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Artigiani e partite Iva una poltrona per due e con i mini-uffici è boom del coworking
di Giorgio Lonardi
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 30 gennaio 2017

«Il futuro è qui, i nuovi artigiani si radicheranno in posti come questo: coworking e fab-lab con tanto di stampante 3D nel raggio di poche centinaia di metri». Stefano Binda, responsabile Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato) per l'area metropolitana di Milano indica le 70 postazioni che ci circondano, le tinte pastello alle pareti, la luce che entra dalle grandi finestre di quella che era una fabbrica metalmeccanica. Benvenuti all'inaugurazione del Corefab di Cormano, nella fascia nord dell'hinterland milanese, l'hub dell'innovazione voluto dai Marelli solida famiglia artigiana (nessuna parentela con l'Ercole Marelli che nel 1891 fondò l'omonima azienda) che vuole favorire l'incontro "fra digitale e manifatturiero". Una sfida a cui hanno aderito Boston Group e la Toyota Academy, l'Università Cattolica e Find Your Doctor, startup che punta a facilitare la collaborazione fra giovani ricercatori e micro imprese. Ma soprattutto una scommessa che si regge attorno al coworking: tante scrivanie con l'accesso a Internet fornite dei loro bravi cassetti dove la stessa Cna ha prenotato alcune postazioni. «L'anno scorso nell'area metropolitana milanese si sono iscritti alla Cna 95 partite Iva - racconta Binda -. Sono giovani e sono il nostro futuro: imprenditori del software, esperti di impiantistica, manutentori, artigiani specializzati nell'assistenza tecnica, nella progettazione digitale di macchinari e in quella di pezzi su misura. In posti come questo troveranno l'humus adatto per crescere». Anche perché le tariffe di un coworking come quello di Cormano, un franchising della catena Incowork, risultano molto più convenienti dell'affitto di un ufficio o di una bottega tradizionale. Quanto alle stampanti 3D digitali non bisogna andare lontano. «Qui intorno - spiega Remo Marelli, il promotore dell'iniziativa - ci sono parecchi laboratori specializzati in grado di mettere a disposizione dei nuovi artigiani le macchine migliori ai prezzi più competitivi». L'avventura di Corefab è la spia di una serie di fenomeni in crescita che si intrecciano fra loro. A cominciare dal boom dei coworking in Italia, soprattutto al Nord. Ad aprile del 2016, infatti, si registravano nel Bel Paese ben 349 spazi di coworking, un traguardo che oggi dovrebbe essere abbondantemente superato. Le città con una maggiore densità sono Milano (88 coworking), Roma (29) quindi Torino (15) Firenze (14) e Venezia (13). Quanto al numero dei coworker, i lavoratori del settore, è difficile fare delle stime, ma i due gruppi maggiori e cioè Copernico guidata dall'ad Pietro Martani e Talent Garden dal ceo Davide Dattoli vantano rispettivamente 3.600 e 1.500 coworker, anche se non sono tutti basati in Italia. Talent Garden, in particolare, è il tipico coworking "verticale", tutto dedicato ai professionisti e alla startup dell'innovazione digitale. E' invece molto più facile delineare l'identikit dei coworker. Come spiega una ricerca dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano la stragrande maggioranza dei frequentatori più assidui (96%) sono professionisti, free lance, artigiani, quasi sempre a partita Iva. Tutta gente che non può o non vuole lavorare a casa o in un ufficio tradizionale. In molti casi si tratta di lavoratori nomadici che passano il tempo presso i loro clienti ma che sentono il bisogno di una base, una scrivania dove appoggiarsi una volta al giorno o anche solo due o tre volte alla settimana. Ma sono tanti anche coloro che frequentano con i ritmi di un ufficio tradizionale. I dati forniti dalla ricerca ci dicono che non c'è coworking senza una serie di servizi di base. A cominciare dal wifi e dalle postazioni Internet (100%), quindi le sale riunioni (94%), le location per eventi (91%) le stampanti e le fotocopiatrici (88%). Questo è il minimo sindacale a cui vanno aggiunti l'organizzazione di eventi (72%) e la formazione (58%). «Eppure tutto questo non basta - osserva Pietro Cotrupi, 37 anni, fondatore di Incowork, catena nata all'inizio del 2016 che oggi conta 5 sedi a Milano e in Lombardia con oltre 200 postazioni - se il coworking non diventa un acceleratore di opportunità». Per capire cosa vuol dire Cotrupi ci spostiamo da Cormano alla zona Sud di Milano in via Montegani, 3.500 metri da Piazza Duomo, dove è nata Incowork: tre piani, compresa una terrazza coperta per il relax, arredamento minimalista, colori accesi alle pareti, lampade Luceplan Urania sulle scrivanie, 55 postazioni parte in open space, parte racchiuse in mini-uffici. «l nostro è un ecosistema collaborativo - spiega Cotrupi - questo vuol dire che la gente deve essere messa in condizioni di lavorare senza stress, senza competere all'interno. Ecco perché non accettiamo chi fa lo stesso lavoro di un altro coworker. A meno che quest'ultimo non dia il suo assenso. E' proprio la diversità a garantire un maggior numero di occasioni sia all'interno che all'esterno del coworking». Ne sa qualcosa Lilian Pinheiro, grafica, titolare di Lilastudio: «Sono arrivata dal Brasile che non conoscevo nessuno. Ho avuto la fortuna di abitare proprio sopra Incoworking e così ho cominciato a frequentarlo. Il resto è stato quasi automatico: visto che c'era una grafica nello stesso ufficio perché non utilizzarla? E così ho iniziato a lavorare». Incalza Cotrupi: «In via Montegani lavorono tre traduttrici dal tedesco. Però ognuna di loro si occupa di traduzione in un ambito diverso. E prima di ospitare la terza abbiamo ottenuto l'autorizzazione delle altre due: ora sono diventate amiche e a volte collaborano su alcuni progetti». Poi aggiunge: «Il nostro modello è basato sulla fiducia: qui tutti si conoscono e se lasci il portafoglio sulla scrivania sei sicuro di poterlo ritrovare». La condivisione e la collaborazione, dunque. Ma senza scordare il business. E difatti con un mercato immobiliare degli uffici che batte la fiacca il coworking può essere una buona occasione per mettere a reddito dei locali che altrimenti rimarrebbero sfitti. «Attenzione , però - ammonisce Cotrupi - non solo i coworking come i nostri, fra le 35 e le 70 postazioni, devono essere ben gestiti, meglio se attraverso una gestione famigliare per contenere i costi. Ma bisogna scegliere con cura la location per evitare brutte sorprese. Per questo motivo abbiamo creato una società, Catalitic, e messo a punto un algoritmo di geomarketing che ci consente di fare le scelte giuste». Se Incowork è una delle utilitarie del settore Copernico è la Mercedes del coworking. Il gruppo guidato dall'amministratore delegato Pietro Martani, infatti, gestisce attualmente 9 edifici, per una superficie di 39.000 metri quadrati e ospita più di 600 aziende. Un colosso, insomma, che non smette di crescere. Lo conferma l'apertura in primavera di un nuovo centro a Torino in quella che è stata la sede storica de L'Oreal in Corso Valdocco: 12.000 metri su tre piani e ospita al suo interno uffici arredati, coworking, sale meeting, spazi eventi, oltre all'area più social composta dal club e dal café. Ma non basta. Perché all'orizzonte si profila lo sbarco a Roma.

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