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Al robot sopravviveranno artigiani e geni informatici
di G. Mar.
Affari & Finanza - La Repubblica
Lunedì 1 febbraio 2016

«I mercati in rete faciliteranno la vendita di manufatti artigianali, e delle produzioni in quantità ridotte, destinati a soddisfare le esigenze di un numero di persone sempre crescente che preferisce il locale, il biologico, il creato-su-misura alle produzioni di massa». Ed è con questa motivazione che l'artigianato è stato incoronato come uno dei dieci lavori più favoriti del prossimo decennio assieme, tra gli altri, a occupazioni come l'analista di dati informatici e l'infermiera specializzata nella cura di anziani, l'ingegnere (e tutte le attività tecniche della filiera) per impianti di energie rinnovabili e lo sviluppatore di software. Lo ha stabilito una indagine condotta tra i centri di ricerca economici più accreditati del Regno Unito, coordinata dalla esperta di nuovi lavori Laura Whateley, per il primo numero del 2016 della rivista patinata londinese di economia e stili di vita "The Resident". Da Londra è arrivato, quindi, un antidoto a Davos, sede del consueto vertice mondiale dell'economia organizzato dal World Economic Forum. Dove, tra sondaggi, statistiche e ricerche, è stato presentato anche il rapporto su "The Future of Jobs". Il dato più allarmante del report targato WeForum è rappresentato dall'allarme sul numero di posti che i robot potrebbero "mangiarsi" nell'arco di pochi anni: addirittura cinque milioni solo nelle prime quindici economie del pianeta, Italia inclusa.
In realtà, i posti di lavoro destinati a essere "bruciati" sono oltre sette milioni, in maggioranza nel settore amministrativo, dov'è previsto che le macchine intelligenti si faranno carico dei compiti di routine. Ma più di due milioni sarebbero recuperati in alcuni lavori qualificati, soprattutto nel settore della programmazione, gestione e manutenzione del sempre più dilagante e pervasivo mondo informatico. Nel nostro Paese, in particolare, l'occupazione nel digitale presenta molti vuoti che, si spera, potranno, e dovranno, essere colmati nei prossimi anni. L'Eurostat ha appena certificato che l'Italia è tra gli ultimi Paesi europei per quanto riguarda l'incidenza sul totale dell'occupazione di lavoratori esperti in informatica e telecomunicazioni. Alla fine del 2014, a fronte di una media nell'Ue del 3,7%, l'Italia si è fermata al 2,5%. Dietro il nostro Paese solo Cipro, Lettonia, Bulgaria, Lituania e Grecia. Sul podio, invece, Finlandia (6,7%), Svezia (6%) e Lussemburgo (5,1%). Tra il 2011 e il 2015 la quota di occupati tecnologici italiani è salita dello 0,2% contro una media europea del +0,5%, il +0,1% di crescita del Regno Unito (che, però, nel complesso arriva al 4,9%), il +1,1% della Germania (al 3,7%), il +0,7% della Francia (al 3,5%) il +0,4% della Spagna (al 3,1%). Quando la proiezione si allunga, esiste il rischio di passare nella futurologia. E' il caso delle previsioni a dieci/venti anni del Bureau of Labor Statistics (Bls) del Dipartimento Lavoro della Casa Bianca. Ma proprio un futurologo – il britannico Ian Pearson, autore del fortunato libro "You Tomorrow" – ha tenuto a precisare che «c'è assoluto bisogno di competenze umane e molti mestieri tradizionali rimarranno». Magari adattati, ma rimarranno. Lo conferma appunto la ricerca dal Bls. Ne emerge che, per le produzioni su misura, gli spazi sono destinati ad allargarsi. La crescita dell'aspettativa della vita media (prevista per 85 anni nel 2040) aumenta l'incidenza sull'occupazione della cura alla persona. Tra i nuovi mestieri, ritenuti in grande spolvero da qui a dieci/venti anni, due sembrano accomunare innovazione e manualità artigianale: il "body part maker", per produrre in laboratorio membra o tessuti necessari a ricostruire parti del corpo umano, e il costruttore di micro-impianti di monitoraggio della salute o di auto-medicazione del malato. Un ruolo importante è riconosciuto alle due ruote: costruttore di biciclette artigianali, adattatore, personalizzatore, riparatore. In ascesa anche la filiera delle stampanti 3D (e tra poco 4D) che utilizzano materiali plastici "sparati" dal laser per costruire oggetti, ma anche macchinari, secondo il proprio gusto o le proprie necessità. Non manca, tutt'altro, lo spazio per attività artigianali classiche. Prima di tutto, l'intera filiera della manutenzione (in onore alla filosofia del ri-uso, anche per motivi economici) e del tagliato-su-misura, nell'abbigliamento, ma non solo. Ma la proiezione del Bls prevede un futuro roseo anche per idraulici ed elettricisti. Meglio se digitali, in grado di predisporre, controllare, manutenere anche i sempre più sofisticati impianti moderni.

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