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Banche ancora col freno, spuntano le alternative
di Luigi Dell'Olio
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 23 novembre 2015

L'unica certezza è che occorre trovare alternative al credito bancario. In quale misura questa strada sia percorribile e con quali risultati è però tutto da dimostrare. L'Italia è il Paese europeo più dipendente dai finanziamenti degli istituti di credito, con valori che per le Pmi arrivano al 95-98% (in base alle diverse ricerche pubblicate negli ultimi mesi). Questa situazione crea un grosso problema perché la crisi ha imposto alle banche un razionamento del credito. Una situazione che si sta attenuando con i primi segnali di ripresa economica, ma senza l'attesa inversione di rotta. Secondo quanto rilevato dalla Cgia di Mestre, nei primi sette mesi di applicazione della Tltro (prestiti agevolati della Bce alle banche dell'Eurozona, finalizzati al finanziamento all'economia reale), gli istituti di credito italiani hanno ottenuto 94 miliardi di euro, ma nello stesso periodo le aziende della Penisola hanno registrato una contrazione degli impieghi di 13,2 miliardi di euro. Un atteggiamento dovuto soprattutto al nodo delle sofferenze, che continuano a crescere, anche se non più ai ritmi dei mesi scorsi: secondo i dati di Bankitalia, a settembre il controvalore dei crediti inesigibili è salito a 200,41 miliardi di euro dai 198,453 miliardi di agosto. Si tratta per lo più di prestiti concessi alle aziende alla vigilia della recessione, che non sono stati ripagati dalle aziende in maggiore difficoltà. La necessità di cambiare rotta è, dunque, una necessità, anche se non è facile mutare radicalmente gli equilibri in poco tempo. Di positivo c'è che qualcosa si muove nel mercato. Il ministero per lo Sviluppo Economico, tramite i decreti emanati nell'ultimo triennio, ha favorito la possibilità di emettere obbligazioni e titoli di debito a medio-lungo termine (i cosiddetti minibond), estendendo alle società non quotate alcune facilitazioni in passato previste solo per le aziende presenti sui mercati regolamentati, tra cui la deducibilità degli interessi passivi nella misura del 30% e l'esenzione della ritenuta alla fonte sui proventi corrisposti. Secondo le rilevazioni del Barometro Minibond curato da Business Support ed Epic Sim, a fine settembre sono state censite 134 emissioni sul mercato ExtraMOT Pro per un controvalore di poco superiore a 5,2 miliardi di euro. Negli ultimi mesi è cresciuto il ricorso a questi strumenti da parte delle aziende più piccole, anche se il 56% delle emissioni fin qui realizzate fa capo a realtà che fatturano più di 50 milioni. Più di un terzo degli emittenti, segnala Moody's, è rappresentato da aziende del settore manifatturiero, una proporzione significativamente maggiore rispetto al mercato obbligazionario tradizionale italiano. Negli ultimi anni è stato, poi, rafforzato il Fondo di garanzia per i crediti alle Pmi, includendo nuove categorie di prenditori e consentendo di assicurare portafogli di prestiti ed emissioni di obbligazioni. I problemi di liquidità di molte aziende contribuiscono, inoltre, a sostenere la crescita del factoring, contratto attraverso il quale una società specializzata fornisce all'impresa una serie di servizi che spaziano dalla gestione e amministrazione dei suoi crediti (anche quelli futuri) all'incasso, fino alla fornitura di finanziamenti sotto forma di anticipazioni sui crediti non ancora scaduti. Secondo dati Assifact (l'Associazione che riunisce gli operatori del settore), i primi sei mesi del 2015 si sono chiusi con un turnover (giro d'affari cumulato) di 91,2 miliardi di euro, in crescita del 6,12% rispetto allo stesso periodo del 2014. Di pari passo, i crediti in essere nell'arco dell'ultimo anno considerato sono saliti del 2,85%, con gli anticipi e corrispettivi erogati alle imprese in progresso del 6,43%. Mentre sta vivendo un decollo più lento che altrove il social lending, vale a dire il sistema di prestiti tra privati. Se a livello mondiale il mercato vale 34 miliardi di dollari, tre volte il dato rilevato un anno, in Italia l'erogato non supera i 23 milioni, secondo uno studio Crif-Sda Bocconi, che sottolinea come solo un italiano su due è disponibile a finanziare o farsi finanziare attraverso il social lending. Anche, come si è visto per altri filoni tecnologici, il vento del cambiamento spesso parte in ritardo alle nostre latitudini, ma poi prende forza nel tempo colmando il gap con altri Paesi europei.

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