase di stress test dell'Unione Bancaria). Le nuove operazioni dovrebbero essere accompagnate da una innovazione strutturale di mercato a livello europeo, ma con opportune articolazioni Paese per Paese, attraverso la creazione di un mercato Abs (Asset Backed Securities), dove gli asset sottostanti sarebbero, appunto, prestiti a Pmi. Gli Abs-Pmi sarebbero accompagnati da forme di garanzia per tranches fornite dalle autorità nazionali e dalla Commissione europea, in collaborazione con la Banca Europea degli Investimenti, nonché dalle stesse banche. Il mercato dovrebbe avere caratteristiche di standardizzazione, di trasparenza e di qualità che consentano agli investitori istituzionali europei e internazionali di fornire un significativo contributo. Un'autorità di mercato a livello europeo dovrebbe supervedere il nuovo sistema di finanziamento. Non si tratta di un progetto rivoluzionario, anzi la stessa Bce ha espresso pareri che sembrano coerenti con il piano qui sintetizzato. Esistono, peraltro, già le premesse e sono stati operati interventi facilmente integrabili nello schema delineato. Ma occorre realizzarlo subito.

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