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  :: Rassegna stampa - Documento

Atlante, la fase 3 parte con Cerved. Sfiderà la Sga pubblica e i fondi privati
di Andrea Greco
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 17 luglio 2017

Instradate nel torrido luglio le soluzioni alle crisi bancarie in Veneto e Toscana, il troppo evocato "mercato del cattivo credito" svolta ed entra in una fase nuova. C'è ormai una varietà di operatori tra pubblici, misti e privati, oltre a una crescente differenziazione degli interventi, tra i vari tipi di cartolarizzazione (per rivendere in tranche i crediti rilevati dagli istituti) e le soluzioni a più ampio spettro, centrate sul riassetto delle imprese indebitate; c'è chi prepara un "fondo di ristrutturazione nazionale", dove le banche possano conferire crediti ricevendo quote di un veicolo che poi raccoglierà fondi di terzi per curare le situazioni critiche con tempi e costi più efficienti, evitando cessioni massicce che penalizzino i bilanci bancari. Progetti e investitori, comunque, ce n'è a iosa: difatti Pwc ha titolato il censimento 2016 sui Non performing loan italiani The Place To Be, per volumi di Npl (benché in calo del 5% ancora a 324 miliardi, sui picchi europei) e per «i profondi segnali di evoluzione e consolidamento tra gli operatori», per cui il gruppo di consulenti stima transazioni sugli Npl oltre i 60 miliardi nel 2017. È interessante capire come si muoverà questo traffico in aumento.
Gli operatori misti. Il fondo Atlante, in cui su 5 miliardi quasi uno arriva dalla mano pubblica – e 538 milioni dalle Fondazioni ex bancarie - ha aperto le danze. Usando servicer specializzati, perché il fondo di Alessandro Penati "non gira i bulloni", ha il merito di avere rotto il velo di ipocrisia e denegazione invalso per anni quando si parlava di crediti problematici, e di aver offerto una soluzione pragmatica per operazioni a prezzi di mercato, ma anche rendimenti compatibili con i bilanci dei venditori: le quattro banche ponte, Montepaschi, le tre Casse di Cesena, Rimini e San Miniato (dossier aperto). Comunque luglio dovrebbe essere l'ultimo mese di vita per il fondo dal nome del Titano. Già in settimana i quotisti di Atlante dovrebbero esaminare la proposta di liquidazione del fondo I, i cui investimenti da 3,5 miliardi nelle due banche venete sono stati azzerati dalla messa in liquidazione coatta degli istituti; mentre Atlante II, attivo su sofferenze e incagli con leva finanziaria attorno a 18 e un ritorno atteso sul 10%, con l'acquisto delle tranche Mps dovrebbe esaurire le residue munizioni. Ma il gestore Quaestio intende restare nella nicchia, facendo tesoro del lavoro di quest'anno: la partnership in stesura con Cerved per rilevare la piattaforma gestionale di Mps sarà la premessa per cercare nuovi fondi privati e nuove cartolarizzazioni di crediti, con approccio meno aggressivo rispetto agli operatori specializzati. Tra questi rimangono Fonspa e Italfondiario, candidati a investire sulle note Mps con Atlante ma poi sfilatisi per divergenze sui prezzi. Cerved, gruppo autonomo e quotato in Borsa, è oggi vista da Penati & C come il migliore alleato e per un prossimo polo comune nel recupero crediti.
Sga e Rev, i veicoli "pubblici". La nomina di Marina Natale come ad della Società di gestione di attività (Sga) conferma che per il veicolo del recupero crediti del Banco di Napoli c'è un futuro, e riguarda i miliardi – fino a 20 in prospettiva - di sofferenze e altri crediti difficili erogati a Vicenza e a Montebelluna nel ventennio delle gestioni spensierate di Gianni Zonin e di Vincenzo Consoli. L'esperienza campana, iniziata nel 1996, è stata positiva: dei 6,3 miliardi di Npl ne è stato recuperato il 90%. Tuttavia, erano tipologie di crediti diverse: molti debitori erano solvibili. Inoltre quei conti fatti ex post raramente comprendono il fattore tempo, capace di limare notevolmente le performance: gli operatori specializzati sottraggono un 10% per ogni anno ai loro ritorni attesi. Guardando al futuro per giudicare la nuova Sga bisognerà mettere a matrice l'ampiezza dei contributi statali usati – almeno una decina di miliardi, per finanziare gli attivi in arrivo dalle banche venete - e il valore del tempo, che s'annuncia ultradecennale. Certo sarà ardimentoso raggiungere le curve di recupero del 55% che l'ufficio studi di Bankitalia ha ipotizzato sugli Npl veneti. È oltre il doppio del prezzo a cui Atlante trattava l'acquisto delle sofferenze di Vicenza e Montebelluna: ma così il Tesoro ha potuto dire che dall'operazione - che mobilita 17 miliardi pubblici - alla fine potrebbe guadagnare. La galassia Sga in prospettiva, potrebbe attirare la Rev, che gestisce gli Npl di Banca Marche, Etruria, Carichieti e Cariferrara, proprietà del Fondo nazionale di risoluzione (gestito da Bankitalia e alimentato dagli istituti che operano nel Paese). Rev ha sprecato il 2016 tra burocrazia e rimescolamenti al vertice, ma ora sta mandando a regime iniziative - lo ha confermato in Commissione finanze il sottosegretario Baretta - «che comprendono la ricerca di nuovi operatori di servicing tramite procedure di selezione, e la messa a punto di operazioni di cessione crediti sul mercato».
I fondi privati. A lato dei grandi attori delle cartolarizzazioni – quella su Mps è la maggiore d'Europa – stanno le iniziative tutte private, sul modello delle Asset management company ben viste dall'Eba di Londra, oltre che dal governatore Ignazio Visco. Una modalità, questa, che avrebbe il significativo vantaggio di non richiedere denaro alle banche, che ne hanno fin troppo bisogno per sé (Atlante ha fatto emergere tale limite), e di velocizzare le procedure e razionalizzarne i costi. Lo studio Cba, con cui lavorano i principali fondi privati operanti nella nicchia, sta sondando le istituzioni e gli operatori per avviare un Fondo di ristrutturazione nazionale che rilanci gli istituti puntando sulla valorizzazione interna dei crediti più che sulla loro cessione. La cornice normativa, come emerge una bozza di Cba inviata a investitori e alle istituzioni, è il fondo di ristrutturazione, in cui le banche conferiscono i crediti a un veicolo ricevendone in cambio le quote. Il veicolo si dota di squadre di ristrutturazione fornite dalle banche che apportano i crediti, può raccogliere capitale di terzi (fondi o casse di previdenza) come nuova finanza per l'attività di ristrutturazione, che svolge un management indipendente su cui nessuna banca ha il controllo. Le distribuzioni di incassi creditizi non saranno riconducibili ai singoli prestiti, per consentire il loro deconsolidamento dai bilanci bancari, il miglioramento degli attivi ponderati per il rischio, oltre che minori costi di struttura e di gestione dei contenziosi per gli istituti (a vantaggio anche dei debitori). All'atto del recupero crediti i flussi sono distribuiti alle singole banche, con allineamento dei loro interessi con gli investitori e i gestori. Per mutualizzare i portafogli crediti, però, va trovata la volontà comune dei finanziatori di un'azienda, e un prezzo di conferimento che li metta tutti d'accordo. Non facile, in questo litigioso paese. Allo scopo, Cba suggerisce alcune modifiche normative come il credit drag along, già in uso nell'ordinamento anglosassone per forzare gli istituti a cedere certi crediti a determinate condizioni. «Ha ragione da vendere il governatore quando dice che le banche non devono pensare solo alle cartolarizzazioni, ma a un insieme di operazioni per migliorare la qualità dei loro crediti – dice Angelo Bonissoni, managing partner dello studio Cba -. Ma abbiamo bisogno di norme nuove: non si vince questa guerra con le cerbottane».

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Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.


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