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Azioni, obbligazioni e quotazioni grandi portafogli a rischio bail in
di Paola Jadeluca
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 25 gennaio 2016

«Me te copo», «Io ti meno...»: si racconta che questa fosse l'aria che tirava sotto Natale nelle divisioni private banking di alcune banche venete. I clienti che fino agli anni scorsi si presentavano con un regalo per il consulente finanziario, considerato il nume tutelare del proprio patrimonio, a fine 2015 hanno cambiato tono. Perché, senza tanto clamore, i clienti facoltosi sono quelli che hanno registrato, e rischiano per il futuro, le maggiori perdite nello scenario di mercato del credito italiano. Non scendono in piazza, forse neanche ne parlano con gli amici. Nonne facoltose, imprenditori che operano sui mercati esteri, professionisti in carriera: statistiche non ne esistono, ma è altamente probabile che nei retroscena bancari siano loro i principali acquirenti di molte delle obbligazioni bancarie, anche quelle più a rischio, o dei certificati di deposito, e delle azioni delle banche stesse. Insomma, i sottoscrittori di tutti gli asset a maggior rischio in caso di default. Il crollo al listino dei grandi gruppi bancari italiani registrato la scorsa settimana ha decisamente intaccato gli investimenti di molti azionisti. Il recupero repentino a fine settimana del prezzo di Mps è la prova che, trattandosi di quotate, questi titoli possano recuperare nel tempo valore. Diverso è il caso dei soci di istituti di credito, come le Popolari, che in vista dell'approdo in Borsa deciso per legge, nella maggior parte dei casi vedranno sgonfiare quotazioni fatte sulla carta e finora mai messe alla prova del mercato. Un esempio emblematico, lo vedremo dopo, è quello della Popolare di Vicenza. I clienti ricchi sono la grande base nascosta dell'iceberg emerso dopo il clamoroso fallimento delle quattro banche, Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Chieti e Cassa di Risparmio di Ferrara. Il caso è esploso il 22 novembre scorso quando, per la prima volta in Italia, i risparmiatori di questi istituti hanno perso i loro soldi in seguito a un decreto del governo, su decisioni stabilite a Bruxelles. Un decreto che ha di fatto anticipato quello che potrebbe succedere d'ora in poi con l'applicazione del bail-in, il salvataggio interno, ovvero il prelievo forzoso sui conti in caso di crac stabilito dalle normative europee. Il bail-in colpisce innanzitutto gli azionisti che vedranno azzerato il valore delle proprie azioni. Se la cifra non è sufficiente, si andrà ad agire sulle "azioni di risparmio" e sulle obbligazioni convertibili in azioni emesse dall'istituto bancario in crisi. Al terzo gradino i "titoli subordinati senza garanzia", quelle obbligazioni diventate tristemente famose con il crac delle quattro banche. Il governo ha nel frattempo avviato una procedura di salvataggio dei quattro istituti. Ma intanto un pensionato s'è tolto la vita. La moglie del pensionato suicida ha raccontato a Ballarò la scorsa settimana tutte le tappe della vicenda. La tecnica è consolidata: persuasione, rassicurazioni. Il prospetto informativo di questi titoli è scritto in burocratese e neanche un addetto ai lavori riesce a tradurlo. In questo tipo di investimenti, si sa, tutto si basa sul rapporto di fiducia con chi suggerisce titoli e prodotti. La fiducia è tanto più forte quando si tratta di clienti "private" che hanno portafogli più importanti. Certo, un conto è perdere 1 milione di euro a fronte di un patrimonio di 10 milioni. Un altro vedere andare in fumo i risparmi di una vita. Le proporzioni sono completamente differenti. Le perdite, però, restano. In questo momento di risiko delle Popolari e delle casse cooperative, uno dei problemi all'ordine del giorno è il valore delle azioni. Che in molti casi sono decisamente superiori al reale prezzo di mercato. Prendiamo il caso della Popolare di Vicenza, già travolta da un grosso scandalo con implicazioni giudiziarie pesanti. Sotto la guida di Francesco Iorio l'istituto si avvia verso una nuova strada. In primavera è previsto l'approdo in Borsa. E il prezzo a questo punto dovrà allinearsi ai multipli in uso per le banche quotate che, fino a qualche settimana fa, si aggiravano a meno di uno rispetto al patrimonio netto. Una singola azione di Popolare di Vicenza valeva 30 euro: in fase di quotazione, sostengono alcuni analisti, potrebbe crollare persino a 14 euro. Stesso discorso per Veneto Banca. Ai primi calcoli risultava per la Popolare di Vicenza che potrebbero andar bruciati circa 4 miliardi di euro. In molti casi sarebbero perdite a carico dei clienti "private". Spesso legati alla propria banca di territorio da vincoli di campanile, ma anche da logiche normali di scambio come l'apertura di una nuova linea di credito, un leasing per macchinari; si sentono così "in dovere" di comprare azioni per sostenere l'istituto che a sua volta sostiene i business locali. Tra il vertice delle grandi dinastie imprenditoriali — anche loro colpite dai listini in ribasso — e la base dei piccoli risparmiatori c'è la fascia intermedia, il cliente "private" che, dicono le statistiche di settore, è in media anziano e ha un atteggiamento conservatore, tende cioè a proteggere il proprio patrimonio. Di questi tempi, coi tassi ai minimi, è difficile trovare prodotti che possano soddisfare questa esigenza. Gli esperti delle banche di investimento perlustrano il mondo in cerca di asset alternativi che possano tenere alte le performance dei portafogli. Dentro le mura della banca si tende a trovare soluzioni interne più semplici e che, fino a prima della normativa europea, sembravano anche meno rischiose rispetto ai pericoli reali previsti nei documenti. Il problema, ora, riguarda anche i singoli private banker. Il borsino dei reclutamenti, infatti, quotava alto e la forza di ogni "banker" è il suo portafoglio clienti che si porta dietro a ogni spostamento di istituto. La situazione si è ribaltata. Molti banker che hanno puntato su titoli rischiosi hanno perso la fiducia dei loro clienti. E con loro la quotazione personale di mercato.

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